Un anno dopo Fukushima
Un anno è passato dall’immenso terremoto e dallo tsunami che hanno colpito violentemente e distrutto città e villaggi della costa Nord-est del Giappone. Circa 20 mila persone sono morte o disperse, 341 mila sono state evacuate e moltissime persone che vivevano nelle zone colpite hanno perduto i beni che rappresentano la base dell’esistenza quotidiana, come la casa, i trasporti pubblici, la sanità, il lavoro, la loro comunità.
Inoltre, lo spaventoso incidente nucleare di Fukushima Dai-ichi (n°1) ha generato una situazione ancor più devastante per la popolazione della stessa Fukushima. Il numero delle persone evacuate, nei pressi delle città e dei paesi intorno alla centrale nucleare ha raggiunto la cifra di 100 mila. Non potranno ritornare nelle loro città per diversi decenni, in realtà per un periodo indefinito a causa della contaminazione radioattiva della terra, dei fiumi, del mare e dell’aria.
Il disastro nucleare di Fukushima è lungi dal vedere la fine. Le ricadute radioattive causate dall’esplosione della centrale nucleare diffondono costantemente rifiuti radioattivi nei dintorni della centrale e questo genera effetti fatali in particolare sulla salute delle donne incinta e dei bambini.
Nondimeno, il Primo ministre Yoshihiko Noda del DPJ (Partito democratico del Giappone) ha dichiarato lo scorso dicembre che “il raffreddamento del reattore in fusione di Dai-ichi è stato realizzato”. In realtà, numerosi esperti temono che questa dichiarazione del governo non abbia altro obiettivo che quello di placare l’enorme collera della popolazione a proposito dell’incidente nucleare e che serva a distogliere l’attenzione dalle minacce che sono sempre ben reali per quanto concerne la sicurezza del reattore.
Attualmente, 52 dei 54 reattori giapponesi sono stati fermati soprattutto per effettuare una revisione periodica o per effettuare un controllo della loro sicurezza. I due reattori ancora in funzione saranno fermati alla fine di aprile. Per evitare questa situazione, il governo e i proprietari privati tentano di far credere a una possibile “penuria di elettricità” in una campagna che gioca sull’ansia della popolazione e che lascia intendere che si tratterà di un disastro per la ripresa economica del Giappone con l’aggravio della disoccupazione, etc.
Per salvare le centrali nucleari, il governo Dpj e il capitalismo interessato all’affare, sono pronti a riattivare le centrali dopo averle dichiarate sicure grazie a degli “specialisti” assoldati allo scopo. Sotto la pressione della lobby nucleare, il governo ha anche promesso di mantenere la politica di esportazione del nucleare giapponese.
Poco dopo la catastrofe di Fukushima, i giapponesi hanno preso coscienza che le campagne sulla “sicurezza e la proprietà” dell’energia nucleare non avevano sostanza. Madri di bambini e giovani che non avevano mai partecipato prima a manifestazioni fino all’incidente si sono mobilitati un po’ alla volta, con un fenomeno a valanga.
Quelle e quelli che si sono mobilitati per la prima volta hanno il sentimento di essere “truffati dai media dominanti” e hanno raggiunto le manifestazioni tramite i social networks come Twitter e Facebook.
Dallo scorso settembre, un sit-in e una tenda davanti al ministero dell’Economia, Commercio e Industria, hanno attratto molta gente, in particolare “le donne di Fukushima contro le centrali nucleari”. La tenda contro il nucleare è diventata uno dei simboli della collera popolare contro il governo e la classe dirigente. Questo fenomeno nuovo s’inscrive nell’ambito del movimento “Occupy the Streets” in giro per il mondo, con le sue proprie specificità.
La manifestazione contro le centrali nucleare, lo scorso 11 settembre, sei mesi dopo la catastrofe nucleare ha mobilitato 60 mila persone a Tokyo. L’11 marzo 2012, i sindacalisti, i pacifisti, i gruppi di cittadini, le organizzazioni di contadini e pescatori hanno fatto appello a un grande raduno contro le centrali nucleari domandando compensazioni per chi è stato colpito dalle radiazioni e lo stop delle centrali nucleari. Le manifestazioni si sono tenute in tutto il Paese.
Noi speriamo che questo movimento sociale in Giappone, permetta un cambiamento dei rapporti di forza con lo sviluppo di un vero movimento anti-nucleare.
Articolo tratto da www.europe-solidaire.org
traduzione imq
