Il Pride svolta a sinistra
Sabato a Napoli sembrava una giornata uggiosa, eppure non appena migliaia di persone hanno iniziato a invadere Piazza Cavour armate di frustini, microtanga, manette di pelo rosa, rossetti, scintillanti pochettes e ogni altra favolosità immaginabile, anche i nuvoloni hanno capito che la voglia di stare alla luce del sole fosse troppa e così Napoli si è di colpo ricolorata. Non era certo solo luce solare, ma soprattutto la festa portata per strada da chi dice no a paura, pregiudizio e vittimismo, contagiando immediatamente chiunque e regalando così un’immagine unica della città.
Il Pride di Napoli segna un momento importantissimo non soltanto per la politica Lgbti di un Paese sempre più respingente verso soggettività altre che mettono in discussione un improbabile modello di “italianità”, ma anche per la politica di movimento tutta.
Già lo slogan “Alla luce del sole” è un chiaro messaggio: lesbiche, trans, intersessuali e gay scendono in strada a riprendersi uno spazio che è troppe volte loro negato e lo rivogliono non per un solo giorno ma tutti i giorni dell’anno, soprattutto in contesti sociali più difficili, come può essere quello dell’Italia meridionale. “Alla luce del sole” è un calcio al vittimismo e a tutti coloro che pensano che i soggetti Lgbti vadano protetti semplicementi perchè “vittime indifese”: la lotta dei soggetti Lgbti è la lotta di tutte e tutti per l’autodeterminazione della propria esistenza e dei propri desideri contro ogni norma stigmatizzante. Napoli ha raccolto la sfida e ne è uscita una piattaforma politica larghissima, che va molto al di là delle rivendicazioni specifiche per i soggetti Lgbt (diritto al matrimonio, adozioni, “piccola soluzione”, divieto di trattamenti sanitari coercitivi sulle persone intersessuali) e parla di laicità, dell’attacco che questo governo sta portando avanti contro i diritti fondamentali (istruzione pubblica, libertà di stampa, diritti del lavoro), di patriarcato, antifascismo e prende parola perfino contro il Pacchetto Sicurezza ed i Cie.
Parole al vento? Non sembrerebbe proprio: Napoli ha risposto magnificamente alla sfida lanciata dal Pride, una sfida per tutte quelle persone che lottano ogni giorno per un lavoro dignitoso, per il diritto alla casa, perchè discriminate. E così sono scese in strada migliaia di persone (300.000 secondo gli organizzatori, certamente meno, ma comunque un risultato straordinario) con la voglia di rompere il silenzio e rimettendo al centro un valore centrale: l’antifascismo. Nessun@ ha dimenticato la battaglia dello scorso autunno contro Casa Pound, una battaglia importantissima per chi vive già una condizione di invisibilità, e quindi l’antifascismo è stato fatto proprio da tutte e tutti, rompendo con i presunti “rappresentanti” scellerati del movimento che lo scorso autunno hanno incontrato esponenti di Casa Pound (come Anna Paola Concia e Cristiana Alicata del Pd).
Questa è la svolta che Napoli segna rispetto agli ultimi anni di politica Lgbt caratterizzati dalla caccia alle “cattive antagoniste”, una netta svolta a sinistra con un messaggio politico chiaro e deciso, messaggio di unità delle lotte e dei percorsi. Come non guardare positivamente all’inversione di tendenza che Paolo Patanè sta portando ad Arcigay da quando è presidente? Patanè che sabato in piazza del Plebiscito ha parlato chiaramente di antifascismo, di diritti sotto attacco, dell’acqua pubblica ed ha perfino lanciato una mobilitazione per il 20 settembre, anniversario “primo”della laicità (fragile) di questo Paese. Napoli quindi si smarca completamente dallo scempio portato avanti da alcune associazioni romane che, in un insipido minestrone di interessi commerciali e voglia d’ingraziarsi la giunta, intrisa di trascorsi neofascisti, della capitale, hanno di fatto affossato il Pride locale, depotenziandolo di ogni contenuto politico forte e deciso e aprendo le porte del comitato organizzatore a soggettività politiche Lgbt pericolosissime come AzioneTrans e GayLib, per le quali i diritti dei soggetti Lgbt sono solo una lotta per la normalizzazione e, infatti, prendono le distanze dalle trans che si prostituiscono e, più in generale, da tutti coloro che non ci stanno ad accettare la sfissiante norma patriarcale e razzista.
Napoli ha segnato un primo banco di prova anche per i collettivi ed i gruppi autorganizzati che hanno costruito uno spezzone riuscitissimo dallo striscione di apertura inequivocabile: “Favolosamente antifascist* antirazzist* antisessist*”. I collettivi di genere napoletani hanno lanciato un appello a tutte le realtà di sinistra per un percorso largo e partecipato ben oltre le sole realtà di genere, una sfida in parte raccolta e riuscita che però non può e non deve fermarsi a Napoli. Giugno 2011 sembra ancora lontano ma in realtà l’Europride romano è vicinissimo e i gruppi romani devono saper cogliere e vincere la sfida che si presenta: l’Europride dovrà essere l’occasione non solo per parlare dei diritti (assenti) in questo Paese per i soggetti Lgbt ma per parlare di problemi che sono di fatto “europei”, come politiche migratorie, diritti del lavoro e, perchè no, istruzione . La sfida è sul tavolo, ora bisogna lavorare verso un percorso partecipato e ampio che porti all’unione di soggetti in lotta in tutta Italia e in tutta Europa contro la norma che ci vuole tutti maschi o “femmine” bianchi, rigorosamente eterosessuali, educati ai ruoli di genere predisposti ed ai valori della famiglia e della Nazione.
