Genova e i nodi per la sinistra
Il risultato delle primarie genovesi del centrosinistra, con la vittoria di Marco Doria, ha sicuramente avuto un esito inaspettato ai più. Opinionisti, giornalisti e sondaggisti prevedevano un testa a testa tra le due candidate del PD, la sindaco in carica Marta Vincenzi e la senatrice Roberta Pinotti. Alcune previsioni, all’interno del Pd, prevedevano una vittoria per la Pinotti nel caso di una grande affluenza al voto, per la Vincenzi nel caso di una affluenza media e una possibilità per Doria nel caso di una bassa affluenza.
Il primo dato da considerare è allora la partecipazione. 25.090 sono stati i votanti. Nel 2007 furono 35.424. Un calo di oltre 10.000 votanti, circa il 30% in meno. Non pensiamo che questo calo sia attribuibile a ragioni meteorologiche. Certo, domenica a Genova faceva un po’ freddo, ma il tempo non era inclemente. La manifestazione di solidarietà coi No Tav incarcerati è riuscita abbastanza bene, il giorno prima si era giocata regolarmente la partita di calcio, non c’era né pioggia né neve né tramontana.
Semplicemente, il tradizionale elettorato del centrosinistra non se l’è sentita di votare per Vincenzi o Pinotti, anche per il rifiuto suscitato da una battaglia personalistica tra primedonne. Vincenzi ha anche perso molto credito per la cattiva gestione dell’emergenza alluvione in novembre. Nel seggio di Piazzale Adriatico, in una delle zone più alluvionate della città, hanno votato solo 63 persone.
In particolare, Vincenzi passa dai 21.185 voti delle primarie del 2007, quando raccolse il 60%, ai 6.885 di oggi, pari al 27,5%. Una disfatta impietosa. Ma non solo per il sindaco ancora in carica: per lo stesso Pd che, caso del tutto anomalo rispetto a tutte le altre città, ha voluto le primarie, nonostante che Vincenzi fosse solo al primo mandato amministrativo al Comune. Con l’altra candidata, Pinotti, che doveva rappresentare l’alternativa, che arriva in terza posizione.
Un terremoto, pertanto, nel maggior partito del centrosinistra, tanto che i due segretari regionale e genovese annunciano le loro dimissioni. Viceversa, Doria ha ottenuto 11.499 voti, pari al 46%. A quanto pare, ha saputo catalizzare un desiderio di cambiamento della parte più attiva degli elettori del centrosinistra. Una concentrazione di consensi o di aspettative su Marco Doria che era sfuggita sia ai sondaggisti e sia ai giornalisti. Certo, sostenere che “Genova è cambiata”, come hanno detto alcuni sostenitori di Doria, appare fuori dalla realtà. Un primo dato di realtà è che le primarie del centrosinistra hanno coinvolto poco più del 5% del totale degli elettori, con un forte calo rispetto al 2007, in particolare nei quartieri più popolari. Ma, al contempo, non intendiamo minimizzare affatto la portata politica di quanto è successo.
Non è ancora del tutto chiaro che cosa possa avere suscitato tutto questo consenso, a parte il rifiuto della coppia di “primedonne” Vincenzi – Pinotti, l’essere una persona educata e il non essere iscritto a partiti. Diverse concause hanno determinato questo risultato. Ma il programma del vincitore è molto nebuloso, le sue dichiarazioni in campagna elettorale molto vaghe. Non ha mai preso posizioni forti su alcunché; come scriveva argutamente qualche giorno fa il manifesto, in un articolo peraltro dedicato prevalentemente a Vincenzi e Pinotti, la sua dichiarazione più forte è stata che forse la Gronda autostradale non gli piace. Per essere meno sarcastici e più oggettivi, citiamo la frase che compare nel programma sul suo sito: “Ogni scelta ambientale andrà attentamente verificata e, se necessario, opportunamente corretta, dal tracciato della grandi opere già previste, di cui si dovrà in ogni modo attenuare l’impatto …”
Insomma, non possiamo aspettarci grandi cambiamenti, al massimo qualche emendamento, se queste sono le premesse. Inoltre a questo punto Pd e Idv lo stringeranno nella loro morsa, con grandissime pressioni per dettargli il programma. Le dichiarazioni immediate a tv locali di esponenti Idv (l’onorevole Paladini, il consigliere regionale Scialfa transfuga di Rifondazione) sono state durissime: se Doria non si schiera decisamente a favore della Gronda autostradale e del Terzo valico ferroviario collegato alla Tav, Idv correrà da sola o favorirà, al limite, il candidato del centro. Non gli sarà facile smarcarsi da queste pressioni anche se volesse; ma le sue dichiarazioni e il suo programma elettorale non fanno neppure pensare che lo voglia.
Tutto ciò che di buono si può dire di lui è che è una brava persona, mite, e che non è un uomo di
potere, né in campo politico né in campo accademico. Ma questo non ci sembra motivo sufficiente per aspettarci che sia promotore di grandi cambiamenti sostanziali nelle scelte politiche locali, né che il centrosinistra genovese cesserà di avere il suo baricentro in un Pd che è il partito del cemento e delle banche. Ma se il 46% degli aficionados del centrosinistra spera o si illude che Marco Doria produca dei cambiamenti reali, questo pone indubbi problemi non solo all’apparato del Pd (come sottolineano oggi tutti i commentatori) ma anche a chi si colloca a sinistra del centrosinistra. Uno dei grandi sostenitori di Marco Doria, ad esempio, è stato don Andrea Gallo e la sua Comunità di San Benedetto al Porto. E così, anche una consistente parte dell’area dei centri sociali genovesi è andata a votare per Marco Doria. E anche a sinistra si precisano le collocazioni, dopo questo esito. Ieri, il segretario nazionale del Prc Paolo Ferrero ha già fatto i suoi “vivissimi auguri” al vincitore, sostenendo che “adesso si tratta di superare ogni polemica e di cominciare a lavorare per vincere le elezioni e dar corso a quella richiesta di cambiamento che ieri la città di Genova ha espresso in modo così forte”. Un messaggio molto chiaro. Ma la scorsa settimana, prima delle primarie, una cinquantina di delegati sindacali e lavoratori genovesi avevano lanciato l’appello “Un’altra Genova è possibile! Un sindaco dei lavoratori per Genova” . Altre decine di adesioni sono nel frattempo arrivate a sostegno di questo appello, tra cui quelle di diversi esponenti e dirigenti del Prc locale. E Sinistra Critica, da tempo impegnata in un percorso che possa portare alla costruzione di una lista di sinistra anticapitalista, che sia alternativa alle destre ma anche alle politiche liberiste e privatizzatrici del centrosinistra, ha dichiarato di guardare positivamente a questo appello, per un impegno comune nel proporre candidature, liste e programmi che davvero possano rappresentare il mondo del lavoro e le lotte sociali che hanno attraversato la città in questi anni sulle tematiche del lavoro, dell’ambiente e dei beni comuni (vedi. Se son rose fioriranno … Invece, come è oramai scontato ad ogni occasione elettorale, il Pcl, confermando il suo profilo settario, ha già dichiarato con Marco Ferrando la presentazione di una propria lista con il proprio simbolo.
