La Fiom c’è, manca “l’eccedenza”
I disordini nella piazza della Fiom non ci sono stati, com’era prevedibile. Gli operai dei gruppi Fiat e Fincantieri, che ieri hanno improvvisato un corteo lungo la discesa di Villa Borghese, prima di insediarsi a piazza del Popolo, non sono “black bloc” come Maurizio Landini ha cercato di spiegare per tutta la settimana a Questura e Prefettura. Ancora ieri mattina il prefetto di Roma ha voluto polemizzare con la Fiom, sottolineando che è stato giusto non concedere il corteo dopo i fatti del 15 ottobre, frasi che Landini ha bollato come “offensive nei confronti dei 300 mila che alla quella manifestazione hanno partecipato pacificamente. Se “disordini” ci sono stati, stavolta hanno assunto il volto animato ma tranquillo dei fischi a Susanna Camusso prontamente sedati dal servizio d’ordine del sindacato metalmeccanico. Per il resto è stato uno sciopero operaio più o meno riuscito – la Fiom parla di adesioni al 50 per la Fiat (l’azienda solo dell’11) e al 70 per cento per Fincantieri (secondo l’azienda 24 per cento) – con circa 5000 lavoratori in piazza.
Sicuramente, però, non si è vista “l’eccedenza” cioè movimenti, associazioni e settori esterni alla Fiom. La piazza di ieri mattina, conquistata faticosamente dai metalmeccanici della Cgil, si è rivelata una tribuna importante per far parlare le condizioni concrete in cui si trovano i vari stabilimenti di Irisbus, Termini Imerese, Mirafiori, Melfi, Cassino e poi i cantieri di Ancona, Sestri o Muggiano della Fincantieri ma non ha visto una presenza significativa di studenti, comitati, associazioni e vari “amici di strada”. In questo senso, una giornata molto distante dall’enorme corteo del 16 ottobre 2010 quando la Fiom – anche allora costretta a difendersi da accuse improbabili di disordini e violenze – portò a Roma qualche centinaio di migliaia di persone e Maurizio Landini era una star televisiva. Probabilmente effetto lungo di quanto accaduto il 15 ottobre, come ammette qualcuno dei pochi studenti presenti, e della necessità di far depositare gli eventi. L’assenza però si è vista e sentita e a parte l’intervento di Stefano Rodotà – “la battaglia della Fiom è una battaglia di tutti” – questo aspetto non ha occupato la scena.
Sul palco gli operai hanno raccontato tutti la stessa storia: cassa integrazione come se piovesse, stipendi che si riducono, minaccia di licenziamenti, difficoltà ad arrivare alla fine del mese, difficoltà “a dar da mangiare ai figli” come ha ripetuto più di un lavoratore. E se quelli di Irisbus avvertono i loro compagni che “a noi Marchionne ci ha già fregato”, visto che dal 1 ottobre si sono visti recapitare la lettera di messa in mobilità, quelli meno al centro dei riflettori, come gli operai della Maserati di Modena, nicchia un tempo più protetta, ora rischiano per il trasferimento della produzione alla ex Bertone di Torino. E poi, gli operai di Mirafiori che fino a ieri, nel 2011, hanno lavorato solo per 35 giorni. Oppure quelli della Fincantieri, forse i più arrabbiati, che dopo aver visto ritirare il piano aziendale portato avanti dall’amministratore delegato, oggi vedono i cantieri via via ridursi. La Fiom vive una strana contraddizione: nessuno pensa di poter fare a meno di una linea sindacale che tenga duro sui principi-chiave: difesa e rinnovo del contratto nazionale, difesa dei principi fondamentali sanciti dalla Costituzione e dalle leggi (sciopero, rappresentanza, articolo 18) affermazione della democrazia nei luoghi di lavoro a cominciare dal referendum e da una legge sulla rappresentanza. Non a caso, nel comizio conclusivo, Landini ha riepilogato questi punti per attaccare il governo ma anche per avvertire un nuovo esecutivo – sotto al palco lo ascoltavano Cesare Damiano e Stefano Fassina del Pd oltre a Vendola che ha subito una contestazione isolata – che occorre partire da lì e dalla cancellazione dell’articolo 8 voluto dal ministro Sacconi. Punti fermi che però richiedono ai delegati e ai lavoratori Fiom uno sforzo non indifferente. Anche per questo, Landini ha concluso il suo discorso, tra gli applausi, gridando che è importante “resistere un minuto in più del padrone” perché è questa la sfida che aspetta i lavoratori a Termini Imerese, alla Irisbus o alla Fincantieri, per non parlare della Fiat nel suo insieme. Insomma, una Fiom di lotta ma che deve fare i conti con la necessità di ottenere risultati
La giornata di ieri ha mostrato anche la “riappacificazione” con la Cgil. Nonostante i fischi – provenienti da alcuni settori come la Ferrari di Maranello – Susanna Camusso è tornata al dialogo, ricambiato, con la Fiom. Su rinnovo del contratto, vertenza Fiat – Camusso ha accusato le complicità tra governo e Marchionne – e articolo 8, Fiom e Cgil sono più unite di prima. La richiesta di ritirare la firma dall’accordo del 28 giugno, ad esempio, l’ha fatta solo un operaio. Critiche alla Cgil stavolta Landini non ne ha fatte.
