Alessandro Fioroni su Agenzia Multimediale Italiana
La storia sanguinosa del mondiale della vergogna
Di Alessandro Fioroni (vedi anche l’intervista all’autore: http://www.agenziami.it/articolo/6394/related_to_6471)
Una storia che ancora fatica a farsi breccia nel bagaglio della memoria per molte persone. E’ questo il destino del mondiale argentino del 1978. Quando il capitano della nazionale, Daniel Passarella, alzò al cielo la coppa del mondo tra le urla del pubblico dello stadio di Buenos Aires, altre grida si alzavano ma coperti dal frastuono dei festeggiamenti. A poca distanza da dove andava in scena il trionfo c’era uno dei luoghi più funesti per il popolo argentino, il luogo dove venivano torturati e uccisi gli oppositori del regime militare.
Una storia che ancora fatica a farsi breccia nel bagaglio della memoria per molte persone. E’ questo il destino del mondiale argentino del 1978 vinto proprio dagli uomini con la camiceta azul e blanca. Quando il capitano della nazionale, Daniel Passarella, alzò al cielo la coppa del mondo tra le urla del pubblico dello stadio di Buenos Aires, altre grida si alzavano ma coperti dal frastuono dei festeggiamenti. A poca distanza da dove andava in scena il trionfo c’era uno dei luoghi più funesti per il popolo argentino, il luogo dove venivano torturati e uccisi gli oppositori del regime militare che aveva preso il potere un paio di anni prima.
Questa, al di fuori dell’evento sportivo, fu la vera storia del mondiale argentino, e per non far sbiadire la memoria, il giornalista Pablo Llonto ha raccontato quello che succedeva in quel momento attraverso un libro presentato a Roma presso la sede della Provincia (I mondiali della Vergogna. I campionati di Argentina ’78 e la dittatura, ed. Alegre, pp.223). Una materia incendiaria quella affrontata da Llonto che non trascura l’elemento sportivo, come la non convocazione del già giovane idolo Diego Maradona, ma che vuole soprattutto ricordare le torture, i desaparecidos, la corruzione. Nonostante tutto questo il mondiale in Argentina rappresentò la massima vetrina e popolarità per i dittatori militari.
«Sempre nei giorni del mondiale – spiega l’autore – in tutti i paesi del mondo si ripercorre la storia di questo evento, e quando si arriva al mondiale argentino del 1978 si ha generalmente un approccio solo dal punto di vista calcistico e non ci si occupa di quello che c’era dietro il calcio. Si deve sapere che questa storia è macchiata di sangue, fu un mondiale che per moltissimi argentini è ancora una vergogna. Si giocò mentre c’era la dittatura, la coppa fu consegnata dalle mani più sanguinose dell’Argentina, quelle degli uomini di Videla, l’ex generale a capo del regime che è stato condannato per delitti contro l’umanità, autore di uno dei genocidi peggiori che la storia ricordi».
Il libro conta su una prefazione d’eccezione che è quella del pubblico ministero di Napoli Giuseppe Narducci, colui che ha portato avanti l’inchiesta su Calciopoli, lo scandalo che ha, forse cambiato il volto del calcio italiano. Una scelta non casuale perchè il calcio è praticamente ridotto ad industria, i soldi che circolano, legali od illegali, rappresentano il carburante della macchina del consenso che si esprime al massimo proprio in occasione dei mondiali.
Fra pochi giorni un nuovo calcio d’inizio verrà dato in Sud Africa, anche in questo caso l’attesa è carica di suggestioni legate alla storia del paese. Ma il parallelo con l’Argentina non sembra possibile tracciarlo perchè «per fortuna non ci sono più le macellerie che hanno agito in America latina negli anni ’70-’80 dove furono massacrate e sparirono migliaia di persone». Sono le parole del giornalista Giannì Minà che ha partecipato alla presentazione quasi in qualità di testimone. A lui fu imperdito infatti di seguire il mondiale perchè aveva posto qualche domanda scomoda ai militari circa le notizie, che cominciavano a circolare, sui desaparecidos.
«Quel mondiale del 1978 – ricorda Minà – si svolse in un Argentina che viveva in un inferno, la famosa Operacion Condor decisa dal presidente (degli Stati Uniti ndr.) Nixon e dal segretario di Stato Henry Kissinger che sterminò le opposizioni di almeno 8-9 paesi dell’America Latina. Non ci fu una reazione adeguata da parte della stampa rispetto a quello che succedeva in Argentina durante i mondiali, è ora giusto dopo 32 anni che sui racconti cosa accadeva mentre si giocavano le partite».
(alessandro fioroni)2010-05-28 13:14:17
FONTE FOTO: (AMI)
