Puglia, continua la faida Emiliano-Vendola
E’ il primo luglio del 2009. A meno di un anno dalle elezioni regionali, il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, decide di azzerare la propria giunta di centrosinistra. Le ragioni sono la questione morale e la voglia di
allargare i perimetri della coalizione (Udc e IDV). La scelta è arrivata a seguito delle inchieste sulla sanità regionale, definita da Vendola “permeabile agli interessi delle lobby”; un’inchiesta su presunti tangenti e voti di
scambio per agevolare determinate imprese private nella fornitura di servizi e prodotti in ambito sanitario, che nel mese di febbraio aveva già portato alle dimissioni dell’assessore, Alberto Tedesco (attualmente senatore del PD). Solo dopo pochi giorni, è il 6 luglio, Vendola vara una nuova giunta con cinque nuovi assessori. Tra questi, scegliendo Dario Stefàno, il Presidente tende la mano ai centristi nonostante l’Udc continui a dichiarare che il suo partito non sosterrà il governo regionale e non prenderà accordi, a maggior ragione con Vendola presidente intenzionato a ricandidarsi nella primavera prossima.
Nel frattempo arriva l’appoggio dal segretario regionale del Pd, Michele Emiliano, riconfermato alla guida del Comune di Bari: ”Pieno sostegno” a Vendola che affronta la questione morale. Non è che l’inizio di un cammino nuovo che sicuramente riserverà altre sorprese!
Ed ecco che a pochi mesi dall’elezioni arrivano le sorprese. Emiliano, diventato nell’ottobre scorso presidente del PD, dopo essere stato sconfitto alle primarie del partito dal candidato segretario della mozione Bersani, accetta la proposta e l’invito del PD a candidarsi alla presidenza della Regione Puglia. E’ l’ultimo atto di un deterioramento del centrosinistra pugliese che nel 2005 aveva intrapreso quella che in molti hanno battezzato la “Rivoluzione gentile” di Vendola, funzionale alla politica di “lotta e di governo” che il PRC di Bertinotti si apprestava, invece, a sperimentare col governo Prodi. Esperimento che poi si è scontrato con l’impossibilità da parte della Sinistra di stare al governo con chi (Ds e Margherita) rappresentava i maggiori esponenti del capitalismo italiano. Solo ieri, infatti, l’assemblea regionale del Pd è stata annullata per “mancanza di condizioni minime”. Cosa significa tutto questo? Quanto la protesta di un folto gruppo di sostenitori di Vendola, tra cui anche iscritti/e al PD, ha inciso sulla decisione di rinviare l’assemblea oppure c’è il rischio che tra i 126 delegati non ci fossero i numeri per ufficializzare la candidatura di Emiliano, appoggiato senza condizioni anche dall’Udc e dall’Idv?
Ancora una volta il Pd dimostra la mancanza di un profilo politico programmatico lineare. Al suo interno, da una parte c’è chi vuole avviare un percorso di alleanze con il centro di Casini a discapito della ricandidatura di Vendola; dall’altra, un’influente parte del partito, che non vuole né rinunciare all’Udc, ma nemmeno alla candidatura di Vendola, è rappresentata soprattutto da quegli assessori della giunta attuale che rivendicano molte delle politiche sociali messe in atto negli ultimi mesi dal governo regionale; politiche che, tuttavia paiono, non essere sufficienti a tenere insieme l’ esigenza di nuovi orizzonti elettorali con la ricandidatura di Vendola.
La Sinistra, o quel poco che ne è rimasto a livello istituzionale, sembra non aver tratto nessuna lezione dalle esperienze del passato recente. Continua a soccombere nel momento in cui non decide da che parte stare. O sceglie la via delle alleanze di governo (aggrappandosi alle primarie di coalizione), a tal punto da chiedere anche all’Udc di far parte del centrosinistra, oppure inizia ad assumere una posizione autonoma ed indipendente dal PD per avviare un percorso che riparti dalla necessità dell’auto organizzazione dei soggetti
sociali colpiti dalla crisi; che supporti il coordinamento delle lotte sui posti di lavoro, contro la privatizzazione dei beni comuni; che avvii la definizione di un programma ecologico slegato dagli interessi dei profitti delle imprese in cui si concili il diritto al lavoro con quello alla salute e alla salvaguardia delle risorse ambientali; che lanci un piano democratico finalizzato a smontare il razzismo istituzionale presente anche in qualsiasi
livello governativo. Vendola, ma più in particolare tutti i frammenti della sinistra, o decidono di intraprendere una strada strettamente connessa alle esigenze, ai bisogni e ai diritti delle persone che quotidianamente subiscono gli effetti sociali della crisi economica, amplificata non solo della destra di Berlusconi, ma anche delle politiche neo-liberiste avanzate dai governi di centrosinistra, oppure continuerà a subire una politica di palazzo e di giochi di potere che non fanno altro che agevolare la vittoria delle destre e rafforzare il social liberismo e il razzismo “democratico” insito nelle idee e nelle politiche del Pd.
degiglio.g@libero.it
