Si vota o non si vota?
Berlusconi non esce certamente bene dal voto di ieri su Caliendo. Che non avesse i 316 voti necessari a mantenere la maggioranza a Montecitorio si sapeva ma che sia finito sotto anche la soglia psicologia dei 300 voti, fermandosi a 299, è un segnale in più del suo logoramento. Peggio di Prodi, si potrebbe dire.
Il logoramento è evidente dai commenti del giorno dopo e non è diplomatico Stefano Folli sul Sole 24 Ore nel sottolineare l’errore del Cavaliere nell’espellere Fini dal Pdl. Inizia ora un autunno difficile per affrontare il quale Berlusconi pensa sempre con più decisione alle elezioni anticipate, addirittura a novembre. L’articolo più esplicito in questo senso è quello della Stampa a firma di Ugo Magri. Su Repubblica, invece, Berlusconi appare così sicuro di sé da immaginare imminenti dimissioni di Fini probabilmente a causa delle polemiche sulla casa di proprietà della ex An a Montecarlo (frutto di una ricca donazione) e finita oggi nelle disponibilità del cognato di Fini stesso (sul caso la Procura ha aperto un’inchiesta). E’ questo approccio che fa dire oggi a Casini che nei confronti del presidente della Camera è in atto «uno squadrismo intimidatorio». Parole forti, segno che la posta in gioco è davvero delicata.
Quindi, da queste ricostruzioni il voto sembra essere davvero vicino, al più tardi a marzo. Ancora da Repubblica apprendiamo che c’è addirittura un pezzo del Pd che spinge in questa direzione. E c’è chi parla di un’alleanza tra il Pd e il nuovo Terzo polo legata da una candidatura premier di Pierferdinando Casini. Ma ci sono anche i segnali contrari. Intanto, come fa notare Il Fatto in prima pagina, Giulio Tremonti non ha detto chiaramente no all’ipotesi lanciata da Bersani di un governo di transizione guidato da lui. Poi c’è un Pdl che continua a perdere pezzi, come la ex socialista Chiara Moroni che nel voto su Caliendo decide di passare con Fini. Poi ci sono segnali strani come quello lanciato dall’ex presidente di Confindustria, Antonio D’Amato, che in un’intervista al Mattino se la prende con i ritardi del governo, con il degrado morale e la scarsa competitività del Sud Italia. D’Amato è stato uno dei pasdaran di Berlusconi e questa intervista sembra fatta apposta per dare segnali (anche perché a Napoli si vota per le comunali in primavera).
Se comunque si va al voto il ruolo dell’alleanza a tre, il nuovo Patto centrista, non sarà indifferente. Sul Sole 24 Ore ne vengono sottolineate le potenzialità di interdizione al Senato mentre su Repubblica l’intervista di Francesco Rutelli è un messaggio al Pd affinché scelga tra il “terzo polo” e Di Pietro. La politica è davvero in movimento, la confusione è grande ma forse la situazione non è eccellente
