Autoconvocati verso il 25
Non c’erano grandi folle ieri all’Assemblea autoconvocata alla Maflow di Trezzano s/N da parte di RSU e delegat* di una trentina di aziende milanesi, anche perchè le dinamiche delle singole vertenze – in particolare quelle delle fabbriche in lotta contro la chiusura – riflettono i tipici alti e bassi di queste situazioni. E non c’è dubbio che anche nelle tre vicende più significative di resistenza, come la stessa Maflow, la Novaceta e la Mangiarotti si risenta della stanchezza di molti mesi di presidio e della difficoltà a trovare sbocchi concreti.
Tuttavia il dibattito, introdotto da Stefano della Maflow (molto bravo nonostante fosse alla sua prima esperienza), ha fornito un aggiornamento rispetto alla situazione sia nelle fabbriche che nel pubblico impiego, registrando difficoltà a costruire una risposta di classe unitaria al più fenomenale attacco concentrico contro i lavoratori e le lavoratrici dal dopoguerra ad oggi. Padroni, Marchionne in testa, e Governo stanno battendo su tutta la linea per piegare e disarticolare tutto il mondo del lavoro, tentando di infliggere una sconfitta di portata storica al movimento operaio.
Per questo, si rilevava in assemblea, non è più tempo di risposte azienda per azienda e, per iniziative di lotta più generale (con obiettivi quindi più ambiziosi), i vari spezzoni sindacali di classe – oggi minoritari – siano essi i vari sindacati di base, sia la stessa la stessa Fiom e le opposizioni in Cgil non possono pensare semplicemente di proclamare ‘date’ di scioperi più o meno generali separati tra loro, ma devono costruire percorsi partecipati dal basso. Cioè occorre ripartire dai lavoratori e dalle Rsu e verificare le proposte di mobilitazione in un cantiere unificante.
Molti del pubblico impiego avevano aderito allo sciopero del settore pubblico del 14 giugno proclamato da Usb (con risultati limitati) e si sono proposti di partecipare comunque allo sciopero indetto separatamente da Cgil e Cub per il 25 giugno, raccogliendo la proposta delle Rsu di fabbrica di utilizzare quella scadenza per parlare col maggior numero di lavoratori e lavoratrici possibile, chiedendo a tutti di convergere al termine dei cortei in uno spezzone comune da Piazza Duomo all’Assolombarda.
Sì, perchè è ora che si individuino finalmente i padroni come gli avversari da battere in questo scontro – ha insistito molto Massimiliano della Marcegaglia – proprio a partire dal ricatto della Fiat a Pomigliano. Non è più possibile limitarsi a passeggiate simboliche e a rivendicazioni generiche. La crisi la deve pagare chi l’ha creata e non si possono accettare licenziamenti e chiusure: lavorare meno e lavorare tutti.
Sotto lo striscione con slogan della lotta della Maflow di questi mesi, “Le nostre vite valgono più dei loro profitti”, si sono alternati, tra gli altri, delegat* delle Poste, del Comune di Milano, della Regione Lombardia, della Omnia, della Carlo Colombo,un’ insegnante e due esponenti del Comitato migranti. Saidou Moussa Ba ha rivolto un vero appello a non disperdere questo inizio di percorso unitario al di là delle sigle sindacali, mettendo al centro l’unità tra lavoratori autoctoni e migranti, come già indicato nell’introduzione letta da Stefano.
Accordo pieno tra tutti i circa cento partecipanti sulle modalità di svolgimento dell’iniziativa del 25 presentate da Massimo della Maflow e precisate ulteriormente da Massimiliano in conclusione: volantino da distribuire ai cortei, due spezzoni con identico striscione sia a Pta Venezia che a Lgo Cairoli, convergenza di tutti in Piazza Duomo attorno al camion del coordinamento e corteo – se ci sono le condizioni di partecipazione sufficiente – fino all’Assolombarda in via Pantano. Martedì sera alle 19 alla Maflow riunione organizzativa.
In serata poi birra e salamelle ‘made in maflow’ e gruppi rock (tra cui il mitico batterista dell’alfa Giovanni Laudicina) nel magazzino dell’azienda.
