«Stop alla follia nucleare»
«Gli attivisti di Greenpeace», rende noto un comunicato, «sono saliti questa mattina sul Colosseo Quadrato all’Eur di Roma per dire «STOP alla follia nuclear» mentre di fronte a loro, nel palazzo di Confindustria, Enel imboniva le imprese italiane presentando cifre discutibili sull’entità delle commesse per i lavori che riporterebbero l’Italia al suo passato nucleare. Gli attivisti di Greenpeace hanno srotolato sulla facciata del Palazzo della Civiltà Italiana uno striscione di 300 metri quadrati con la scritta «Stop alla follia nucleare, Stop Nuclear Madness», proprio mentre l’incontro era in corso». «Enel presenta il nucleare come un affare che per i due terzi è riservato alle imprese italiane – spiega Andrea Lepore, responsabile della campagna nucleare di Greenpeace – ma, a parte le norme sugli appalti di queste dimensioni che prevedono delle gare internazionali, gli impianti EPR proposti da Enel sono un affare solo per il costruttore francese a corto di ordinazioni e non certo per l’economia italiana».
Nelle stesse ore Confindustria, nell’assemblea svolta alla presenza dell’amministratore delegato di Enel, ha dichiarato che l’affare può far girare a vantaggio delle imprese circa 30 miliardi di euro, in particolare diretti all’indotto. Il nucleare, ha detto Marcegaglia, «è un’opzione intelligente che va incontro alla sicurezza tecnologica e alla diversificazione delle fonti» che può mettere in moto «investimenti per 30 miliardi di euro di cui il 70% potrebbe riguardare l’indotto italiano. È un’occasione di crescita per le nostre aziende». Ambiente ed energia, ha sottolineato Marcegaglia, sono «driver di crescita» ma in una «logica del medio termine, in una logica che non si fa prendere dalle paure e da un dibattito demagogico della politica. Vediamo un dibattito che ancora nulla ha a che fare con la situazione che abbiamo davanti, influenzato dalla logica delle elezioni che siano regionali o altro».
