Alemanno e Caltagirone: le mani sull’acqua
La campagna elettorale per le prossime elezioni regionali si è già aperta, ma come al solito manca un confronto sulle questioni merito e i programmi dei due schieramenti continuano ad assomigliarsi. Lo si vede sulla gestione dei rifiuti, dove da una parte il centrosinistra si accontenterebbe di quattro inceneritori, invece il centrodestra, su pressioni del Sindaco Alemanno e il capo della protezione civile Bertolaso, ne vorrebbe cinque. Finora nessuna delle due candidate, Bonino e Polverini, ha presentato un proposta concreta sulla gestione regionale dei rifiuti che non sia la vecchia riproposizione di discariche e inceneritori. Speriamo che il disastro della Valle del Sacco, a sud di Roma, abbia insegnato qualcosa.
Purtroppo le sorprese negative sono continuate ad arrivare anche in questi giorni. “Attuazione del decreto Ronchi e privatizzazione del 20% di Acea in tempi rapidi. Valuteremo di avviare il processo entro l’anno”. Così il Sindaco Alemanno ha delineato la sua strategia per il 2010, dimostrandosi particolarmente zelante nell’applicazione delle norme varate a suo tempo dai governi di centrosinistra. Si ripete il copione, il centrosinistra apre una falla e il centrodestra realizza. Ecco quindi profilarsi la definitiva svendita di un bene comune e universale come l’acqua. Ma chi la potrebbe acquistare? Il sindaco Alemanno ribadisce : «Partner legati al territorio, fondazioni, imprenditori. Punteremo a fare in modo che ci sia una platea più ampia possibile, per non avere un socio privato prevalente». Come al solito viene subito in mente il costruttore Caltagirone, il quale ha messo gli occhi pure sull’acquedotto pugliese, il più grande d’Europa. Ovviamente Caltagirone è favorito anche perché il presidente di Acea è Giancarlo Cremonesi, un passato nell’Associazione dei costruttori romani, mentre l’ad è Marco Staderini, l’uomo delle poltrone in quota Udc, che per il partito di Casini si è seduto nello scorso consiglio d’amministrazione della Rai. Questo aiuta a spiegare l’asse nel Lazio tra Udc ed ex An, proprio sulla candidatura della Polverini.
Ulteriori conseguenze ci saranno anche per quanto riguarda la gestione rifiuti. Acea infatti è a pieno titolo nel Coema, consorzio misto pubblico/privato dove a capo c’è l’avvocato Cerroni, che ha presentato il progetto per l’inceneritore di Albano. In passato era scappato detto anche all’Assessore Di Carlo (assessore regionale del Pd), che con la realizzazione dell’impianto di Albano si sarebbe consolidata anche una sorta di holding pronta a mettere mano su tutti i servizi: rifiuti, acqua, energia e magari non limitarsi ai soli confini della Regione Lazio.
Per cui sul piatto, con una sola mossa, entro l’anno si potrebbe definitivamente privatizzare l’acqua e la gestione dei rifiuti. D’altronde è evidente come centrodestra e centrosinistra continuino a litigare soltanto sui soggetti a cui svendere i servizi pubblici locali.
Le conseguenze di queste politiche scriteriate però purtroppo già sono sotto gli occhi di tutti. Già oggi la gestione privata dell’acqua, quindi anche dell’Acea, ha fallito. Lo dimostra il peggioramento della qualità della risorsa. Non a caso nella Regione Lazio continua un deroga sui valori dell’arsenico nell’acqua. Provvedimento questo fortemente contestato dalla Ue. Inoltre il consumo è aumentato e le riserve procapite sono diminuite di un terzo, anche la tariffa è aumentata nel tempo e gli investimenti promessi per rinnovare le reti idriche tardano ad arrivare. A questo si aggiungono le possibilità di investimenti sbagliati le cui conseguenze ovviamente ricadrebbero sempre sui cittadini, come già successo sempre con Acea, con il tentativo di avventurarsi nel mondo della telefonia. La crisi insegna. Si privatizzano gli utili e si socializzano i costi.
