Vi spiego il complotto Moratti-Narducci
Ebbene sì, lo confesso: è stato un complotto. Anzi, è stata la prova del complotto. E’ stata la prova provata del fatto che in Italia Tangentopoli, Calciopoli e – mi voglio rovinare – perfino la commissione d’inchiesta sulla P2 (peccato che non finisca in opoli) sono state tutte delle enormi Farsopoli.
Mi autodenuncio. Pensavo di essermi dato da fare per organizzare la presentazione ed il lancio dell’edizione italiana di un libro sui Mondiali di Argentina ’78, invece sono stato uno degli artefici di un attacco non ortodosso a Moggi e ai suoi sodali (arbitri compresi) lanciato molto tempo dopo la fine dell’inchiesta e quindi – stando ai tanti ragionamenti bacati che ho ascoltato – prova provata che “all’epoca” non si volle indagare sull’Inter. Mi pare veramente lineare come ricostruzione. Nesso non evidente: evidentissimo.
Le prove del complotto, a quanto ho letto, sono evidenti: per il lancio del libro (patrocinato dall’Ambasciata argentina e non sarà sospetto alla vigilia dei Mondiali?) abbiamo pensato di chiedere al capitano dell’Inter Javier Zanetti di realizzare un video, anzi più video, così da dare maggiore spessore all’iniziativa. E perché Zanetti? Perché è argentino, anzitutto; perché si parla di Mondiali di calcio; perché Zanetti è un giocatore assai impegnato nel sociale; perché il capitano dell’Inter è una persona di buon senso e di grande eticità. Ultimo: perché a differenza di tanti mediocri che se la tirano, lui è stato gentile e disponibile, nonostante i tre contatti siano avvenuti esattamente alla vigilia della finale di Coppa Italia; prima dell’ultima di campionato e alla vigilia della finale di Champions. Poteva dire: non mi rompete. E invece no: un contributo per ricordare la tragedia dei desaparecidos – per Zanetti – valeva più del tempo che gli facevamo perdere. Non sono tifoso dell’Inter, ma mi è consentito dire che le ragioni per rivolgerci al capitano dell’Inter erano più che sufficienti?
Quanto alla presenza di Moratti alla presentazione del libro, date le premesse (l’intevista a Zanetti) non mi sembano così clamorose le conclusioni, ossia la decisione di prendere parte ad una iniziativa che aveva scopi etici. Si può dire la parola etica senza offendere nessuno?
Però è stato scritto di tutto. Dell’accoglienza “calorosissima” di Giuseppe Narducci; dei (presunti) abbracci. E di quella discesa in ascensore, nemmeno fosse la discesa negli inferi, “per parlare di che?” si è chiesto qualcuno.
E ora ve lo dico io, perché su quell’ascensore c’ero e ho partecipato al complotto. Di cosa abbiamo parlato? Di Moggi? Di un aiutino giudiziario? Del processo di calciopoli? Si è per caso Narducci dato da fare affinchè Moratti, chissà poi come, manipolasse qualche testimone? Di che cosa abbiamo potuto parlare nei sette minuti sette in cui siamo rimasti da soli? Più che altro – prima notizia – ha parlato Moratti, che ha detto: Pablo Llonto (l’autore del libro) mi ha fatto una gradissima impressione. E’ un uomo di grande energia. E poi il libro è scritto benissimo e mi pare davvero un bel libro. Seconda considerazione: l’Inter ha molto seguito in America Latina, abbiamo fatto delle iniziative che ci hanno dato molta popolarità in quella parte del mondo. Stop. Lo so, è deludente. Nemmeno una parola su Moggi, sulla Juve, su Calciopoli e sul processo. Porca di quella troia: ma scusate, siamo ad un convegno sui desaparecidos e Moratti si mette a parlare con gli organizzatori proprio di desaparecidos? Non dà titolo, direbbero i bravi caporedattori. Da direttore confermo: in quel colloquio non c’è titolo. Ma è quello che è avvenuto. La vita, diceva Arbore, è tutta un quiz. Per altri la vita deve essere tutta un titolo. E se non c’è il titolo si inventa.
E già che ci siamo, racconto il complotto dalle origini ai giorni nostri: Giuseppe Narducci, con il quale siamo amici da quasi venti anni, aveveva letto in spagnolo il libro di Pablo Llonto e se lo era fatto tradurre in italiano a spese sue. Mi aveva manifestato il suo desiderio di vederlo pubblicato in Italia ritenendo, a ragione, che fosse un bel libro. Inizialmente volevo proporlo a Gianni Minà che dirige la collana “Continente desaparecido” di Sperling&Kupfer per la quale io stesso ho pubblicato. Ma sapete come vanno le cose: ultimamemnte anche le case editrici di grande tradizione sono state un po’ allineate. E i libri che rompono un po’ troppo non sono sempre graditi. Così, saputo dell’intenzione di Salvatore Cannavò di rilanciare le Edizioni Alegre, abbiamo deciso di dare alle stampe l’edizione italiana; Narducci ne avrebbe fatto la prefazione e l’uscita sarebbe stata in concomitanza con il mondiale del Sudafrica, per avere un “aggancio”. Detto fatto.
Per fare le cose al meglio, nonostante avessimo non pochi impegni, abbiamo organizzato una presentazione degna di questo nome. Un giornalista sportivo di cui non dico il nome perché non so se vuole (senza nemmeno chiedere uno scoop in cambio) ha fatto venire a sue spese Pablo Llonto dall’Argentina; io e Narducci abbiamo raggiunto in Lombardia Zanetti per realizzare l’intervista (treni e aerei a nostro carico) Giorgia Fracca ha perso una giornata di lavoro per farci da autista e realizzare il video in spagnolo; Gianni Minà ha cancellato alcuni impegni per poter presentare un libro.
Lo so, non c’è notizia; non c’è titolo. Che un gruppo di amici abbia deciso di portare a compimento una operazione etico-culturale senza guadagnarci un soldo, anzi spendendone di tasca propria e senza nemmeno organizzarci sotto qualche “camarilla” del tipo io do una cosa a te e tu una a me, sembra incredibile. E invece no. Mi dispiace deludere qualcuno. Lo abbiamo fatto perché ci sembrava giusto farlo, perché ci crediamo, perché travolti dal gossip e dal Tg1 che si occupa di tacchi a spillo e creme abbronzanti ci sembrava utile dare un contributo che facesse riflettere sulla tragedia di un popolo.
E invece no. Era un complotto. Come ci siamo azzardati a chiedere un contributo a Zanetti? E come si è azzardato Moratti ad assistere alla presentazione senza che noi lo cacciassimo a pedate come un appestato perché se c’è Narducci lui deve tenersi a distanza?
Dimenticavo, a proposito di complotti. Da esperto di servizi segeti e terrorismo potrei assicurarvi che un complotto non si realizza così. Ma volo basso e mi attengo a quello che i tanti “complottologi calciopolisti” di questi giorni avranno abbondamentemente letto: se avessimo cospirato o ci fosse stato del losco, avremmo potuto incontrare Moratti in un Santuario; o in un ristorante nel giorno di chiusura passando dal retrobottega. O avremmo comunicato con lui con una scheda svizzera. O slovena. Date retta: modi ce ne sono tanti. E invece, che fessi, abbiamo fatto il complotto filmandoci da soli, consentendo che Moratti si presentasse in sala senza nemmeno mettersi un cappuccio. Ecco, il cappuccio. Secondo me, sarò malizioso, qualcuno c’è rimasto male perché non ci siamo messi il cappuccio. Tutto si può fare in questo paese. Ma con il cappuccio. Si faccia ma non si sappia. Ecco il segreto. Che dire allora: fessi sì; incappucciati mai.
