Ada Colau, o del conflitto dei movimenti al potere. Luca Pisapia (da Il Fatto Quotidiano)
Un anno fa a Barcellona è eletta sindaca Ada Colau, un passato nei movimenti No Global e nella lotta per il diritto all’abitare. A pochi giorni dalle nuove elezioni spagnole, giunge a proposito il saggio del giornalista Giacomo Russo Spena e dello storico Steven Forti, Ada Colau, la città in comune, che ripercorre la genesi di quello che vuole essere “non un modello, ma un esempio” nel tentativo di superare i limiti del neomunicipalismo. In una Barcellona devastata dalla bolla immobiliare, la candidature della Alcadesa non nasce da agenzie di comunicazione o piattaforme televisive, ma dall’unione di movimenti e sindacati di base sull’onda lunga dell’esperienza degli Indignados. Analizzate le (molte) luci e (inevitabili) ombre della sua esperienza alla guida della città – i tentativi di organizzare un audit sul debito, gestire la macchina pubblica con trasparenza, favorire partecipazione e solidarietà, si scontrano con l’ineluttabilità del governare, che vuole dire scontentare parte dei movimenti sociali che ne hanno appoggiato l’elezione – restano le parole che Ada Colau regala nella chiacchierata in apertura, dove rifiuta ogni riduzione della sua esperienza al “populismo” e afferma: “Non c’è democrazia senza conflitto”. In chiusura, un’intervista a Luigi de Magistris.
