Cronaca di una protesta non annunciata
Partecipiamo alla manifestazione nazionale Cgil del 12 giugno. Ci avevano chiamato in settimana avvisandoci che avremmo potuto avere un intervento dal palco. Lo prepariamo e sono pronta a leggerlo dal palco, ma ci dicono che il segretario organizzativo, il buon Panini che andava in coppia con la Bastico ai tempi del governo Prodi non ha previsto alcun intervento dei precari nella scaletta. Sale la rabbia, il 12 doveva essere una manifestazione della conoscenza, poi è intervenuta la finanziaria ed è (giustamente) diventata una manifestazione confederale. Pretendiamo il nostro intervento sfondando l’area riservata, il servizio d’ordine ci blocca con una certa rigidità (è stata la polizia a calmarli, loro ormai lo sanno che siamo innocui…), ci sediamo urlando slogan e dicendo che non ce ne andremo fino a quando non parleremo. Stampa e tv su di noi, arrivano a mediare: vi diamo l’intervento, voi lasciate l’area riservata. Sono sul palco, durante l’ultimo intervento prima che parli il segretario FLC, ma passano subito la parola a lui: non possiamo più parlare perché una volta che parlano i segretari la scaletta è chiusa. Dopo, alla richiesta di spiegazioni, mi dicono che sono salita tardi, quando smentisco (più volte) Panini sostiene di non avermi vista: lui sul palco non mi vede e gli altri da giù sì? Ci volevano dare un contentino: mettiamo il vostro intervento sfrondato sul nostro sito. Diciamo di no, l’intervento o va integrale o nulla, e comunque il sito, la tv o la radio della Cgil non sono la stessa cosa della piazza. Delusi incazzati e amareggiati, pronti a strappare la tessera e qualcuno lo ha fatto. Fin qui la cronistoria. Io sono stanca di essere presa in giro dalla CGIL, ne ho viste troppe in questi mesi per pensare che si trattasse di un accadimento: era l’ultimo giorno di scuola, per noi l’ultimo davvero visto che in molti non lavoreremo più l’anno prossimo; quale occasione migliore per farci parlare? Per me la situazione è grave, e non per un intervento negato, ma perché lor signori pensano di poterci manovrare e abbindolare a loro piacimento, pensano che i lavoratori si possano muovere a comando e sfruttare quando servono. Ma noi siamo stanchi di vedere le nostre lotte agitate come bandiere da altri, se il sindacato si appropria delle nostre riflessioni e considerazioni, allora che le difenda realmente e sul campo, non come parole per tenerci buoni e guadagnarsi credito.
