I pacifisti ci sono ancora
C’erano tante buone ragioni ieri in piazza Navona contro la guerra in Libia, che ci fossero tante persone sarebbe azzardato scriverlo. Qualche migliaio a riempire una porzione non grande della piazza, in uno splendido pomeriggio di sole: è stata una bella manifestazione molto più piccola di quelle recenti che hanno stipato la più grande piazza del Popolo nelle ultime settimane, il 13 febbraio il 19 marzo. Ieri anche le attese erano minori eppure il risultato – mentre monta l’ultima e la più vicina delle guerre sporche – è certamente un buon esempio della difficoltà che ha il diffuso sentimento pacifista a trasformarsi in movimento. Difficoltà che non ha nascosto nemmeno il primo promotore di questo 2 aprile, Gino Strada, che ha concluso il suo intervento e la manifestazione sostenendo che la giornata di ieri dimostra almeno che «in questo paese non tutti hanno smesso di pensare». E che da piazza Navona e dalle altre piazze italiane dove sono tornati i pacifisti, forse, «può crescere un movimento grande, qualcosa di cui il nostro paese possa finalmente essere orgoglioso».
Nessun comizio. Nemmeno per il fondatore di Emergency che viste le circostanze ha scelto un più efficace intervento a bassa voce, accompagnato dalle note della Imagine di Lennon. Una serie di citazioni di discorsi celebri e meno celebri contro la guerra, inframmezzate da riflessioni personali e da qualche avvertimento alla politica. Solo a un tratto Strada ha recuperato la rabbia con la quale una o due ma anche tre guerre fa affrontava le giustificazioni ipocrite dei combattenti «umanitari». «Siete – ha detto – dei delinquenti politici». Per lui non importa l’aggettivo, anzi non c’è aggettivo possibile: umanitaria o necessaria che sia la guerra è sempre guerra. «Non si può dire mai di sì alle armi, e se qualcuno dice che questa è un’utopia rispondo che l’utopia è una cosa da vigliacchi». Sul palco niente politici ma attori – Dario Vergassola: «Emergency dovrebbe spedire qualcuno nelle sedi del Pd», Andrea Rivera: «La Russa vuole fare la guerra ma ha paura delle monetine» – Vauro accolto da un forte applauso, l’ingegnere nucleare Massimo Zucchetti che ha spiegato gli effetti delle bombe all’uranio impoverito che stanno cadendo su Tripoli, il segretario della Fiom Maurizio Landini che ha sostenuto che «non si dovrebbe globalizzare la guerra ma i diritti e la democrazia».
Tanti politici ai piedi del palco. Nessuno del Pd ad eccezione di una pattuglia che in parlamento si è differenziata dalla scelta favorevole all’intervento militare. Vincenzo Vita e Paolo Nerozzi (sono usciti dall’aula al senato), Enrico Gasbarra che non ha posizioni di sinistra ma è un cattolico e quel che più conta in politica estera è di rito andreottiano, Sabina Rossa e Silvana Amati. Più Giuseppe Giulietti di Articolo 21 (gruppo misto alla camera). «I libici – ha detto Vita – non hanno bisogno di altre bombe invece l’Italia ha bisogno di una nuova politica estera». Nessun altro «democratico», per completare il conto basta aggiungere gli eurodeputati Cofferati e Crocetta che hanno votato contro la guerra a Strasburgo. Tra il Pd e i pacifisti c’è al momento la massima distanza. Ieri in piazza c’era il banchetto dell’Unità, ma sull’Unità non c’era la notizia della manifestazione. C’era la Fiom ma non c’era la Cgil. C’erano Libera e l’Arci, il Gruppo Abele (a Torino) e l’adesione dell’Anpi. L’elenco delle firme illustri che hanno aderito all’appello di Strada e di Emergency perché sia rispettato l’articolo 11 della Costituzione, ribadito ieri sopra centinaia di magliette, comincia con Luigi Ciotti, Carlo Rubbia, Renzo Piano, Alex Zanotelli…
I dipietristi erano assenti. In piazza c’erano tanti leader politici della sinistra extraparlamentare, praticamente tutti ad eccezione di Nichi Vendola dirottato sulla tendopoli di Manduria: c’erano Paolo Ferrero, Oliviero Diliberto, Marco Ferrando, Gennaro Migliore di Sel. E c’erano anche i rappresentanti di Sinistra critica e dei Comunisti – sinistra popolare (Marco Rizzo). Non difficili da individuare nella parte di piazza riempita dai pacifisti. Intanto un po’ più in là, oltre la fontana dei Fiumi, andava avanti la solita vita di piazza Navona: scolaresche in gita, gelati, turisti (molti francesi) tra le caricature (molte di Sarkozy). Un megaschermo montato con ottimismo rimandava anche ai distratti, dall’altra parte, le ultime parole di Gino Strada: «La guerra si può abolire così com’è stata abolita la schiavitù». In qualche modo bisognerà pure cominciare.
