10 libri, 110 euro. Fermare la barbarie. Immaginare un altro mondo
Il 2025 è stato un anno drammaticamente segnato dalla guerra e dal genocidio, ma è stato anche attraversato dall’entusiasmo di un movimento che non si vedeva da almeno 15 anni, capace di far convergere il conflitto di classe e i movimenti sociali e pacifisti, con l’obiettivo di «bloccare tutto».
L’entusiasmante esperienza della Global Sumud Flotilla lascia un metodo di lotta fondamentale in una fase storica segnata dalla frammentazione sociale e dal rarefarsi delle ideologie politiche: la capacità di convergere in modo plurale intorno a obiettivi radicali concreti grazie alla pratica del mutualismo conflittuale.
Una lezione che abbiamo discusso nelle presentazioni del libro di Rodrigo Nunes, Né verticale né orizzontale, che prende atto che in questa fase storica non è ipotizzabile un’unica organizzazione che sussuma tutte le altre e propone di pensare l’organizzazione dei movimenti in termini «ecologici», superando schemi di pensiero che portano all’eterno ritorno degli stessi errori.
Un esempio di creatività organizzativa è, ormai da quattro anni, la lotta del Collettivo di fabbrica dell’ex Gkn, con cui nel 2025 abbiamo organizzato il terzo Festival di letteratura working class, arrivato alla cifra record di 7.000 partecipanti. Il modo in cui la letteratura può diventare uno strumento diretto di conflitto sociale lo abbiamo visto lo scorso anno anche con la lotta degli operai dell’Ilva di Taranto riuniti del Comitato cittadini e lavoratori liberi e pensanti, attraverso la storia dell’operaio Raffaele Cataldi, raccontata in Malesangue.
Il 2026 si è aperto con l’attacco statunitense al Venezuela in nome del petrolio e della legge del più forte, ma anche con la speranza dell’insediamento di un sindaco socialista a New York. In questa inquietante fase storica abbiamo bisogno più che mai di idee radicali per resistere e per immaginare un altro mondo possibile.
Il nostro 2026 lo iniziamo diventando finalmente azionisti della Gff, la cooperativa degli operai ex Gkn per dar vita a una nuova produzione ecologica autogestita alternativa all’industria del riarmo; preparando la quarta edizione del Festival di letteratura working class che quest’anno sarà dal 10 al 12 aprile; e lavorando ai dieci titoli che usciranno nel corso dell’anno.
Ecco i 10 titoli previsti nel 2026:
- Morire e vivere in Palestina. Cura e riproduzione sociale contro il genocidio di Tithi Bhattacharya e Susan Ferguson. Un libro che guarda la tragedia in Palestina con l’originale lente femminista della Teoria della riproduzione sociale. Il massacro del popolo palestinese è infatti un attacco costante ai servizi di riproduzione, come le scuole, gli ospedali e la stessa fornitura di cibo. La resistenza palestinese a questo lento genocidio è la capacità di mettere in pratica forme solidali per la propria riproduzione.
- Teglie di rabbia di Henrik Johansson. La tradizione della letteratura working class svedese arriva in Italia con questo libro scritto da un ex fornaio oggi animatore dell’Associazione autori working class del suo paese. Un libro su una pratica antica, il lavoro di fornaio, che si dispiega nel vivo dell’attuale precarietà delle fabbriche di prodotti da forno.
- Noi tutti di Kike Ferrari. Scrittore premiato di giorno e addetto alle pulizie nella metropolitana di Buenos Aires di notte, Kike Ferrari torna nelle librerie italiane dopo il suo bellissimo Da lontano sembrano mosche (Feltrinelli, 2020). Racconta la storia di un gruppo di giovani amici che decide di mettere in atto un piano folle: costruire una macchina del tempo per tornare indietro e uccidere Ramon Mercader, l’assassino di Lev Trotsky.
- Riappropriarsi di sé di Rose-Marie Lagrave. Con uno stile simile ai libri di Annie Ernaux e Didier Eribon, quest’inquieta autobiografia di una transfuga di classe femminista racconta il percorso di una ragazza figlia di una numerosa famiglia contadina che, grazie a una borsa di studio, diventa una delle sociologhe femministe più importanti di Francia.
- Rivoluzione e libertà di Salvatore Cannavò. Una ricostruzione storica della «parola operaia» dell’associazionismo francese del 1848, per riscoprire la centralità del concetto di «libertà sociale» nell’idea stessa di rivoluzione. Proseguendo la ricerca delle tradizioni nascoste della storia del movimento operaio in cui si possano scorgere le idee di socialismo utili all’avvenire.
- Resistere al confine di Gabriele Polo. L’ex direttore del manifesto si cimenta con la Storia attraverso il romanzo, raccontando la vita di due fratelli. Nati a inizio Novecento, con famiglia contadina e destino da operai nel cantiere navale di Monfalcone, vivono le due guerre mondiali, il fascismo e la Resistenza tra i confini contesi e la mescolanza di lingue della loro terra. Fino a dividersi tra le diverse posizioni dei partiti comunisti italiano e jugoslavo.
- Edoardo Salzano. La buona urbanistica a cura di Paolo Berdini con prefazione di Tomaso Montanari. Una raccolta di articoli e riflessioni che delineano l’idea di città di uno dei più grandi urbanisti della storia italiana, scomparso nel 2019. Per provare a ribaltare la progressiva cancellazione dell’urbanistica pubblica a scapito della speculazione edilizia.
- Il passato che non passa di Paolo Morando e Paolo Persichetti. Una piccola guida anti-cospirazionista ad alcuni dei principali eventi degli anni Settanta e dell’epoca della «strategia della tensione». Un lavoro di debunking su alcune fantasie di complotto su caso Moro, strage di Bologna e delitto Mattarella, per riportare la storia dentro i conflitti politici e sociali del suo tempo.
- Storia dell’(ab)uso politico della legalità di Enrico Gargiulo. Un’agile ricostruzione di come il potente ma ambiguo concetto di legalità viene utilizzato nel nostro paese dagli anni Novanta a oggi. Un percorso che, da Tangentopoli all’anti-Mafia passando per gli attacchi ai migranti e la repressione del conflitto sociale, ha trasformato la sinistra di governo e ha favorito la riemersione delle culture autoritarie e neofasciste.
- Maldonnes di Serge Quadruppani. Nella sua giovinezza rivoluzionaria Antonin voleva diventare un bandito, ma dovette ammettere che non era portato per quella vita e divenne autore di romanzi noir e traduttore. Il nuovo romanzo di Quadruppani, un po’ noir e un po’ autofiction, si immerge nella turbolenta storia della fine del XX secolo, in una strana caccia al tesoro che evoca famosi casi politico-giudiziari, dal dopoguerra al G8 di Genova.
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