Non sapevano che era impossibile, quindi lo hanno fatto
“Non sapevano che era impossibile, quindi lo hanno fatto”, recita il cartello scritto a pennarello, che Renato Accorinti solleva sorridente in mezzo alla folla accorsa sotto le palme di Piazza Municipio per festeggiare la sua elezione. E intanto, la folla invade i corridoi del Municipio, mentre Accorinti si affaccia con la sua maglietta no-Ponte ai balconi, in quella che sembra più un’occupazione che un pre-insediamento, e annuncia che il suo primo atto da sindaco sarà lo smantellamento dei tornelli d’accesso all’edificio: “Questa è la casa di tutti! Questa è la casa del popolo!”.
Fino a qualche mese fa, o persino fino a qualche settimana fa, in pochi avrebbero creduto possibile l’elezione a sindaco di uno storico esponente di movimenti sociali privo di legami e appoggi istituzionali forti e mai stato membro di un partito politico. Un “sognatore di cose concrete”, come ama definirsi lui. Impossibile, in un periodo in cui tutti gli esperimenti di raggruppamento elettorale a sinistra, con pochissime eccezioni, si sono conclusi in autentici disastri. Impossibile, in una città che per composizione sociale e tradizione politica, è sempre stata a destra, un buco nero sulla cartina della Sicilia, resistente a qualsiasi istanza di cambiamento, conservatrice e benpensante fino al midollo, bacino affidabile di voti prima per i dorotei, poi per Forza Italia, il Pdl e i suoi alleati.
L’impossibile è, invece, accaduto, in questi tempi di fluidità estrema dei flussi elettorali da far venire il mal di testa a sondaggisti e analisti: complice un’astensione al 55%, con il 52,67% e 47.866 voti, il doppio di quelli raccolti al primo turno, Accorinti è diventato sindaco di Messina, battendo il suo avversario di centro-sinistra, Felice Calabrò, fermo al 47,33% con 43.017 voti. Entrambi i candidati raccolgono voti nei quartieri popolari e disagiati della città, Calabrò soprattutto a Messina Sud, Accorinti a Messina Nord: ma è a Messina Centro che Accorinti fa il pieno di voti che fa la differenza, vincendo in quasi tutte le sezioni. Un voto interclassista quello per Accorinti, dunque, ma che marca per la prima volta lo spostamento di elettori di quartieri a forte disagio sociale e infiltrazione mafiosa verso un candidato che non sia espressione di massoneria, apparati istituzionali o di quelli che qui vengono spesso chiamati “i poteri forti” della città. Attorno ad Accorinti, inoltre, si sono coagulate tutte le più significative esperienze di lotta della città, il Teatro Pinelli occupato, gli attivisti del movimento No-Ponte, i lavoratori precari in lotta del Teatro Vittorio Emanuele, quelli licenziati da Triscele, Sicilia Limoni e dai cantieri navali Rodriguez… E soprattutto, tanti giovani, come sottolinea Daniele David della Cgil e uno degli animatori della campagna elettorale: “La città ha voltato le spalle ai potentati economici. Questa è una vittoria delle giovani generazioni, che in massa hanno votato per Accorinti”.
Per molti e molte messinesi non si tratta di una semplice elezione. La vittoria di Accorinti ha assunto le dimensioni di un vero e proprio evento catartico, e basta guardare le espressioni della gente accorsa in piazza a festeggiarlo, le lacrime miste ai sorrisi e alle risate, o leggere i post che impazzano su facebook, per rendersene conto. “Sembra un sogno, e invece ce l’abbiamo fatta. Adesso tocca a noi, aiutiamo Renato”, scrive una ragazza sul gruppo facebook Renato Accorinti-Sindaco di Messina. E dell’aiuto e della partecipazione diretta dei cittadini e delle cittadine, in effetti, Accorinti avrà veramente bisogno. L’8% della sua lista civica gli ha garantito solo quattro consiglieri comunali su quaranta, in un consiglio dominato dal solido 65% del centro-sinistra. Troppo pochi per gestire un’eredità pesantissima di amministrazioni dissennate, che hanno portato la città sull’orlo del default, con un debito le cui dimensioni sono ancora incerte, ma che oscilla attorno ai 400 milioni di euro. Estraneo alle cordate politiche del centro-sinistra, inoltre, Accorinti potrà difficilmente godere degli aiuti economici che il cordone sanitario rappresentato da Crocetta alla Regione Sicilia, e dall’alleanza Francantonio Genovese-Gianpiero D’Alia a livello statale, avrebbe probabilmente garantito al candidato sindaco del centro-sinistra. Aiuti a cui lo stesso Calabrò aveva esplicitamente fatto allusione durante la campagna elettorale (http://messina.blogsicilia.it/calabro-genovese-dalia-e-crocetta-si-impegnino-per-messina/193629/). Infine, se la mobilitazione elettorale attorno alla candidatura di Accorinti è stata impressionante e ha travalicato i consueti schieramenti politici, la vittoria di ieri non corrisponde a un’altrettanto massiccia mobilitazione sociale. In queste condizioni, l’unica vera risorsa a disposizione della nuova amministrazione sarà proprio lo straordinario entusiasmo suscitato a livello elettorale e la voglia di partecipazione diretta che si sta già esprimendo, e che bisognerà tradurre in conflitto sociale. “Si tratta di cambiare i rapporti di forza in città coinvolgendo e facendo partecipare quelli che fin qui sono stati ai margini – non solo geograficamente – della città”, sottolinea Daniele David, “La crisi si può combattere aggredendone l’origine: la disuguaglianza, la rendita, la corruzione.” La creazione di forme di partecipazione democratica diretta dei cittadini e delle cittadine sarà, dunque, uno dei primi compiti della nuova amministrazione, che infatti prevede una delega alla partecipazione affidata a Daniele Ialacqua, storico attivista ambientalista.
Un compito difficilissimo e tutto in salita, in cui l’amministrazione sarà posta immediatamente di fronte alla scelta cruciale tra trasformarsi in un centro propulsore di conflitto e arrabattarsi all’interno di compatibilità che finirebbero per stritolarla. Prima questione politica sarà quella del debito e del patto di stabilità. E se il neo-eletto Gino Sturniolo ha ben chiaro che l’unica via d’uscita, per quanto difficile, sono un audit sul debito e una messa in discussione politica del patto di stabilità, questa non è ancora la posizione condivisa dall’intera lista e dai suoi rappresentanti. Il lavoro da fare, le contraddizioni e le difficoltà sono dunque tanti, ma a Messina nessuno ha dubbi: comunque vada a finire, dicono in tanti e tante, dobbiamo poter dire che noi ci abbiamo provato.
