Bibi e Bibo amici per la pelle (dei palestinesi…)
Berlusconi finalmente è in Israele, con una delegazione composta da 7 ministri e quasi un centinaio di altri esponenti del mondo dell’economia e delle forze di “sicurezza”.
Inutile segnalare che naturalmente Berlusconi ha salutato “l’amico” Bibi Netanyahu prontamente ricambiato da questo: gli amici di Berlusconi nei governi in ogni parte del pianeta ormai si sprecano…
Importanti le dichiarazioni e le parole pubbliche, ancora più importante il significato politico e diplomatico di questa visita.
Prima del suo viaggio, il presidente del Consiglio Berlusconi ha evidenziato i temi in discussione con i dirigenti israeliani, anche attraverso un’intervista al quotidiano Ha’aretz (http://www.haaretz.com/hasen/spages/1146341.html) – con il quale ovviamente si è anche lamentato della campagna dei media “di cui sono stato vittima per mesi”: rilancio del “processo di pace” con i palestinesi, criticando la “politica degli insediamenti” in Cisgiordania; dialogare con la Siria partendo dalla restituzione delle alture del Golan; rafforzare le sanzioni all’Iran.
Accanto a questo un progetto non nuovo, quello che Berlusconi vede come un “sogno”: l’ingresso di Israele nell’Unione Europea, riconoscendo le comuni “radici giudaico-cristiane”. O, più prosaicamente, perché Israele è “parte dell’occidente e dei suoi valori”.
Interessante riportare per intero le parole di Berlusconi sulle colonie ebraiche in Cisgiordania: “La politica israeliana degli insediamenti potrebbe essere un ostacolo alla pace… proseguire tale politica è un errore. Saluto il coraggio del Primo Ministro Netanyahu per aver annunciato il congelamento di nuove costruzioni per 10 mesi. Non sarà mai possibile convinvcere i palestinesi delle buone intenzioni israeliane mentre Israele continua a costruire in territori che dovrebbero essere restituiti come parte di un accordo di pace. Allo stesso tempo quanto successo a Gaza fa pensare. Non è possibile evacuare comunità e poi vedere sinagoghe bruciate, atti di distruzione e atti di violenza inter-palestinesi e missili sparati verso il territorio israeliano” (il corsivo è nostro). Parole che in fondo non sarà difficile accettare dai governanti israeliani, che sostangono proprio l’impossibilità di “liberare” territori palestinesi perché ne va della “sicurezza nazionale” e per questo hanno costruito il muro dell’Apertheid (che naturalmente non esiste nelle parole e nei pensieri di Berlusconi).
Berlusconi non ha nulla di nuovo da dire sul “processo di pace” e non ha intenzione di dire nulla di nuovo, limitandosi a ripetere formule consuete e innocue, oltre al rilancio di un inutile e depistante “Piano Marshall” e l’offerta della “pittoresca località di Erice” per improbabili negoziati. La sua visita in Israele è però importante – e particolarmente grave politicamente – per due motivi.
In primo luogo Berlusconi visita Israele e i suoi leader mentre questi si trovano in difficoltà diplomatiche internazionali in seguito alla pubblicazione del rapporto dell’inviato Onu Goldstone, che riconosce decine di casi di crimini di guerra durante l’attacco israeliano contro la Striscia di Gaza dello scorso inverno.
Israele naturalmente rifiuta di considerare come valido tale rapporto – come ha sempre fatto con le sentenza internazionali a proprio sfavore, vedi il caso della decisione della Corte dell’Aja che condannava la costruzione del Muro dell’Apartheid. Ma potrebbe avere qualche difficoltà se la cosiddetta comunità internazionale chiedesse i conti e risposte precise in proposito. Il silenzio di Berlusconi e la stretta di mano all’amico Netanyahu in questo contesto danno fiato al governo israeliano e sanciscono la sua pretesa di impunità.
Ma ancora più importanti sono le finalità politico-economico-commerciali della visita, che per questo comprende decine di esponenti del mondo economico, con in prima fila – come sempre – rappresentanti di Finmeccanica, Telecom, Fiat ecc (da questo punto di viste è triste che L’Idv si limiti a polemizzare per l’alto numero di questa delegazione in nome del “rigore”, senza capire il senso della delegazione – lo stesso che praticava Prodi quando Di Pietro era uno dei suoi ministri).
D’altra parte l’Italia è il 5° partner commerciale mondiale di Israele e il terzo europeo.
Secondo il quotidiano online Globes (www.globes-online.com) il ministro israeliano dell’industria e del commercio Benjamin Ben-Eliezer dovrebbe firmare accordi di cooperazione con la delegazione italiana in materia tecnologica, di gestione delle risorsa idriche (ricordiamo che Israele e soprattutto le sue colonie illegali vivono grazie al furto di acqua ai palestinesi), di “formazione lavorativa” (in particolare per l’esperienza in materia di aumento della produttività e di nuovi strumenti teconologici nel settore – decisamente qualcosa di cui preoccuparsi). E, ovviamente, in materia di sicurezza e difesa. In questo senso alcuni giornalisti hanno segnalato l’interesse italiano a fare pressione sul ministro della Difesa Barak (il principale criminale di guerra per il massacro di Gaza) affinché Israele acquisti l’M-346, aereo addestratore militare di fabbricazione italiana Alenia-Aermacchi, al posto del coreano T-50. Affare in sé e per i nuovi mercati che aprirebbe.
Il movimento di solidarità con i palestinesi ha da tempo lanciato la campagna BDS – boicottaggio, disinvestimenti, sanzioni. Questa campagna deve sempre avere chiaro che tra i suoi avversari e obiettivi ci sono anche i complici dell’occupazione israeliana, qualli che la rendono possibile, efficace, impunita. Il presidente Berlusconi e i suoi ministri – con questa visita – comfermano di essere in prima fila in queste complicità.
