Il calcio del figlio – Valerio Corbetta su “Mescalina”
Valerio Corbetta – Mescalina – 23 giugno 2025
La paternità è incerta. Chi la attribuisce al bomber Paolino Pulici, che ancora segue i giovani con la sua scuola calcio a Trezzo d’Adda; chi all’omonimo (ma non parente) Felice, portiere scudettato della Lazio; chi ancora al ribelle Ezio Vendrame, che fu calciatore fuori dagli schemi, oltre che poeta e scrittore. Sicuramente l’avranno detta decine di allenatori impegnati nei settori giovanili di qualsiasi livello e categoria: “Il mio sogno è allenare una squadra di orfani”. Chiunque abbia avuto un figlio impegnato in un gioco di squadra, e qui si parla di calcio, in Italia sport aggregante e trainante specie in giovanissima età, l’avrà sentita citare dal “mister” (brutta abitudine quella di chiamare ancora oggi il tecnico con un inglesismo che andava forse bene negli anni Sessanta…) di turno. E dargli torto è impossibile. Un po’ come i pensionati che, a braccia incrociate dietro la schiena, pretendono di dare consigli agli operai del cantiere aperto nel quartiere, così dietro le recinzioni dei campi da calcio ci sono decine, centinaia, migliaia di genitori che seguono le carriere in fieri dei figli e non riescono a stare al loro posto. Certo, le eccezioni esistono e sono molte: padri (e madri) che accompagnano gli eredi rimanendo a distanza, senza invadere il campo altrui, pronti a consigliare, aiutare, sostenere o consolare i bambini/ragazzi in caso di necessità e non per regola.
Ecco, Il calcio del figlio – Storie di genitori, figli e pallone servirebbe soprattutto a quelli del primo, immenso gruppo di cui sopra. Andrebbe, per sicurezza, consegnato a tutti i genitori assieme al primo kit col borsone, la maglia e la tuta di rappresentanza della società per cui il pargolo firma il primo cartellino, che sia la società dell’oratorio sotto casa in cui tutti giocano senza distinzioni di qualità, o una professionistica che fa selezione tecnica e fisica sin dai Pulcini. Perché Wu Ming 4, pseudonimo scelto da uno dei membri del collettivo Wu Ming, gruppo di scrittori bolognesi che pubblica ormai da oltre due decenni, difendendo per quanto possibile l’anonimato, racconta la sua esperienza al seguito dell’”erede” nel suo quotidiano confrontarsi col mondo del calcio giovanile, lungo l’arco di quasi un decennio che va dai primi calci fino alle soglie della Prima Squadra, tra tornei, campionati, volontariato, dirigenti più o meno assennati, osservatori, approfittatori. Un ambiente dove un’umanità eterogenea trasferisce le peculiarità di ciascuno, creando un microcosmo dentro cui si ritrova ogni genere di personalità, che viene osservata e quindi descritta dall’autore con ironia e, dove serve, una punta di sarcasmo. Ma anche una profondità che discerne il giusto dallo sbagliato, spesso divisi da una sottile linea che è facile scavalcare se non si pone il “noi” davanti all’”io”.
Uno spaccato di vita che chiunque abbia avuto modo di frequentare quel mondo, da lontano o da vicino, non faticherà a riconoscere. Al punto che Il calcio del figlio – Storie di genitori, figli e pallone finisce più per avvicinarsi a un saggio sociale che a un romanzo. Va preso come una confessione libera e partecipata, lasciando cadere il velo che copre gli occhi di ogni genitore a seguito della prole impegnata nello sport, per cui il proprio scarrafone è bello e gli altri son lì per offuscarne la luce di cui risplende.
