Se 3000 vi sembran poche
Il presidente statunitense Barack Obama e il presidente russo Dmitry Medvedev hanno firmato oggi a Praga il trattato sulle armi nucleari strategiche “Start 2”, che sostituirà e aggiornerà lo Start 1 scaduto lo scorso dicembre.
Dal punto di vista tecnico, il trattato prevede un ridimensionamento dei rispettivi arsenali (con un taglio del 30% sulle testate nucleari, che porteranno circa a 1550 a testa le testate, con un massimo di 800 vettori a testa) e per questo è stato salutato da molti come un passo in direzione del disarmo atomico. Lo Start 2 durerà 10 anni, e saranno possibili ulteriori accordi nello stesso periodo.
Secondo questo accordo le testate “strategiche offensive” (!) dovranno essere ospitate solo sul territorio nazionale – nulla si dice su quelle cosiddette tattiche: ricordiamo che gli Stati Uniti mantengono le loro armi nucleari ancora in Europa – tra l’altro alcuni paesi europei della Nato (Belgio, Olanda, Lussemburgo, Germania e Norvegia) hanno chiesto la loro rimozione, nel silenzio del governo italiano che continua a ospitare armi atomiche nelle basi Nato/Usa di Ghedi e Aviano.
D’altro canto l’accordo non pregiudica nemmeno il progetto di “Scudo antimissile” statunitense – che non è stato affatto cancellato da Obama che ha solamente deciso di non istallarne le basi in Repubblica Ceca e Polonia, mantenendo il progetto e cercando nuovi siti – magari spostandoli più verso il Medio Oriente.
La firma dell’accordo rappresenta certamente il segno di un migliorato rapporto tra Russia e Stati Uniti ed è un messaggio rivolto anche all’Iran sul capitolo del nucleare. Un messaggio raccolto dallo stesso presidente russo Medvedev che ha parlato di “sanzioni possibili, anche se non sono la soluzione ottimale”.
La firma del Trattato avviene pochi giorni dopo la pubblicazione della “Nuclear posture review” statunitense – cioè il documento strategico che guida possesso e uso delle armi atomiche degli Usa. In base a questa strategia, gli Usa si impegnano alla riduzione del loro arsenale atomico – migliorando al contempo i meccanismi di manutenzione, ammodernamento e sicurezza – dirigendo maggiori risorse all’armamento convenzionale e alle diverse operazioni militari in giro per il mondo.
Per quanto riguarda la logica di “utilizzo” dell’arma nucleare, gli Usa promettono di non colpire stati senza armi nucleari e che si attengano al Trattato di non-proliferazione, mentre mantengono la possibilità del “first strike” nei confronti di quelli che potrebbero acquisire armi nucleari in violazione del trattato di non proliferazione (immaginiamo si riferiscano a Iran e Corea del Nord, e non a Israele, che quel trattato non ha mai firmato).
Sul merito dell’accordo vale la pena essere molto chiari: non siamo nemmeno lontanamente vicini ad un “mondo senza armamenti atomici”, come “sognato” e auspicato da Barack Obama. Il pianeta potrà infatti essere tranquillamente distrutto dalle oltre 3000 testate nucleari rimanenti.
Inoltre non affronta le questioni più importanti – quelle comprese dal Trattato di non proliferazione nucleare, che potrebbe essere “rilanciato” il prossimo maggio. In realtà rimane piuttosto complicato “convincere” paesi come Iran, Corea del Nord e così via a non entrare a far parte del club atomico, quando questo club rimane esclusivo e geloso di questa esclusività. E quando di questo club fanno parte paesi come Israele che mantiene l’egemonia atomica in Medio Oriente “nascondendo” le proprie testate nucleari e rifiutandosi di firmare qualsiasi tipo di trattato.
Non siamo comunque tra coloro che rivendicano il “diritto all’armamento nucleare”. Al contrario crediamo che si debba davvero percorrere la strada del disarmo – strada che non sarebbe resa più agevole da una maggiore diffusione di armi nucleari. Il movimento pacifista – che negli anni ’80 si era mobilitato in tutto il continente europeo contro l’istallazione dei cosiddetti “euromissili” – ha sempre avuto una posizione chiara di disarmo nucleare totale. È infatti evidente che la presenza anche di “poche” armi nucleari mantiene intatti i pericoli per il pianeta e lascia nelle mani delle potenze atomiche un potere di ricatto globale inaccettabile.
