A Copenhagen è il giorno dei Movimenti
È iniziata così la giornata di Azione Globale per la Giustizia Climatica qui a Copenhagen, dove oltre alla conferenza ufficiale dell’Onu, si svolge il “Peoples’ Climate Summit”, nel quale i movimenti sociali e reti di attivisti da tutto il mondo si incontrano per discutere le alternative al modello di sviluppo capitalista.
Alle tredici ci sarà il grande corteo unitario organizzato dalla Climate Justice Action e la Climate Justice Now! le due grandi coalizioni protagoniste delle mobilitazioni; la prima che riunisce sopratutto i centri sociali ed i collettivi Europei, la seconda organizzazioni del sud del mondo e network internazionali come Attac.
Il corteo che vedrà la partecipazione dei movimenti sociali dell’America Latina e dell’Asia come l’Alianza Social Continental (che vede sopratutto movimenti del sud America) e Via Campesina, i sindacati, le reti di attivisti europei, la sinistra anticapitalista danese (la sinistra rosso verde) partirà da Christiansborg, difronte al parlamento danese, e cercherà di arrivare al Bella Center sede della conferenza ufficiale.
“Non ci piace quello che discutono lì dentro” dice Alberto Gomez di Via Campesina nell’affollata assemblea di ieri sera riferendosi alla conferenza ufficiale “un’agricoltura basata sul petrolio, ogm e libero mercato aggraverà la situazione. Ma la soluzione c’è: sovranità alimentare, agricoltura sostenibile sono un’alternativa al capitalismo e alle sue crisi”. “Ci rubano le risorse ma noi ce ne riapproprieremo” fa eco una compagna del Guatemala. “Vogliamo costruire un’alleanza non solo con i popoli d’America, ma anche con i popoli Europei” dice Lida dell’Alleanza Sociale Continentale Americana venuta qui dalla Colombia “siamo qui per contestare gli accordi che stanno prendendo in questa conferenza perché pensano più al profitto che alle persone”. E conclude “la lotta non si ferma qui. Tutto non finirà con degli accordi non firmati in questa conferenza”
Ma non c’è solo ambientalismo e clima al centro dell’attenzione. “Resistiamo da otto mesi contro il golpe in Honduras,” dice Marta Flores dell’ASCA del Nicaragua “Dobbiamo sviluppare solidarietà internazionale. Loro hanno la forza e le armi, noi una causa giusta per la quale lottare”.
Intanto rimane in carcere e sta per essere giudicato per direttissima il compagno italiano fermato ieri durante le azioni del “Don’t buy the lie!”, in occasione delle contrattazioni tra le multinazionali delle quote di Co2 alla conferenza ufficiale. Nella mattinata si è svolto un presidio di solidarietà per gli arrestati.
La modalità delle azioni di ieri è stata quella del “flash mob”: azioni veloci su obbiettivi sensibili. Ci si incontra, si fa rumore, si cerca di entrare nell’obbiettivo individuato, poi si corre via disperdendosi per rincontrarsi in un altro punto per un’altra azione.
I controlli della polizia sono stati capillari fin dalla mattina di ieri. Arresto preventivo per una bomboletta di vernice o un passamontagna ritrovati nello zaino, ma anche perché semplicemente nei pressi dei concentramenti per le azioni.
L’atmosfera della giornata di oggi è comunque rilassata, la città è piena di gente colorata con cartelli contro gli inquinatori globali e la società del petrolio.
