Il nucleare democratico
«L’energia nucleare, quasi ovunque, nel mondo industrializzato è vista come un’insostituibile opportunità che contribuisce alla riduzione del peso delle fonti fossili sulla generazione di energia elettrica, compatibile con un modello di sviluppo eco- sostenibile». Questo è un passaggio della lettera, firmata tra gli altri dall’oncologo Umberto Veronesi, dal fisico Carlo Bernardini, dall’ex presidente dell’Enel (e in passato di Legambiente) Chiccho Testa e dall’ex ministro del Lavoro Tiziano Treu. Una lettera di una settantina tra universitari, parlamentari, imprenditori e giornalisti indirizzata al segretario del Pd Bersani, comparsa ieri su i quotidiani Il Riformista e Il Corriere della sera che sta suscitando forti polemiche. Tra i firmatari compaiono nomi inaspettati, come quella dell’astrofisica Margherita Hack, la più votata della lista della Federazione della Sinistra nelle ultime elezioni della Regione Lazio.
Lo schiaffo che si vuole dare ad una vittoria popolare, come è stata quella del referendum dell’87, lo si evince anche in un altro passaggio: «..riteniamo che non sia in alcun modo giustificata l’avversione al reingresso dell’Italia nelle tecnologie nucleari», e si chiede a Bersani «di garantire che le sedi nazionali e locali del Pd, gli organi di stampa, le sedi di riflessione esterna consentano un confronto aperto e pragmatico». Come se non bastasse nel testo si fa leva anche su quanto fatto da alcuni leader mondiali considerati progressisti. Si fa riferimento a Lula per il Brasile, a Obama per gli Usa e a Brown per la Gran Bretagna. La lettera si conclude con un invito: «Occorre evitare il rischio che nel Pd prenda piede uno spirito antiscientifico – si legge – un atteggiamento elitario e snobistico che isolerebbe l’Italia, non solo in questo campo, dalle frontiere dell’innovazione. Ampi settori di intellettualità tecnica e scientifica, che un tempo guardavano al centrosinistra come alla parte più aperta e moderna dell’Italia, non ci capiscono più e guardano altrove».
Verrebbe da chiedere cosa capirebbero invece quei cittadini che vorrebbero uno sviluppo senza inquinamento e senza rischiare incidenti irreparabili come Chernobyl ieri e il Golfo del Messico oggi?
Intanto le dimissioni di Scajola hanno dato un freno alla corsa della banda dell’atomo. L’a.d. Di Finmeccanica Francesco Guargaglini, molto preoccupato, ha infatti dichiarato: «Il ministro si stava impegnando molto e stava spingendo molto sulla ripresa del programma nucleare in Italia». D’altronde Finmeccanica, insieme a Enel è in pole-position per la realizzazione dei reattori di terza generazione di tipo Epr. Infatti la cosa che forse hanno dimenticato gli estensori della lettera è che in Italia un piano energetico nazionale aggiornato manca da anni e che dietro il ritorno della energia atomica si stanno muovendo gli interessi delle grosse multinazionali. La francese Areva e il gruppo nippo-americano Toshiba-Westinghouse da tempo sono protagoniste di una guerra commerciale mondiale per accaparrarsi il maggior numero di commesse. In Italia l’ha spuntata il gruppo francese. Però ad entrare nella spartizione della torta sono già pronte oltre ad Edison anche Edf Suez, tra le protagoniste della privatizzazione dell’acqua. Ma l’elenco non finisce qui. Alla finestra ci sono anche: Sorgenia, Acea, Iride, Hera e Enia. Molti di questi gruppi sono tristemente noti per le centrali Turbogas, vedi Sorgenia o per la privatizzazione dell’acqua, vedi Acea ed Hera. Privatizzazioni di servizi pubblici locali dove ad un peggioramento del servizio si è abbinato un aumento spropositato delle tariffe. D’altronde una cosa l’hanno capita in questi anni tanti cittadini: profitto non fa rima con democrazia, sviluppo e difesa dell’ambiente.
Ma forse tutto questo è sfuggito a quei “settori di intellettualità tecnica e scientifica” sempre meno capace di sviluppare un punto di vista libero e indipendente dagli interessi delle grandi lobby.
