La Cgil vuole rientrare nei ranghi
La Cgil presenta la sua ricetta keynesiana per uscire dalla crisi. Al congresso di Rimini, il 16° per la confederazione, Guglielmo Epifani lancia il suo Piano straordinario per il lavoro: un milione di nuovi occupati, grazie al rilancio degli investimenti pubblici (150mila posti di lavoro), a incentivi e sgravi fiscali (300mila posti), alla riconversione ecologica dell’economia (70mila), a un piano di micro opere infrastrutturali (150mila) e alla sospensione dei tagli nel Pubblico impiego e scuola e allo sblocco del turn over nella P.a.(400mila). Un progetto ambizioso, che ricalca l’antica proposta, avanzata negli anni ’50 dall’allora segretario della Cgil Giuseppe Di Vittorio, rimasta inascoltata dai governi De Gasperi, tristemente famosi per la repressione dei conflitti e il sostegno alla reazione padronale. L’ambiziosa proposta di Epifani rischia, purtroppo, di fare la stessa fine: “Chiedere 400mila nuovi posti di lavoro nel settore pubblico nei prossimi tre anni è pazzesco, perché comporta uno sforzo economico che non siamo in grado di sostenere; significa che nel 2013 rischiamo di fare la fine della Grecia”, ribatte il ministro Sacconi, presenta all’assise insieme al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta.
La Grecia appunto. È questo il fantasma che aleggia nell’assise della Cgil, nella relazione di Epifani e nell’intervento del segretario del sindacato europeo John Monks. “Il caso della Grecia, le ondate speculative possono spingere a una convergenza verso politiche restrittive e orientate soltanto sul lato dell’offerta. Nella situazione italiana questa soluzione non è quello di cui il Paese ha bisogno”, ha affermato Epifani nella relazione. Il vero problema, insomma, è il Pil, la crescita, non il debito. Su questo, per Epifani, il governo deve intervenire subito, come hanno fatto tutti i Paesi europei. Una richiesta che il segretario uscente accompagna anche con un’offerta precisa: “di fronte a una disponibilità del governo a muoversi in questa direzione siamo pronti ad armonizzare i rinnovi contrattuali dei settori pubblici e della scuola come una parte dei costi di questa scelta”. Tradotto: se il governo bloccherà i tagli la Cgil potrebbe accontentarsi di rinnovi contrattuali poco onerosi per le casse pubbliche. Ossia, moderazione salariale in cambio di nuove assunzioni. Qualcuno in sala scuote la testa.
Resta intatta, nell’impianto della relazione di Epifani, la grande distanza dalle politiche del governo, che ha caratterizzato negli ultimi due anni la politica del sindacato rosso. Ma il leder della Cgil, dal grande palco rosso del Palacongressi di Rimini, lancia la sua offerta agli avversari di questi anni di conflitto, culminato in due scioperi generali e in una manifestazione nazionale al circo Massimo. A Cisl e Uil Epifani propone di “fermarsi e riflettere sulle divisioni per condividere un percorso che freni la completa lacerazione dei rapporti e per ricostruire un terreno comune”. Nessun attacco a Confindustria, rappresentata a Rimini dalla presidente Emma Marcegaglia, fischiata dai delegati quando lo speaker, prima della relazione, annunciava la sua presenza. Anzi, Epifani dice di condividere le richieste avanzate a Parma dall’associazione datoriale affinché l’esecutivo faccia di più sul contrasto alla crisi: “Il governo rifletta su tutto questo”, dice Epifani, direttamente rivolto al ministro dell’economia Tremoti. Infine all’esecutivo – sotto il palco ascoltano Sacconi e Gianni Letta – Epifani dice: “Provi a spogliarsi di quello spirito che ispira molte dichiarazioni di ministri e che vede nella Cgil non un interlocutore ma un avversario”.
La Cgil, dunque, prova a rientrare nei ranghi. Può vantare la firma unitaria di tutti i contratti di lavoro, escluso quello della minoranza dei metalmeccanici Fiom. Può vantare una netta vittoria della maggioranza che sostiene il segretario (82 per cento dei voti) e su una netta sconfitta della seconda mozione (17 per cento) con una Fiom sempre più isolata. Nel 2013 scadrà il periodo di prova del nuovo modello contrattuale, firmato da Confindustria, Cisl e Uil. Da subito parte il percorso per poter tornare al tavolo, per rientrare nei giochi. Prima tappa, accordo sulla democrazia con Cisl e Uil. Poi, un lento lavoro di ricucitura, corteggiando confindustria nella richiesta di interventi a sostegno delle imprese. Nella speranza che si acuiscano le divisioni interne al governo. Moderata apertura alle proposte della Cgil da parte di Emma Marcegaglia, leader di Confindustria: “Siamo pronti a ridiscutere del modello contrattuale – ha affermato la leader degli industriali – ma possiamo accettare solo piccole modifiche, anche perché con la Cgil abbiamo già firmato molti contratti dopo quell’accordo”. La Cgil, insomma, non minaccia più di mordere. Ma si fa forte dei sui 5,5 milioni di iscritti e della sua radicata identità, che Epifani, applaudito dai delegati, ci tiene a rimarcare: ”La parola uguaglianza non è termine da mettere in disparte, perché parola, e valore, antica”.
Manuele Bonaccorsi
