Riprendiamoci l’acqua e la democrazia
Avevano studiato tutto per bene. La privatizzazione dell’acqua inserita in un decreto legge che nulla aveva a che fare con la stessa, il provvedimento tenuto sotto silenzio, le veline dei grandi mass media amici dei poteri forti e il consueto immobilismo delle opposizioni parlamentari.
Ma improvvisamente il giocattolo si è rotto : diverse migliaia di email hanno inceppato i computer di deputati e senatori, oltre cinquantamila firme raccolte in pochi giorni sono state consegnate alla Presidenza della Camera, un presidio numeroso e colorato ha inondato Montecitorio e diverse decine di iniziative sono state organizzate in tutti i territori del Paese.
E la campagna “Salva l’Acqua” promossa dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua ha fatto precipitare il loro castello di carte : tutti hanno dovuto prendere atto della gravità della norma che si andava approvando e hanno dovuto prendere posizione (e perfino le opposizioni sono uscite dal letargo).
Ed eccoli, Governo e Presidente del Consiglio “migliore degli ultimi 150 anni” costretti a chiedere la fiducia, perchè consapevoli di non averla; costretti a chiudere le finestre del Palazzo per non sentire la società che preme di fuori.
Hanno deciso di consegnare l’acqua ai privati e alle multinazionali, hanno consapevolmente ignorato una legge d’iniziativa popolare, firmata da oltre 400.000 cittadini, che giace nei loro cassetti dal luglio 2007, hanno ascoltato le sirene di Confindustria, ignorando la forte sensibilità sociale e la diffusa consapevolezza popolare sull’acqua come bene comune e diritto umano universale.
Ma la battaglia per l’acqua pubblica è appena cominciata e chi usa la forza e l’arroganza sa che non può far altro che rendere evidente la propria mediocre debolezza.
Il movimento per l’acqua chiederà a tutte le Regioni di seguire l’esempio della Puglia e di impugnare per incostituzionalità la nuova legge.
Verranno promosse in tutti i Comuni delibere d’iniziativa popolare per inserire negli Statuti il principio dell’acqua bene comune e diritto umano universale e la definizione del servizio idrico come “privo di rilevanza economica”, sottraendolo così alla legislazione nazionale.
Si premerà sui 64 ATO oggi affidati a SpA a totale capitale pubblico e dunque a rischio di finire nelle mani dei privati, perché scelgano la loro trasformazione in enti di diritto pubblico, gestiti con la partecipazione dei cittadini e delle comunità locali, così come si appresta a fare l’Acquedotto Pugliese, il più grande d’Europa.
Ed il 2010 diventerà l’anno decisivo per la battaglia dell’acqua : il 20 marzo, giornata mondiale dell’acqua e a una settimana dalle elezioni regionali, un nuova grande manifestazione nazionale per l’acqua e i beni comuni attraverserà le strade di Roma e lì verrà lanciato l’avvio della raccolta firme per un referendum che abroghi tutte le norme che consegnano l’acqua ai privati e alle multinazionali.
Perchè si scrive acqua, ma si legge democrazia.
E non abbiamo nessuna intenzione di rinunciare né all’una nè all’altra.
