Vinyls: Ramco “straccia” l’accordo e fugge da Porto Torres
“L’incontro è finito. Il comunicato che ne è venuto fuori è aria fritta”. Aveva colto nel segno, Emanuele Manca, operaio cassintegrato Vinyls, commentando il cosiddetto “accordo” del 5 maggio fra Eni e Ramco. A pochi giorni da quell’incontro la multinazionale del Qatar ha “cambiato idea”, con conseguenze facili da immaginare per i lavoratori Vinyls che da più di 70 giorni occupano l’ex carcere dell’Asinara.
«Un fulmine terribile è arrivato sull’isola – hanno scritto nel diario quotidiano sulla Nuova Sardegna – la delusione è tremenda. Al di là delle motivazioni degli arabi, Governo e Presidenza del Consiglio si devono assumere le responsabilità di prendere decisioni per salvare un settore strategico come la chimica. Noi continueremo la nostra lotta sull’isola e nella Torre aragonese di Porto Torres occupata dagli altri operai Vinyls dal 7 gennaio scorso». Gli operai si chiedono «cosa c’è dietro al rifiuto degli arabi», e confermano che la lotta va avanti «siamo delusi ma ripartiremo, confidando sempre nel buon senso».
“La decisione della Ramco di ritirarsi dalla trattativa – afferma il deputato Pd Guido Melis – apre uno scenario drammatico per i lavoratori, per l’economia del Nord Sardegna e per le sorti stessi della chimica nazionale”.
“Non posso non ricordare – sottolinea Melis – che questa traumatica rottura è il frutto congiunto della pervicace sordità dell’Eni, che ha fatto di tutto per scoraggiare gli acquirenti arabi, ma anche della debole e incerta iniziativa del Governo nei lunghi mesi delle trattative”.
“Vengono cosi al pettine – prosegue il parlamentare – una volta di più le false promesse di Berlusconi in campagna elettorale, che ad una ad una si stanno rivelando delle bufale: Euroallumina, Alcoa, Porto Torres, Sassari-Olbia: non c’è una di queste assicurazioni che si sia rivelata veritiera”.
“Mi auguro – conclude il deputato del Pd – che ora almeno il Governo obblighi l’Eni a riavviare gli impianti di Porto Torres (…). Ma bisogna fare in fretta. I lavoratori non possono stare eternamente sull’isola o nella torre”.
