Nordirlanda, l’esercito britannico torturava i prigionieri
L’esercito britannico sottoponeva i prigionieri in Nord Irlanda al “waterboarding” – pratica di tortura con acqua versata sul volto coperto da un asciugamano – durante gli interrogatori degli anni 70. I fatti stanno venendo fuori dopo che una delle vittime lo ha rivelato (ma non è la prima volta) in seguito all’accusa di omicidio che lo riguarda.
Liam Holden – rivela un articolo del Guardian – è divenuto l’ultima persona in Gran Bretagna sotto processo per l’omicidio di un soldato britannico, avvenuto nel 1973, sulla base di una confessione non firmata. La condanna a morte è stata già commutata in una pena all’ergastolo ed egli ha poi passato 17 anni in galera.
La giuria non ha mai creduto a Holden il quale ha sempre sostenuto che la propria confessione gli fu estorta dal Parachute Regiment che gli coprì il viso con un asciugamano su cui veniva versata acqua dandogli l’impressione di venire soffocato.
Ora, la Criminal Cases Review Commission (Ccrc), la Commissione per la revisione dei casi crminali, ha trasmesso il caso Holden alla Corte di Appello di Belfast sottlineando che esistono dei dubbi di attendibilità e e ammissibilità della confessione che incastrò Holden e affermando di credere che ci sia una reale possibilità che la condanna venga annullata.
Gli avvocati che hanno preso in carico il caso Holden sostengono di aver identificato un secondo uomo che ha raccontato di essere stato sottoposto a waterboarding dopo l’arresto da parte del Royal Ulster Constabulary e accusato dell’omicidio di un poliziotto. E la stessa Ccrc ha un documento in cui anche un terzo uomo fa accuse analoghe.
Le denunce di questa particolare pratica di tortura – che è stata replicata dalla Cia nei confronti dei prigionieri di Al Qaeda, come ha denunciato la nuova amministrazione Obama, assicurando che certi casi non si ripeteranno più – si riferiscono al periodo successivo al marzo ’72, quando l’allora primo ministro Ted Heath bandì cinque altri metodi di tortura a loro volta condannati dalla Corte europea dei diritti umani.
Holden aveva 19 anni quando fu catturato nella casa dei suoi genitori, nella zona ovest di Belfast nell’ottobre 1972 e accusato di aver ucciso, un mese prima, un soldato britannico di 18 anni. Holden raccontò ai giudici che al momento dell’omicidio si trovava con suo fratello e altri due amici a giocare a carte. Dopo essere stato arrestato fu trasportato nella base di Black Mountain dove fu picchiato, bruciato con sigarette, incappucciato e minacciato di esecuzione.
Inoltre, diede un racconto particolareggiato di come era stato torturato mentre un sergente e un capitano del Reggimento affermarono che la confessione dell’omicidio avvenne in un normale interrogatorio e il Tribunale impiegò meno di 75 minuti per condannare Holden alla pena capitale. La pena fu poi commutata anche perché la pena di morte fu abolita in Gran Bretagna.
Solo sette mesi prima la cattura di Holden, il governo Heath aveva pubblicamente condannato e bandito cinque “interrogazioni tecniche” – cioè torture – ma le denunce che l’esercito britannico abbia continuato a sperimentare altri metodi di tortura – elettroshock o uso di droghe – si sono susseguite come anche Amnesty International ha confermato in un suo rapporto.
