Il caso Tartaglia e il Renzaccio politicamente scorretto
E va bene, avete ragione, lo so che il gesto dell’ingegner Tartaglia “ha portato acqua al mulino di Berlusconi e l’ha trasformato in martire, proprio nel momento in cui si trovava in grande difficoltà”, ma ciò non toglie che di fronte a quello sguardo da potente finalmente spaventato, a quel po’ di sangue che gli colava dalla bocca (molto ma molto meno di quello che i suoi poliziotti hanno fatto colare dalle nostre facce a Genova e in tanti altri posti…) e alle reazioni quasi disperate di fans del cavaliere quali la Gelmini e la Carfagna, be’, chiedo perdono a tutti i compagni razionali e analitici, ma io un po’ mi sono sentito subito solidale con il tanto vituperato Tartaglia. E’ per questo che, dopo aver letto sui giornali dell’intenzione del ministro Maroni di punire i tifosi di due curve di sinistra (Livorno e Cosenza) per aver esposto striscioni di simpatia nei confronti dell’ “attentatore” (ironici, ma il ministro non ha un gran senso dell’ironia), ho avvertito il bisogno di esprimere tutta la mia simpatia nei loro riguardi, persino di quelli (bravissimi) del Cosenza, squadra che, proprio domenica 20 dicembre, umiliava per tre reti a una la mia amatissima Spal. Ma cosa c’era scritto su quegli striscioni? Frasi tremende, al limite dell’apologia del terrorismo, del tipo: “Siamo tutti Tartaglia” (a Cosenza), “Tartaglia, uno di noi” e “Spinelli compraci Tartaglia” (a Livorno). Figuratevi che Maroni si è spinto a paragonare questi slogan ai cori razzisti che ogni domenica risuonano negli stadi di destra, il tutto in un clima politico nel quale, utilizzando anche il mondo del tifo calcistico, si sta cercando di far passare il concetto di equiparazione tra svastica e falce e martello (in Polonia tale concetto è stato appena trasformato in legge…). Il brutto è che, davanti a simili bestialità, l’unico a reagire è stato il grande “Renzaccio” Ulivieri, presidente degli allenatori italiani, il quale, in un’intervista apparsa su “la Repubblica”, non solo ha chiarito che simboli come “svastica e falce e martello sono su due piani diversi, tragico l’uno e pieno di valori l’altro”, ma ha anche ricordato di quando, durante una partita Empoli-Livorno, arrivò a commuoversi ascoltando le due tifoserie intonare insieme “Bandiera Rossa”. Per il resto un sostanziale silenzio, come se una certa stretta repressiva (che punta a colpire i tifosi scomodi e impegnati a sinistra) non fosse preoccupante e non ci riguardasse. Insomma, al di là della vicenda specifica e di ciò che si può pensare del gesto compiuto da Tartaglia (ok, non è quella la strada!), la domanda è: non è che a forza di provare ad essere politicamente corretti, e magari di seguire seminari sulla non violenza, siamo diventati tutti troppo buoni, e dunque vulnerabili? Non so, ma non vorrei che mentre noi siamo intenti a tracciare sacrosanti distinguo sui piani di volo di una statuetta del duomo di Milano, qualcuno stesse preparando ben altri piani…
