Le inquietudini di Berlusconi
«Non credo ci siano dubbi sul fatto che chi sbaglia e commette dei reati non possa pretendere di restare in nessun movimento politico». Una frase detta da Antonio Di Pietro? No, l’autore è Silvio Berlusconi che in un’intervista concessa a due agenzie è molto netto nel dire come il Pdl debba comportarsi di fronte a chi commette reati. Ma le sentenze debbono essere passate in giudicato? «Dipende da caso a caso: noi abbiamo deciso che le persone che sono sottoposte a indagini o processi in via di principio non debbano venire ricomprese nelle liste elettorali, ma anche che se ci sono dei dubbi sulla loro colpevolezza sarà l’Ufficio di presidenza a decidere caso per caso». Sentito? Neanche la Lega o il Msi ai tempi di Mani pulite. E se invece di inveire contro i giudici, di minacciare sfracelli, di sfidare l’opinione pubblica “giustizialista” – ce li ricordiamo ancora i discorsi dei deputati Pdl che menavano vanto per non correre dietro alla politica degli avvisi di garanzia – se invece di mettersi a urlare contro il mondo intero la propria fiducia sull’onestà degli indagati, Silvio Berlusconi è costretto a utilizzare toni da politico perbene, vuol dire allora che questa inchiesta sulla Protezione Civile fa proprio paura. Paura per i sondaggi che destano più di qualche preoccupazione; paura che l’Aquila si ritorca contro palazzo Chigi dopo essere stata presentata come il simbolo del buongoverno; paura, infine, che l’inchiesta scoperchi, molto di più di quanto fatto finora, il malaffare di cui è intriso il partito del premier. A preoccupare, ovviamente, non è solo la fine che farà Bertolaso, al quale sono stati ridimensionati non poco i poteri e che comunque dovrà ancora attraversare l’indagine su sesso e corruzione, ma anche il coinvolgimento sempre più pesante di Gianni Letta, eminenza grigia del presidente del Consiglio, plenipotenziario con il Vaticano, uomo di collegamento istituzionale, con il Quirinale, e politico, con l’opposizione. Uomo cerniera che, stando alle intercettazioni pubblicate da Repubblica – ma non dal Corriere della Sera! – si interessava non poco all’iter di molti appalti abruzzesi. E sul quale, in Transatlantico, girano voci non proprio amiche, voci che lo hanno spinto, in serata, a dichiarare di sentirsi «turbato e preoccupato». Voci a cui ha cercato di rispondere lo stesso Berlusconi che ha sentito il bisogno, in mattinata, di garantire lui per Letta definendolo «un ottimo candidato per il Quirinale». Un avvertimento a tutti, destra e sinistra, che se si tocca Letta viene giù tutto.
Ma anche in questo caso, a venire allo scoperto è una profonda inquietudine che sta attraversando l’intera compagine governativa. Berlusconi per non sbagliare grida al complotto, a qualche «cabina di regia» che ha come unico scopo quello di affondarlo. E’ tornato a chiamare in causa i servizi segreti – «ma come, i Ros indagano su palazzo Chigi e noi non ne sappiamo nulla?», si è chiesto ieri, scatenando la reazione di Achille Passoni membro Pd del Copasir – mentre subito dopo ha fatto riferimento a eventuali aggressioni fisiche: «I professionisti della sicurezza mi invitano ad usare una particolare prudenza. Io, personalmente, non temo per la mia vita, però ricevo inviti pressanti a usare prudenza nelle manifestazioni pubbliche». Inviti che in parte accoglierà facendo presagire un dosaggio di interventi in campagna elettorale.
Quindi, qualche ragione di inquietudine politica esiste veramente. Ieri c’è stato il pranzo con Fini che ha sciolto il nodo dell’alleanza politica in Campania con il via libera all’accordo con l’Udc sul nome di Stefano Caldoro in cambio dell’appoggio al candidato neo-democristiano per la provincia di Caserta, Domenico Zinzi. L’intesa con Fini ha però scatenato una nuova grana politica, dalle implicazioni giudiziarie, in casa berlusconiana con le plateali dimissioni dell’indagato Cosentino sia da coordinatore campano del Pdl che da sottosegretario. Un incarico questo che, dopo la richiesta di arresto da parte della magistratura – respinta dal Parlamento – per i presunti legami con la camorra, il dirigente campano si era tenuto ben stretto. Ora invece lo butta sul tavolo del rancore interno al partito e fa sapere, tramite i suoi amici, che non tornerà indietro, prendendo così le distanze dalla campagna elettorale in Campania. Uno scontro di potere, evidente, ma uno scontro pesante perché mette in gioco rapporti equivoci in Campania e legami di una parte del Pdl con il mondo della camorra che potrebbero rivoltarsi contro lo stesso Silvio Berlusconi.
Insomma, il governo è di nuovo in una difficoltà profonda, frutto delle sue contraddizioni interne e del sistema di potere berlusconiano. Se ne è accorto l’Economist che sul caso Bertolaso ha suonato la grancassa internazionale: il settimanale britannico evidenzia come «l’ultimo scandalo non riguarda Silvio Berlusconi ma può ancora danneggiarlo». Lo scandalo, scrive l’Economist, «sembrerebbe confermare la percezione popolare che la corruzione politica in Italia oggi sia più prevalente che in qualsiasi altro momento dai primi anni ’90», cioè dai tempi di Mani Pulite. Di nuovo l’ombra di Tangentopoli, richiamata più volte in questi giorni e scacciata via con rabbia dai principali dirigenti del centrodestra a cominciare da Bossi. Ma è un’ombra pesante che provoca inquietudine. Ne vedremo ancora delle belle.
