Via Gheddafi e i suoi complici
MERCOLEDì MANIFESTAZIONE AMBASCIATA LIBICA A ROMA, CONSOLATO LIBICO A MILANO
Mercoledì 23 febbraio, alle ore 15.00, la comunità libica a Roma ha convocato una manifestazione davanti all’ambasciata di Tripoli, in Via Nomentana n. 365 (nel tratto fra gli incroci con Viale XXI Aprile e Via Asmara/Via S. Angela Merici). Invitiamo tutte e tutti a partecipare numerosi.
Alle ore 18 si terrà invece il presidio al Consolato libico di Milano, via Barachini 7.
UNHCR A EUROPA E ITALIA, NON RESPINGETE RIFUGIATI
L’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) ha lanciato un appello all’Europa e ai Paesi del nord Africa vicini alla Libia a non respingere le persone in fuga dagli scontri. L’Italia è tra i Paesi «che potrebbero ricevere un maggior flusso di persone in fuga dalla Libia», sia cittadini libici che rifugiati da altri Paesi, ha detto Melissa Fleming, portavoce dell’Alto Commissario per i rifugiati.
BOSSI,SBARCO IMMIGRATI? LI MANDIAMO IN GERMANIA
Gli immigrati in fuga dal Nord Africa «intanto non sono arrivati e speriamo che non arrivino. Se arrivano li mandiamo in Francia e Germania…». Umberto Bossi risponde così ai cronisti a Montecitorio che gli chiedono se la Lega Nord «è preoccupata per l’arrivo di immigrati in fuga dal Nord Africa». Quanto alla Libia, «aspettiamo ordini dall’Unione Europea», è la risposta del leader del Carroccio.
TESTIMONI, OLTRE MILLE MORTI A TRIPOLI
Sono oltre mille i morti a Tripoli durante i bombardamenti sulla folla di manifestanti scesi in piazza per protestare contro il regime di Muammar Gheddafi. A riferirlo è il presidente della Comunità del Mondo Arabo in Italia (Comai) Foad Aodi, che è in costante contatto, da Roma, con alcuni testimoni in Libia. «Manca l’energia elettrica e i medicinali negli ospedali», ha riferito ancora Aodi, che ha rivolto un appello al governo italiano affinchè si mobiliti «per un aiuto economico e con l’invio di medicinali in Libia. Il governo non rimanga in coma, sordo e cieco, alla rivoluzione che è in atto in queste ore».
AL JAZIRA MOSTRA IMMAGINI CORPI CARBONIZZATI BENGASI
Cadaveri carbonizzati e resti di corpi umani «appartenenti alle vittime» dei bombardamenti compiuti contro i civili a Bengasi sono stati mostrati oggi dalla tv panaraba al Jazira. L’emittente ha trasmesso le crude immagini «riprese stamattina tramite telefoni cellulari» nella citt… costiera a est di Tripoli. Sempre al Jazira ha mostrato altre immagini, «riprese »nell’ospedale centrale« della capitale, dei civili uccisi nelle ultime 24 ore a Tripoli da colpi di arma da fuoco sparati da »mercenari«.
SITO OPPOSIZIONE, LAVORATORI FERMINO IMPIANTI PETROLIFERI
Appello ai lavoratori libici presenti negli impianti petroliferi del paese affinché fermino le attività di produzione di greggio. È questo l’invito pubblicato sui siti di opposizione libica, secondo quanto si legge sul sito ‘Libiya al-Youm’. «Invitiamo tutti i lavoratori di tutte le compagnie petrolifere presenti in Libia a ribellarsi subito e a fermare la produzione per non aiutare piuì il regime» si legge sul sito, in cui si chiede al personale delle aziende petrolifere di «annunciare lo stato di agitazione all’interno degli stabilimenti». (
COMMISSIONE UE, NO PROBLEMI GAS PER ITALIA
Non ci sono problemi di forniture di gas per l’Italia, anche se è stata registrata la diminuzione dei livelli di forniture di gas dalla Libia. Lo ha detto una portavoce della Commissione Ue, riferendo che Bruxelles è in stretto contatto con l’Italia.
STUDENTI LIBICI IN CORTEO A PERUGIA, GHEDDAFI COME BIN LADEN
Una trentina tra libici e nordafricani, per la maggior parte studenti di sesso maschile, hanno manifestato oggi al centro di Perugia contro il regime di Muhamar Gheddafi. Si sono trovati intorno a mezzogiorno in piazza IV Novembre, di fronte alla Fontana Maggiore, nel cuore del centro storico di Perugia, mostrando cartelli contro il leader libico e urlando «Down down Gheddafi». Tra gli slogan urlati dai ragazzi: «Gheddafi come Bin Laden», «Gheddafi è un terrorista», «Basta dittatura», e anche «Berlusconi vergogna». «Gheddafi sta uccidendo le persone per strada – ha detto Abdul Fatha, 37 anni studente di educazione sanitaria – la mia famiglia vive a Tripoli ma non ho notizie di loro da diversi giorni perchènon funzionano le comunicazioni. Da internet e da Al Jazeera sappiamo che stanno bombardando e hanno fatto venire mercenari da altri paesi africani per uccidere i manifestanti. A Berlusconi diciamo: basta aiutare un dittatore, è una vergogna che un paese democratico come l’Italia aiuti una dittatura».
SI DIMETTE AMBASCIATORE TRIPOLI NEGLI USA
L’ambasciatore libico negli Usa, Ali Aujali, si è dimesso dal suo incarico in segno di protesta nei confronti della repressione dei manifestanti pro-democrazia in Libia. «Mi dimetto dal servire l’attuale regime dittatoriale, ma non mi dimetterò mai dal servire il nostro popolo finchè la sua voce non raggiungerà il mondo intero, finchè i suoi obiettivi non saranno raggiunti», ha affermato Aujali in un’intervista all’emittente ‘Abc’. L’ambasciatore ha quindi lanciato un appello al colonnello Muammar Gheddafi affinchè faccia un passo indietro. «Gli chiedo di andarsene e di lasciare solo il nostro popolo», ha aggiunto.
HAMAS CONDANNA RAID AEREI CONTRO I MANIFESTANTI
Centinaia di studenti universitari e sostenitori di Hamas hanno manifestato oggi a Gaza contro il leader libico Muammar Gheddafi, bruciando suoi ritratti e chiedendo le sue dimissioni. Alcuni manifestanti hanno detto di essere arrabbiati con il colonnello perchè non ha fatto abbastanza per il popolo palestinese. Hamas, il movimento islamico palestinese che controlla la Striscia di Gaza dal giugno 2007, ha duramente condannato la repressione in Libia. Hamas «condanna con forza il massacro, i raid aerei e i colpi di artiglieria contro il popolo libico condotti dal regime libico», si legge in un comunicato del movimento islamico palestinese.
SUORE A BENGASI, NON È CHIARO DI CONTROLLI CITTÀ
«Noi stiamo bene, continuiamo la nostra opera sebbene la situazione in città non sia chiara nè è chiaro se ci sia chi controlli realmente la città. Polizia ed esercito sono scomparsi, ognuno pensa alla propria sicurezza facendo da guardia ad abitazioni, negozi, quartieri». È quanto dichiara suor Elisabetta, missionaria delle Suore di Carità dell’Immacolata Concezione, all’agenzia Misna. La religiosa, che si trova a Bengasi, rassicura sulle condizioni di salute sue e delle consorelle e riferisce di numerosi feriti ricoverati negli ospedali della città. «Non so con esattezza il numero dei feriti nè quello delle vittime – precisa suor Elisabetta che presta la sua opera in un reparto di ostetricia – ma sappiamo che sono molti». Secondo suor Elisabetta prima che scoppiassero gli incidenti non c’era in realtà sentore di una situazione di particolare malessere che avrebbe potuto portare ai fatti e agli episodi di violenza di questi giorni: «Niente poteva farci presagire quanto avvenuto – prosegue la missionaria che, almeno per Bengasi, nega l’uso di mezzi aerei come riferito da alcuni media per Tripoli – e ora c’è tanta cautela tra la gente. Durante il giorno, i negozi sono aperti, non ci sono particolari problemi per il reperimento di generi di prima necessità, ma già al calare della notte le strade si svuotano e tutti restiamo chiusi in casa in attesa di notizie».
AGENTI SICUREZZA GHEDDAFI SPARANO SU MANIFESTANTI A TRIPOLI
I battaglioni della sicurezza libica, fedeli a Muammar Gheddafi, hanno nuovamente aperto il fuoco oggi contro i manifestanti a Tripoli. Secondo quanto riferisce la tv araba ‘al-Jazeerà, le violenze sono avvenute nel quartiere di Fashlun, alla periferia della città, che ieri è stata obiettivo dei raid dei caccia militari libici insieme al sobborgo di Tajura.
SITI OPPOSIZIONE, 560 MORTI E 1400 FERITI DA INIZIO RIVOLTA
È di 560 morti e 1400 feriti il bilancio provvisorio delle vittime della rivolta libica iniziata martedì scorso. A dare questo bilancio è Muhammad Abdellah, vice presidente del Fronte di salvevzza libico, gruppo di opposizione, in un’intervista alla tv satellitare ‘al-Arabiyà. «Buona parte di queste vittime – spiega – si concentrano tra Bengasi e Tripoli. Nella calpitale ci sono due quartieri dove molti cadaveri sono ancora in strada». Secondo l’oppositore, «il regime di Muammar Gheddafi controlla solo Tripoli, in questo momento lo scontro è in corso solo in quella zona. La maggior parte delle città del paese sono in mano ai manifestanti, aiutati dall’esercito che si è rivoltato contro il regime. Ora si combatte solo nella capitale dove i manifestanti vengono attaccati». Facendo il punto della situazione in Libia, l’oppositore spiega che «riguardo le città di Tobrik e Kafra entrambe sono sotto il controllo dei manifestanti del gruppo ’17 febbraiò, la situazione è tranquilla anche a Misurata e nella città di Bani Walid, controllata dalla tribù di Warfalla che ieri si è rivoltata contro Gheddafi. Non abbiamo invece notizie certe su quanto sta accadendo a Sirte, città considerata la roccaforte del colonnello».
