Chi sale e chi scende dalla giostra
Grande giro di giostra oggi a Milano, in quei due o tre palazzi che contano del potere finanziario italiano. Prima l’annuncio dell’utile Unicredit, inferiore al 2008 ma superiore alle stime degli analisti; poi la processione che ha visto entrare nel palazzo di Mediobanca soci importanti e attori decisivi della tornata di nomine che si farà subito dopo le regionali; poi ancora il colpo di scena dell’uscita di Unicredit dall’azionariato Generali, una delle società di cui va rinnovato il vertice; infine, la riunione dei grandi soci Rcs in serata. Difficile non vedere un nesso tra tutti questi elementi anche se i fili da tirare sono molti e spesso ingarbugliati. Dunque procediamo con ordine.
L’antefatto è costituito dalla volontà dell’attuale presidente di Mediobanca, Cesare Geronzi – ex Capitalita, cioè Banca di Roma, vecchio potere andreottiano romano sbarcato nel salotto buono milanese in seguito alla fusione con il Credito Italiano e alla nascita di Unicredit – di divenire presidente della seconda società europea di assicurazioni, la triestina Generali. La mossa di Geronzi si spiega non solo con la voglia di potere ma è dettata dai procedimenti giudiziari in cui è incappato – non ultimo il caso Parmalat – e dalle condanne subite che gli hanno macchiato i requisiti di onorabilità e quindi gli rendono impossibile continuare a presiedere Mediobanca. Diventare presidente di Generali, però, non è uno scherzo. Occorre mettere d’accordo non solo e non tanto gli azionisti della compagnia triestina ma in primo luogo quelli che controllano l’istituto bancario fondato da Cuccia che con il 13% è il principale azionista di Generali. Si tratta di trovare una mediazione innanzitutto con Unicredit, in cui la fanno da padrone le due fonazioni Cariverona – regione e città superleghista – e Cassa Risparmio Torino in cui il dominus è il vicepresidente di Unicredit, Palenzona. Ma anche i tedeschi di Allianz, Caltagirone e poi trattare con Ligresti, Mediolanum, i francesi di Bolloré che hanno espresso il presidente uscente, Antoine Berhneim e, ovviamente, Silvio Berlusconi presente nel board di Mediobanca. Geronzi però è abile e si è mosso per tempo. Ma la sua dipartita per Trieste lascia libera la presidenza di Mediobanca la cui definizione è ancora più complicata. E una volta designata indica il punto di equilibro raggiunto dal capitalismo finanziario italiano sempre in bilico tra Milano e Torino ma che oggi inizia a fare strutturalmente i conti con il peso della Lega – Cariverona abbiamo già visto ma, se Cota dovesse vincere in Piemonte, anche Crt – e quindi di Tremonti, con ex outsider come Caltagirone o, ancora, Della Valle e Benetton e l’immancabile Fiat. Chi può andare a sostituire Geronzi. Molti rumors danno per vincente l’interno Pagliaro, attuale amministratore delegato a suo tempo indicato dalla finanza milanese come “controllore” e contrappeso del “romano” Geronzi. Il Finanzial Times, stamattina, buttava lì il nome di Matteo Arpe, già Ad di Capitalia e fatto fuori da Geronzi e dopo messosi in proprio. Arpe si è distinto, oltre che per i propri privati investimenti, anche per un’intervista concessa al Sole 24 Ore e firmata da Milena Gabanelli, conduttrice di Report.
L’altro fatto rilevante è costituito dai giochi interni a Unicredit. Il potente amministratore delegato, Alessandro Profumo – primo azionista di Mediobanca – ha cercato di portare a termine il progetto di Banca unica, riunificando sotto un’unica direzione le varie banche autonome del gruppo. Un progetto che avrebbe conferito maggior potere a Profumo e che ieri è stato bloccato dagli azionisti, in primo luogo le due fondazioni e rinviato al 13 aprile in un Cda straordinario. Lo scontro è stato talmente forte che si è diffusa la voce delle imminenti dimissioni di Profumo, oggi negate da egli stesso nella conferenza stampa con cui a Londra ha presentato i bilanci del gruppo. Bilanci in ordine, utili a circa 1,8 miliardi, tanto ottimismo e così via. Ma la notizia bomba è stata un’altra: Profumo ha annunciato che Unicredit ha deciso di liquidare la sua quota in Generali che è stata rilevata, guarda un po’, dalla Fondazione Crt e da Ferak, unite al 50% nella società Effetti. Crt è azionista di Unicredit e si ritrova con un’influenza in Generali che accresce senza dubbio il ruolo e il potere del suo principale riferimento, cioè Palenzona. Tra l’altro, l’alleanza con Ferak, holding che ha per socio di maggioranza relativa i vicentini Amenduni (acciaierie Valbruna), Palladio Finanziaria e Finint, Veneta Banca Holding e Gianfranco Zoppas, fanno pensare a un’operazione concertata con l’altra fondazione di Unicredit, Cariverona in un inedito asse Torino-Veneto che, come abbiamo visto, potrebbe avere una ricaduta politica non indifferente. E fa pensare anche a un’operazione di scambio gestita da Profumo per avere il via libera alla sua Banca unica.
Il calendario a questo punto è importante. Perché se il 13 aprile ci sarà il Cda Unicredit che deciderà la sorte del banchiere più famoso (elettore alle primarie democratiche), il 6 aprile il comitato nomine di Mediobanca dovrà presentare la lista per l’assemblea Generali, lista sulla quale comparirà il nome del presidente. L’obiettivo dei grandi soci è però quello di chiudere venerdì 2 aprile. E’ di questo, dunque, che hanno discusso stamattina Geronzi con Bazoli, prima, e poi proprio con Palenzona per finire la giornata con John Elkann vicepresidente della Fiat.
In serata, invece, incontro tra i grandi soci Rcs in vista del Cda che si terrà domani. E nel rinnovo delle cariche di Mediobanca e Generali anche gli equilibri all’interno del più grande giornale italiano potranno cambiare.
