La Fiom tiene sulle deroghe
La Fiom è pronta a tenere duro sulla difesa del Contratto nazionale di categoria e probabilmente l’incontro di oggi con la Fiat, che si concentra in particolare sulla situazione dello stabilimento di Pomigliano, finirà con una rottura. Che la Fiom stessa non si augura ma che, a meno di una maggiore duttilità nelle richieste di Marchionne, sembra inevitabile. La differenza potranno farla, almeno questo è l’auspicio della Fiom, Fim e Uilm, cioè le altre due sigle di categorie chiamate a decidere se firmare un accordo-capestro o se invece fermare le richieste piuttosto pesanti della Fiat.
Partita attorno al nodo dei 18 turni (cioè tre turni continuativi su sei giorni) la vertenza su Pomigliano si è ormai incentrata sulla lista di «deroghe» al contratto nazionale ma anche ad alcune leggi dello Stato che la Fiat ha richiesto alle organizzazioni sindacali. Si tratta di un documento di otto pagine in cui l’azienda torinese pretende alcune “cosucce” come la possibilità di derogare dalla legge sulla sicurezza che prevede un minimo di 11 ore tra un turno e l’altro; di comandare straordinari sia nei giorni di riposo che nelle pause; di ridurre le pause da 40 a 30 minuti per un lavoro in linea di montaggio che è ancora definito usurante; di introdurre sanzioni per gli scioperi; di combattere l’assenteismo smettendo di pagare i giorni di malattia a carico dell’azienda (i primi tre) qualora si verifichino picchi di assenteismo troppo elevati. E poi altre cose ancora.
Ieri il neo-segretario dei metalmeccanici della Cgil, Landini, ha risposto con nettezza all’amministratore delegato Fiat che domenica chiedeva di affrettare i tempi e di accettare le condizioni poste “altrimenti la Panda la produciamo altrove”. La Fiom «è assolutamente interessata e disponibile a sviluppare una trattativa «vera» con la Fiat e a cercare «anche una intesa che veda il consenso di tutte le organizzazioni», ma a patto che questa avvenga nel rispetto di quanto previsto dal Contratto collettivo nazionale di lavoro e dalle leggi in vigore, quindi senza deroghe. «Noi – ha affermato il segretario Fiom nel corso di una conferenza stampa – siamo assolutamente interessati a poter sviluppare un negoziato vero che a partire da Pomigliano sia in grado di rafforzare la produzione Fiat in Italia e di evitare problemi occupazionali e di chiusure di stabilimenti». «Siamo disponibili a negoziare sull’uso degli impianti e sull’organizzazione del lavoro purché ciò avvenga nel rispetto del Contratto e delle leggi dello Stato», ha detto Landini ma, «se la Fiat continua a chiedere deroghe, si rischia che la trattativa possa bloccarsi». Nei fatti, la Fiom firmerà un’intesa sui 18 turni, su questo non ci sarano barricate, al massimo una consultazione tra i lavoratori. Per il resto, la speranza, in Fiom, è che Fim e Uilm non rispondano alle “raccomandazioni” delle confederazioni madri e si rifiutino di accettare la morte del contratto nazionale. Bonanni, per parte sua, ha già pronta la penna per firmare – ma questa è una caratteristica nota del segretario Cisl – solo che non sarà lui a metterci la faccia in fabbrica e questo potrebbe fare la differenza. Altra variabile, il comportamento Cgil. Epifani è alle prese con il rinnovo della segreteria e quindi il direttivo Cgil non si è pronunciato sulla Fiat. Però, i rapporti tra il segretario generale della Cgil e la dirigenza Fiat non sono così cattivi – così come Fiat può contare su gran parte del Pd – e non è detto che da quel fronte si alzi chissà quale resistenza. Anche per questo Marchionne si spinge fino al massimo possibile con l’obiettivo di incassare, appunto, il massimo. Domani, martedì, vedremo cosa porterà a casa.
