Firenze, 10 anni dopo
Si dice che l’assassino torni sempre sul luogo del delitto. Talvolta lo fanno, anche i movimenti sociali: tornare nei luoghi della propria storia, non per commemorare ma per riannodare fili di quella stessa storia che per fortuna non è finita.
L’8 novembre alla Fortezza da Basso si è aperto «Firenze 10+10«, un forum di movimenti e reti europee e mediterranee che si è dato l’ambizioso obiettivo di trovare le convergenze possibili (e necessarie) per una risposta alternativa alla crisi e alle politiche di austerità e di attacco ai diritti sociali e politici. «Unire le forze per un’altra Europa” è infatti lo striscione che accoglie le/i partecipanti all’entrata della Fortezza.
Ritorno in una città che 10 anni fa, dopo un’indecente campagna stampa allarmista, aspettava le «orde dei barbari» e che aveva poi saputo accogliere le migliaia di attiviste/i e donne e uomini – tante/i giovani e giovanissime/i – che parteciparono al primo Forum sociale europeo. Dieci anni in cui tutto è cambiato, i movimenti, la politica, le condizioni economiche di lavoratrici e lavoratori (precari e non) e dei milioni di disoccupate/i in tutto il continente.
E’ cambiato anche l’atteggiamento della Giunta comunale, allora intelligentemente attenta al movimento e all’evento, oggi con il suo giovane e arrivista sindaco «rottamatore» decisamente antipatizzante e che ha fatto di tutto per rendere più difficile l’organizzazione dell’evento.
Oltre 500 persone hanno partecipato all’assemblea inaugurale, aperta da Tommaso Fattori e Jason Nardi del comitato organizzatore. In sala tante persone già presenti 10 anni fa, ma anche tante/i che hanno cominciato il loro attivismo dopo quella data, forse anche grazie a quel forum. Non molti giovani, per il momento, ma nemmeno un’adunata di reduci.
Donne e uomini provenienti da tutta Europa e dal Mediterraneo proveranno a mettere in una discussione comune analisi ed esperienze per provare a darsi un’agenda condivisa, un calendario che riprenda le file delle esperienze degli Indignados, degli Occupy e Blockupy, delle lotte per la difesa del territorio, dei beni comuni, dei diritti sociali, delle/dei migranti. Con l’obiettivo ambizioso di superare la frammentazione delle lotte sociali a livello continentale (ed euro-mediterraneo).
Alcune proposte già circolano: iniziative di mobilitazione in occasione del vertice europeo di Bruxelles nel marzo 20313; una nuova Blockupy Frankfurt nel maggio/giugno; le proposte del «Alter Summit»; il prossimo Social forum mondiale che si terrà a marzo 2013 in Tunisia.
E altre verranno, non pensate come lungo elenco di iniziative giustapposte e quindi impraticabili, ma alcune convergente efficaci e che diano prospettive di riunificazione.
E la prima occasione sarà il prossimo 14 novembre, che rappresenta una giornata europea di lotta, una prima esperienza di sciopero generale europeo. Una grande occasione che è anche sintomatica delle potenzialità e dei rischi di questo appuntamento. Questa giornata è stata infatti presentata sia dal segretario provinciale della Cgil (il suo «la Cgil c’è!» rappresenta tutti i limiti di un luogo dove anche chi sta facendo di tutto per evitare un vero sciopero europeo cerca di a presentarsi come soggetto centrale della lotta anti-liberista) sia dal rappresentante dei Cobas che ha richiamato i contenuti più radicali e di rottura di quella giornata.
Firenze 10+10 avrà successo se riuscirà a evitare una discussione troppo diplomatica e ecumenica a scapito dei contenuti necessari a una ricomposizione delle lotte che non potrà darsi senza una chiara lotta al debito, alle politiche di austerità e quindi ai governi (politici o «tecnici») dell’Unione Europea e dei partiti che li appoggiano.
Il sole sulla fortezza da basso e le tante persone che affollano le sue sale sono una speranza affinché questo percorso sia positivo ed efficace.
