De Magistris perde pezzi
da Il Fatto quotidiano
Dopo il manager anticorruzione Raphael Rossi, “dimissionato” a gennaio dalla presidenza della municipalizzata dei rifiuti, e il cantautore Roberto Vecchioni, che lo ha seguito poco dopo mollando la guida del Forum delle Culture, se ne va un altro pezzo da novanta della Rivoluzione Arancione di Napoli: da ieri anche Giuseppe Narducci è un ex. Un ex assessore, un ex amico del sindaco.
IL PM DI Calciopoli e dell’inchiesta su Nicola Cosentino si è dimesso dalla giunta, rimettendo la delega alla Sicurezza, con una lettera protocollata in municipio e senza proferire verbo. Da più di quindici giorni non parlava con il primo cittadino, che fino a ieri ha negato l’esistenza del problema. Il rapporto tra i due era già logoro, ma si è definitivamente rovinato per un passaggio di una lunghissima intervista di De Magistris pubblicata il 31 maggio sul quotidiano napoletano Il Mattino, a un anno dalla sua elezione. A una domanda di Luigi Roano su eventuali difficoltà nel rapporto con Narducci, che prima di votare sì in giunta al bilancio di previsione ha minacciato le dimissioni se non fosse stato approvato anche un documento proposto dall’assessore Riccardo Realfonzo e relativo a un richiamo della Corte dei conti sui residui passivi e sulla loro sostanziale inesigibilità, De Magistris ha risposto: “Con Pino c’è un rapporto antico e stretto. Quando mi scrisse con un sms di voler partecipare all’attività di giunta – perché viveva probabilmente un momento di difficoltà in magistratura – io l’ho accolto con entusiasmo. Però non deve cadere nell’errore di dire che è il riferimento della legalità all’interno della giunta: lui è una delle persone che la rappresenta. Il garante è il sindaco eletto come rappresentante della rivoluzione anche sulla legalità”.
È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Narducci è andato su tutte le furie e si è chiuso in un ostile silenzio. Ad amici ha confidato che “mi pare di non essere io quello che ha avuto problemi con la magistratura” e ogni riferimento a De Magistris era puramente voluto.
La frattura è avvenuta in più punti. De Magistris e Narducci si sono trovati in disaccordo in diversi passaggi cruciali di quest’anno di amministrazione insieme.
IL PRIMO: l’assunzione (poi non andata in porto) di 23 persone in Asìa, una delle ragioni sullo sfondo del ‘dimissionamento’ di Rossi. Il secondo: l’assorbimento di 350 lavoratori ex Lavajet, azienda a lungo subappaltatrice dei servizi di igiene urbana nel centro. E più recentemente: il dissenso sul bilancio, ma soprattutto la delicata vicenda dei rapporti con l’imprenditore immobiliare Alfredo Romeo, finito negli anni scorsi sotto inchiesta per una storia di presunti appalti truccati con diversi assessori della vecchia giunta Iervolino, assolto in primo grado dall’accusa di associazione per delinquere e condannato per corruzione per un singolo episodio. Romeo ha ottenuto la transazione di un contenzioso relativo ai crediti maturati con il Comune e ha intavolato una trattativa per la riqualificazione dell’area dell’Antica Dogana (dove sorge il suo albergo) attraverso il Progetto Insula, che ha spaccato in due la giunta – tra i contrari o quantomeno perplessi, oltre a Narducci, c’è l’assessore all’Urbanistica Luigi De Falco –, mentre De Magistris difende la scelta di dialogare con Romeo: “Venderemo 3 mila immobili e nelle casse del Comune arriveranno 150 milioni di euro”.
Le dimissioni di Narducci arrivano in un momento in cui pare imminente un profondo rimpasto . Forse preludio a una sorta di normalizzazione della rivoluzione orange, con il probabile addio anche all’assessore alle Finanze Realfonzo, colpevole di dire troppi ‘no’.
BERSANI era a Napoli venerdì per la conferenza nazionale del lavoro e De Magistris è andato a trovarlo e ha lanciato una sorta di appello pubblico per l’ingresso del Pd in giunta. Quanto a Narducci, è stato liquidato con una lunghissima nota con cui si dichiara “deluso sul piano umano” e lo accusa “di aver fallito, di non aver prodotto risultati contro la corruzione e il malaffare, e di aver pensato solo alla sua immagine, prendendo le distanze dagli atti approvati a mezzo stampa e privilegiando, quindi, il suo rapporto con i mezzi di informazione rispetto a quello con il sindaco. E sulla transazione con la Romeo spa, ha partecipato anche lui alla stesura della delibera”.
