Scissione importante per il Pcf
Patrick Braouezec, deputato di Seine-Saint-Denis, uno dei pilastri della corrente dei rinnovatori, ha deciso di lasciare il partito comunista francese dopo 38 anni di militanza. Ai suoi occhi i Pcf non è capace di dare impulso a una vera riaggregazione della sinistra critica e di essere portatore di un progetto nuovo. Dopo la sua eliminazione da parte di Marie George Buffet dalla testa di lista regionale in Ile-de-France, l’atmosfera interna per lui è diventata irrespirabile.
Altre figure di questa corrente hanno deciso di seguirlo. Si tratta di Pierre Mansat, vice-sindaco di Parigi, Jacqueline Fraysse, deputata di Hauts-de-Seine, Patrick Jarry, sindaco di Nanterre, Roger Martelli, storico, Pierre Zarka, ex direttore de L’Humanité et Lucien Sève, filosofo.
Perché lascia il Pcf?
Sono mesi che mi interrogo con altri compagni per capire dove possiamo essere ancora utili nella cosrtuzione di un’alternativa di trasformazione sociale e ecologica. Per il momento di sicuro c’è che me ne vado. Altri anche l’hanno annunciato. Ci riuniamo venerdì 26 marzo per decidere il modo e il momento di un’uscita collettiva nel mese di maggio. Le uscite dal Pcf, un po’ alla volta, sono state numerose negli ultimi anni. E ci sono ormai le condizioni per un’uscita di massa, di eletti come di militanti.
Siamo al termine di un lungo processo. Con i miei amici rifondatori abbiamo lavorato per molto tempo con un piede dentro e uno fuori, pensando che si potesse trasformare ancora questo partito dall’interno. Dopo l’esperienza fallita di una candidatura unica (della sinistra radicale, ndt) alle presidenziali del 2007 e i differenti tentativi di aggregazione che sono stati abortiti a causa degli apparati, occorre darsi altre prospettive. Tra una morte annunciata e una vita potenziale, dinamica, io scelgo la vita.
Per voi il Pcf è morto?
Per me, la forma “partito” è superata. Vediamo che una delle qualità di Europe Ecologia è di aver trasceso questa forma politica tradizionale. Quando hai più del 50% della popolazione che non va a votare, e in maniera strutturale; quando le percentuali di astensione passano al 75% per la fascia 18-30 anni; quando ci aggiungi che il 4 o 5% vota scheda bianca o nulla…c’è, evidentemente, una crisi delle forme di organizzazione che non hanno più niente a che vedere con il mondo contemporaneo. Appartenendo al Pcf, io considero che la forma del mio partito è superata e morta. Ma è una questione che si pone per l’insieme dei partiti.
E’ la fine di una storia, quella dei rinnovatori di cui lei è stata uno dei rappresentanti
Finisce una storia, quella di una corrente interna che non è riuscita a trasformare il Partito comunista. Ma per me è l’inizio di un’altra storia. Quella di comunisti che, con altri compagni, aspirano a elaborare un progetto politico e una forma di organizzazione innovativa adatta alla società di oggi. Siamo in un periodo di metamorfosi, dove vediamo bene ciò che viene sconfitto e sappiamo ciò che quello che occorre costruire è più difficile da tessere. Creare non è mai semplice ma è entusiasmante.
Costruirà una nuova organizzazione, ancora un’altra?
Noi siamo già, almeno in parte, membri della Federazione per un’alternativa sociale e ecologica (Fase). E’ una forma di associazione politica che occorre far evolvere. Ci investiremo per strutturarla meglio, renderla efficace e leggibile con lo scopo di essere più presenti nei momenti elettorali così come nelle lotte sociali. Vogliamo essere un luogo di cerniera tra chi vuole che le cose cambino indipendentemente dai giochi di apparato.
Rimarrete all’interno della sinistra radicale o vi rivolgete, come hanno fatto altri vostri amici, a Europe Ecologie?
Partiremo con l’ambizione di rivolgerci non solo all’insieme dei comunisti, al Front de Gauche, ai militanti del Npa ma anche alla sinistra di Europe Ecologie. Penso che dentro questa organizzazione siano molti a non riconoscersi nell’orientamento che le è dato da Daniel Cohn-Bendit e dalla sua “cooperativa”.
Noi tesseremo dei rapporti anche con dei socialisti che temono che il loro partito si impegni in un’alternanza senza però un vero cambiamento. Occorre da parte della sinistra un vero impegno per legarsi ai movimenti sociali e ai quartieri popolari ormai senza speranza. Ci auguriamo che militanti sindacali, delle associazioni, militanti dei quartieri ma anche intellettuali costruiscano con noi questa alternativa politica. Sarà il senso del messaggio che invieremo loro.
