Alla Protezione civile la gestione dei nuovi penitenziari
Oltre alle mille incombenze che il governo Berlusconi le ha affidato la Protezione civile del nuovo corso, quella privatizzata che il governo sta preparando, potrebbe occuparsi anche delle carceri. Lo si capisce dalle parole che il ministro Alfano ha pronunciato nella conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri che ha decretato lo stato di emergenza. Questo durerà almeno fino al « 31 dicembre di quest’anno». Anche perché la presenze nei vari penitenziari hanno raggiunto la cifra record di 64.640 detenuti» e anche i nuovi 1600 posti creato negli ultimi 18 mesi non sono stati sufficienti. Il governo pensa dunque alla costruzione immediata di 47 nuovi padiglioni adiacenti alle vecchie strutture carcerarie da costruire sul modello dell’Aquila cioè, come ha sottolineato Berlusconi, «con i tre turni di lavoro che consentono di fare in 20 giorni quello che in genere richiede due mesi». Dal 2011, invece, si partirà con la realizzazione di strutture nuove vere e proprie. Alfano ha voluto sottolineare che la strategia del governo intende prendere le distanze dal modello «delle amnistie e degli indulti» che ha caratterizzato tutta la storia repubblicana. Le destre al governo aumentano i reati perseguibili, aumentano le persone in carcere, spesso per condanne minori legate all’immigrazione e come rimedio intendono costruire nuove carceri. Eppure nemmeno il Popolo delle libertà può rinunciare a misure di alleviamento delle pene. Il Consiglio dei ministri, infatti, ha deciso di presentare un ddl di due soli articoli che prevede gli arresti domiciliari per chi deve scontare ancora un anno di carcere e la messa alla prova delle persone imputabili per reati fino a tre anni per i quali sono previsti lavori di pubblica utilità. Per questi il processo verrà sospeso. Quindi un indultino anche Alfano è costretto a farlo (e meno male, aggiungiamo noi).
Ma il punto inquietante è un altro e come dicevamo in apertura si tratta del ruolo della Protezione civile. Con la dichiarazione dello stato di emergenza nelle carceri italiane, infatti, il capo del Dap, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Franco Ionta, diverrà Commissario delegato e potrà pertanto agire «in deroga alle ordinarie competenze, velocizzando procedure e semplificando le gare d’appalto». A sottolinearlo è lo stesso Ionta che, in una nota, fa sapere che il «braccio operativo» con cui gestirà l’emergenza carcere sarà la Protezione civile servizi Spa, la nuova società istituita per decreto la scorsa settimana e che fa capo al Dipartimento guidato da Bertolaso. Il riferimento normativo su cui si basa lo stato di emergenza delle carceri è – spiega Ionta – «la legge 225 del 24 febbraio 1992, una legge della protezione civile che consente di dichiarare lo stato di emergenza nazionale in presenza di situazioni che non siano riferite esclusivamente a episodi di calamità naturale, ma che si estende a situazioni emergenziali che determinano un allarme nazionale». La soluzione è stata proposta da Ionta e accolta «nella sua interezza» dal governo. Nei prossimi giorni, pertanto, il presidente del Consiglio emanerà un’ordinanza di nomina di Ionta a commissario delegato, «dotato di poteri straordinari per affrontare e risolvere il problema», che come suo «braccio operativo», appunto, avrà la Protezione civile servizi Spa. I 500milioni di euro stanziati nell’ultima finanziaria – aggiunge Ionta nella nota – costituiscono la «premessa per l’individuazione della consistenza numerica di nuovi padiglioni e nuove strutture, tenendo anche conto del presumibile utilizzo dei fondi di bilancio pari a circa 80.000.000 di euro e del finanziamento di talune opere con i fondi a disposizione di Cassa Ammende».
