Scuola, la riforma dei tagli
È stata approvata dal Consiglio dei Ministri, riunito Giovedì 4 Febbraio, la riforma delle scuole superiori, che, se supererà nuovamente il vaglio del Consiglio di Stato, quello della Corte dei Conti e la firma del Presidente della Repubblica, diventerà operativa a partire dal prossimo anno scolastico. I tre decreti presidenziali oggi approvati (sui licei, istituti tecnici e professionali), insieme alle già avviate riforme della scuola elementare (con l’eliminazione delle compresenze e il ritorno alla maestra “unica” o “prevalente”) e della scuola media (riduzione di ore e del tempo prolungato), completano la ristrutturazione del sistema scolastico italiano voluta dal governo Berlusconi.
Il vero ispiratore di questa riforma non è stata la ministra Gelmini, bensì il suo collega Tremonti, artefice della legge 133 del 2008 (contenimento della spesa per i servizi pubblici), che ha dato il via alla revisione degli ordinamenti e dei piani orari di tutti i livelli della formazione, volta più ad un contenimento degli investimenti statali che ad un serio progetto pedagogico per le giovani generazioni. La riduzione della spesa nell’istruzione è stata infatti la bussola che ha orientato tutte le riforme scolastiche dell’attuale governo, compresa quella delle superiori, nonostante vari organismi, dal Consiglio di Stato alle Commissioni Cultura di Camera e Senato, si fossero pronunciati nei giorni scorsi per emendare le bozze presentate dalla Gelmini.
In attesa che vengano resi pubblici gli ordinamenti approvati, possiamo iniziare a sviluppare un ragionamento a partire dal comunicato stampa emanato dal Consiglio dei Ministri al termine della sua seduta. Il governo ha confermato di voler avviare la riforma a partire dai primi due anni scolastici e non solo dal primo, come richiesto invece dal Consiglio di Stato e dalle Commissioni parlamentari. Inoltre, è stata ribadita la riduzione degli istituti tecnici e professionali a 32 ore settimanali e non 34, come invece suggerito dalle Commissioni (attualmente sono previste 36 ore nei tecnici e 36/40 nei professionali). Insomma, nonostante vari istituti si fossero pronunciati per una “riduzione del danno”, alla fine è prevalso l’imperativo del taglio alla spesa stabilito dalla legge 133.
A fronte di tale atteggiamento da parte del governo, alcune forze sociali hanno proclamato lo stato di agitazione. I Cobas Scuola rilanciano lo sciopero generale del prossimo 12 Marzo con manifestazione nazionale a Roma e conclusione davanti al Ministero, nel tentativo di sviluppare un percorso che condizioni i passaggi finali che porteranno all’approvazione definitiva della riforma. Le reti dei precari riunite in un’assemblea nazionale domenica 31 Gennaio a Napoli, oltre ad aderire alla giornata di lotta lanciata dai Cobas, hanno promosso una mobilitazione fatta di vari momenti mirati ad una maggiore sensibilizzazione degli studenti, delle famiglie e dei colleghi di ruolo, e che punti a raggiungere il massimo potenziale in occasione degli scrutini di fine anno, al fine di far sentire realmente la propria voce, paralizzando il funzionamento dell’istituzione scolastica. Le prossime settimane e i prossimi mesi potranno essere quindi terreno di forte scontro politico e sociale.
