Turchia, un’altra giornata di lutto e rabbia
Okmeydanı è un quartiere a maggioranza alevita, corrente dell’Islam con riti e credenze marcatamente eterodossi. In questo quartiere vive la famiglia, di confessione alevita, di Berkin Elvan e li si trova l’ospedale dove era ricoverato. Berkin Elvan vi era entrato 269 giorni prima, colpito da un candelotto lacrimogeno alla testa, sparato ad altezza uomo, mentre stava andando a comprare il pane. Con i suoi 15 anni, 14 al momento del ferimento, rappresenta la più giovane e la più inaccettabile, di quelle che sono diventate le sette vittime della repressione della Polizia durante le proteste di Gezi Park. Polizia che non ha risparmiato di cariche e lacrimogeni nemmeno le decine di persone che da giorni presidiavano l’ospedale e la cui rabbia e dolore sono esplosi ieri mattina alla notizia della morte del ragazzo. Nel corso della giornata nel quartiere le serrande dei negozi si sono abbassate e le strade si sono riempite di gente, che riempiva e circondava la Cem evi, la casa assembleare dove gli aleviti, uomini e donne insieme, svolgono le loro cerimonie. Quando vi arrivo, nel tardo pomeriggio, per prima cosa mi colpiscono le barricate erette per impedire l’accesso alla polizia; e la commovente spontaneità ed efficienza dei preparativi per l’accoglienza, con cibo, bevande, illuminazione, sedie, per le centinaia, forse migliaia, di persone che si sarebbero recate li per rendere maggio alla famiglia e al corpo del ragazzo. Le foto di Berkan sono ovunque, attaccate ai muri o nelle mani delle persone, si lanciano cori, si chiacchera, si beve un the, si prega, si vigila. Ogni tanto partono piccoli cortei per il quartiere. Sarà una lunga notte per queste persone.
Nel frattempo la notizia della morte di Berkin, scuoteva il paese e rifaceva esplodere le piazze. Non si possono contare le diverse forme di protesta che si sono susseguite nel corso di tutta la giornata in decine e decine di città di tutto il territorio Turco.
Solo ad Istanbul, in serata i concentramenti erano molti: nella centrale Taksim ma anche in tanti altri quartieri, per iniziativa dei Forum, gli ambiti di discussione seguiti a Gezi Park, di associazioni, di partiti o anche solo di semplici cittadini. Capisco che l’obbiettivo di questi appuntamenti sarebbe quello di raggiungere in corteo la Cemevi, ma capisco anche ben presto che tutto ciò è impossibile. A Taksim il dispiegamento di forze di Polizia è impressionante, mentre la rabbia, il dolore e il numero di persone sono alti. Sembrano riecheggiare nell’aria le parole stizzite pronunciate dal Primo Ministro Erdoğan durante i giorni di Gezi: “Ho dato io gli ordini alla Polizia”. E contro il premier e il suo Governo ancora una volta esplode la rabbia . A Taksim assisto al consueto rituale: l’ingresso alla Piazza è impedito, e i manifestati che si radunano a migliaia sulla centrale Via Istiklal, vengono attaccati a più riprese con i toma, i blindati della polizia che sparano acqua pressurizzata a cui sono stati aggiunti, lo percepisco chiaramente, additivi chimici irritanti. Seguono i lacrimogeni, che tornano a intossicare le strade del centro per ore, le cariche con i manganelli e i fucili a salve, gli inseguimenti, i feriti, gli arresti. a decine. L’azione della polizia è pesante, ma i manifestanti sono tantissimi e non demordono. Mi giunge notizia che lo stesso scenario si sta svolgendo in altri quartieri, a Osmanbey, non troppo lontano, e a Kadikoy, nella parte asiatica, dove i manifestanti, nonostante l’ingente utilizzo di gas lacrimogeni, rifiutano di disperdersi e a tratti costringono la polizia ad arretrare. Il tutto va avanti fino a notte fonda. L’allerta è massima anche oggi, per lo svolgimento dei funerali e altre manifestazioni già convocate in tutto il Paese.
Si tratta della più grande manifestazione dopo Gezi Park. Ed in un’ altro duro colpo per l’immagine di Recep Tayp Erdoğan, a due settimane da un banco di prova delicato per il suo Governo come quello delle elezioni amministrative. Il premier intanto tace: questa volta non può gridare al complotto.
*Istanbul 12/03/2014
