L’onda killer del neoliberismo
Primo dogma neoliberista: «L’esperienza ci dice che le aziende private operano in maniera più efficiente e innovativa». Marco Bersani, scrittore del libro Catastroika, le privatizzazioni che hanno ucciso la società (Alegre editore, pp. 158, euro 13), elenca tutti e cinque i principi del libero mercato enunciati nel rapporto 2011 sulla crisi firmato dalla Deutsche Bank. E sempre Bersani, sistematicamente, li scardina uno a uno.
Uno degli scopi dell’autore è infatti dimostrare il fallimento di questa corrente di pensiero, meglio conosciuta come Scuola di Chicago e promossa da economisti premi Nobel come Milton Friedman e Friedrich von Hayek. Le argomentazioni sono molto solide, si analizza il regime neoliberista del Cile di Pinochet, per arrivare poi ai tracolli finanziari di Argentina, Russia, Irlanda, Thailandia e Grecia. Le prime due sono state «contagiate» dall’entusiasmo del libero mercato (pagandone poi le conseguenze in termini economici e sociali), le altre tre invece hanno ricevuto il «Bacio della morte», come lo chiama Bersani, del Fondo Monetario Internazionale. Da qui la «Catastroika» europea, la politica di privatizzazione di settori come la sanità, le pensioni, i beni comuni portata avanti dalla famosa triade (Fondo Monetario Internazionale, Commissione europea e Banca Centrale Europea). Parte del libro è dedicato al debito italiano. Secondo i dati raccolti dall’autore, gli italiani si sono davvero «messi a stecchetto» e il nostro paese è uno dei primi in Europa per risparmio sulla spesa pubblica. Ma allora come mai il debito pubblico è così alto? A causa del tasso d’interesse, che ha raddoppiato il debito inizialmente contratto. E i settori che vengono tagliati sono quelli del Welfare.
Una visione radicale, quella di Bersani, che certo tratteggia un’ottima ricostruzione storica e sociale del liberismo. I dati riportati sono precisi e la documentazione fa emergere elementi che mettono in discussione la democrazia. Per l’autore, l’obiettivo dovrebbe essere una «definanziarizzazione della società», per ricondurre i settori di pubblica utilità sotto il controllo statale, partendo dalla Cassa Depositi e Prestiti, per il 30% in mano a privati. Questo primo provvedimento, unito a una politica trasparente, potrebbe essere un nuovo passo per riavere il Welfare.
