Le lezioni del caso Pussy Riot
* del Movimento socialista della Russia – Rsd
Sono passate alcune settimane da quando è stato emesso il pesante verdetto contro le ragazze delle «Pussy Riot» – Nadejda Tolokonnikova, Ekaterina e Maria Samoutsevitch Alekhina. Mentre la campagna per la loro liberazione continua, la sinistra russa deve trarre le debite conclusioni: cos’è realmente accaduto? Perché questa storia ha così tanto copito lasocietà russa e quale è stato il suo impatto sulle prospettive del giovane movimento di protesta in Russia? Perché è evidente che la portata del caso «Pussy Riot» non può essere compresa che nel contesto del movimento che negli ultimi mesi ha portato in piazza decine di migliaia di persone in forma inaspettata ma determinata.
In questa storia, tutti gli ingredienti si sono combinati per creare un evento politico; e, che ci piaccia o no, questo è il tipo di eventi in cui tutto si intreccia: impulso artistico, autorappresentazione, coscienza politica, gravi errori, calcoli di diverso genere, pubblicità commerciale, politica estera e, in sovrappiù, tutti i tipi di cospirazione che si sovrappongono in maniera strana. Infatti, il caso «Pussy Riot» è sia un riflesso della crisi di fiducia nella magistratura, nella Chiesa e nelle istituzioni in generale che attraversa una parte della società, sia della crisi strategica che colpisce il movimento di protesta. La strategia che ha prevalso fino a marzo, che insisteva esclusivamente sulla richiesta di elezioni «giuste», è stata fallimentare. Negli ultimi mesi, il movimento ha continuato a esistere senza un orientamento chiaro e visibile, mentre i suoi leader si sono accontentati di seguire la corrente. Tuttavia, e questo è paradossale, il grado di radicalizzazione e il desiderio di mobilitazione sono cresciuti. Proprio questa rinnovata politicizzazione nel contesto di una difficoltà politico della protesta è stata determinante per l’espansione del movimento per la liberazione delle «Pussy Riot».
Il caso «Pussy Riot» non ci dice nulla di nuovo sul sistema giudiziario russo. Al contrario, si limita a confermare l’idea già radicata nella società che il sistema sia un concentrato di corruzione e arbitrarietà. Allo stesso modo, non modifica la reputazione già decisamente pessima della dirigenza della Federazione russa e dello stesso Presidente.
La situazione è diversa per quanto riguarda la Chiesa ortodossa russa. Per la prima volta in due decenni dell’era post-sovietica, un’ondata di critiche pubbliche molto gravi nei confronti del Patriarca in carica si è sollevata da un ampio segmento della società, che supera di gran lunga le attività della campagna per la liberazione delle «Pussy Riot». Il malcontento che si è accumulato nel corso degli anni contro la corruzione esistente nella chiesa, il cinismo, la mercificazione e la dipendenza diretta della stessa dal potere politico si è manifestato in maniera forte e chiara per la prima volta.
Un’altra conseguenza di queste critiche riguardo la Chiesa ortodossa russa è la perdita permanente di autonomia anche illusoria rispetto alla elite al potere. Il caso «Pussy Riot» rappresenta per il Patriarca Kirill e il suo entourage una sorta di atto di fideiussione, dopo il quale la Chiesa non potrà mai più rivendicare una posizione comoda di “terzo potere”, di autorità morale che si pone al di sopra del conflitto sociale. Il patriarca ha infatti perso ogni margine di manovra dopo questo caso, e ormai si troverà al fianco del potere in ogni questione.
Il caso «Pussy Riot», che ha avuto inizio quando la protesta contro Putin prendeva slancio, è indissolubilmente legato al futuro del movimento. E non solo perché questo movimento di massa può ottenere la liberazione delle ragazze dal carcere e la cancellazione del vergognoso verdetto, ma anche perché una tale campagna permetterà di capire se il movimento è in grado o meno di ampliare la propria agenda in modo coerente, integrando esigenze sociali e anticapitaliste. Perché questa sarebbe l’unica maniera di conquistare la maggioranza sempre silenziosa della società russa. Quella stessa maggioranza in nome della quale Putin e il Patriarca mettono in galera le persone innocenti, basandosi sulla lealtà ai “valori tradizionali”.
(traduzione dal francese di Piero Maestri)
