Berlusconi fa la faccia feroce
Ha convocato una conferenza stampa e incurante dei video, delle foto, delle testimonianze che hanno “beccato” Milioni con il panino in bocca, ha cercato di difendere l’indifendibile. “La lista l’abbiamo presentata in tempo ma ci hanno bloccato i radicali”. “E’ colpa dei magistrati se ci sono stati tanti cavilli”. E così via: il Pdl è immune da qualsiasi errore o malevolenza e l’unica verità è che «ci è stato impedito di presentare le liste. non vi è stata da parte nostra nessuna responsabilità riconducibile a nostri dirigenti». Un po’ come quel personaggio di Alberto Sordi che lo aveva «bloccato la malattia«. Se sono qui, ha aggiunto Berlusconi, è «per reagire alla assoluta disinformazione che è stata fatta sulla vicenda delle liste e per dare una ricostruzione fedele di quanto è accaduto». Come se Berlusconi avesse dato mai una ricostruzione fedele. Il punto è che lui lo sa benissimo di mentire e sa benissimo che la maggior parte di quelli che lo hanno ascoltato nella conferenza stampa di stamattina non gli credono anche se non lo danno a vedere (così come non hanno fatto molto per evitare l’aggressione all’improbabile, ma innocuo, giornalista free lance, Carlomagno). E quindi ci troviamo ancora una volta di fronte a una tattica strabusata e stranota: contrattaccare violentemente per uscire dall’angolo, ingiuriare gli avversari per evitare un confronto di merito, ergersi a vittima per non fare la parte del carnefice. E soprattutto, ancora una volta, rinsaldare il proprio popolo, il proprio schieramento, il proprio elettorato imponendogli una chiamata alle armi, una lotta contro il male e contro un nemico che non cambia mai: magistrati e comunisti. Basta guardare in questi giorni la campagna del Giornale di Feltri contro i giudici di Roma e Milano accusati, uno di essere un collaboratore di Radio Radicale e l’altro di avere sulla scrivania la foto di Che Guevara. Poi si scopre che la collaborazione altro non è che la registrazione di un processo presieduto dalla giudice romana e la foto una dimenticanza sotto gli scaffali di un collega che aveva occupato lo stesso ufficio. Ma non è importante – e in particolare per il Giornale non è importante che le notizie siano vere basta che servano ad attaccare gli avversari… – quello che importa è uscire dall’angolo, dare un segnale in controtendenza, mostrare una reazione forte e udibile. Del resto, la concezione intima di Silvio Berlusconi e della sua gente è che “io so io e voi nun siete un cazzo” per citare il Belli (a sua volta citato da Alberto Sordi – ancora! – nel Marchese del Grillo) e quindi l’idea che ci siano delle regole da rispettare, gli orari di un ufficio, una cornice legale non lo sfiora nemmeno. Da qui, il corollario della manifestazione di piazza, la prova di forza. «Dopo tante manifestazioni della sinistra e dintorni ho ceduto anche io alla richiesta di molti deputati, coordinatori regionali e provinciali, di indire una manifestazione in difesa del diritto di voto che presumibilmente si terrà il 20 marzo a Roma», ha detto il premier. «Noi – ha aggiunto – non siamo abituati a protestare, sarà una manifestazione di proposta. Chiameremo i 13 candidati governatori a un patto». Un film già visto, dunque.
Ma stavolta a noi sembra ci sia una novità. Questa reazione è frutto di una debolezza evidente. Il pasticcio delle liste è chiaro a chi abbia occhi per vedere. Certo il Tg1 del fidato Minzolini si darà un sacco da fare per chiudere quegli occhi e tappare le orecchie e così farà la stampa asservita. Ma l’evidenza non sfugge e non sfugge che la destra, e Berlusconi stesso, abbia rimediato una brutta figura. Soprattutto perché a questa figura si somma una politica economica inesistente, una politica sociale dannosa e una gestione del governo che dal 2008 a oggi non ha dato assolutamente nulla a nessuno.
La stessa aggressione a Rocco Carlomagno, che chiedeva chiarimenti sulla presentazione del decreto legge interpretativo, ne è una prova con la scena pietosa – che si può vedere nel video – di La Russa che si erge a ministro della difesa…del premier e che risfodera le abilità maturate negli anni 70 a piazza San Babila per allontanare il malcapitato. E poi l’immediata presa di distanza di Fini dalla manifestazione del 20 – «io non ci sarò, sono il presidente della Camera» – l’ammissione, fatta subito dopo, che comunque si potrà correre lo stesso nel Lazio senza la lista del Pdl e che avrà ripercussioni all’interno del partito. Come se non bastassero errori e tentennamenti ci si è messo anche il mistero della data della manifestazione a peggiorare la situazione. Berlusconi ha annunciato il 20 marzo, poi ha rettificato per il 21 ma il 21 a Roma c’è la maratona. E quindi si è parlato di nuovo del 20 (in concomitanza con la manifestazione dei movimenti per l’acqua pubblica). Ad aggravare il tutto, una situazione sociale che non trova sbocco né sponda nel Palazzo e che vede nel governo una controparte effettiva. Insomma, una crisi che non sembra essere interpretata così dagli avversari, basta guardare alla debolezza con cui la Cgil ha indetto lo sciopero generale del 12 marzo.
Berlusconi ci ha abituato a rimonte impossibili e quasi sempre si è giovato del supporto, diretto e indiretto, dei suoi avversari. Anche stavolta non mancherà visto che la giornata è stata occupata dai distinguo nel Pd sulla manifestazione indetta per sabato prossimo dove il centrosinistra si presenterà compatto – dal Pd a Idv, dal Prc a Sel e addirittura al Pcl di Ferrando – ma sempre con il gusto dello sgambetto reciproco e degli attacchi orizzontali. Vedremo. La sensazione che però ci lascia la conferenza stampa di Berlusconi di oggi non è quella di un premier che dimostra la propria forza ma di un animale ferito che deve fare la faccia feroce per sopravvivere. E, non c’è dubbio, a Berlusconi la faccia feroce viene bene.
