La gru dei migranti
Stare a 30 metri di altezza su una gru ti può far vedere il mondo da un altro punto di vista. E sulla gru a Brescia non ci sono solo 6 migranti truffati dallo Stato e da padroni senza scrupoli. Ci sono simbolicamente migliaia di storie personali fatte di sfruttamento e esclusione, centinaia di anni trascorsi in Italia nell’invisibilità sociale. Ma non c’è solo questo, che non è poco. Ci sono anche delle contraddizioni laceranti che chiamano tutti in causa: il protagonismo politico dei migranti, le forme del conflitto, i modelli di rappresentanza.
La Lega e la destra, che governano la città e il paese, si affannano a confinare qualsiasi richiesta dei migranti in un problema di ordine pubblico negando persino la legittimità della trattativa. Un muro fatto di razzismo, minacce, interventi repressivi che ha come scopo quello di impedire l’apertura di un qualsiasi “spazio pubblico” in cui i migranti si possano riconoscere. Una sorta di trincea invalicabile per contenere il possibile contagio dei comportamenti e delle forme di lotta. Le Istituzioni e gli apparati dello Stato non sono da meno, cambiano solo le modalità. Agitano in continuazione ammissioni di impotenza ad affrontare il problema per i vincoli legislativi presenti e per le rigide e limitate funzioni che sono costretti a svolgere. Un modo che punta a depotenziare il protagonismo dei migranti visto come un pericolo perché non segue le vie conosciute della concertazione, dello strumentale approccio ai diritti – la commessa del negozio accanto alla gru, l’automobilista che fa shopping, l’anziano che trascorre alcune ore nei vicini giardinetti hanno gli stessi diritti dei migranti che lottano. Ciò che temono è che i migranti si conquistino la capacità di agire socialmente mediante comportamenti politici che eccedono, che mettono in discussione il monopolio della decisione politica. Quindi lanciano ultimatum pubblici “ entro domani mattina dovete scendere dalla gru altrimenti non si tratta” e intanto tessono la ragnatela dei defatiganti contatti informali, senza mai definirne chiaramente i confini e i contenuti, per imbrigliare i migranti. Ma su cosa si dovrebbe trattare ? Sulla truffa della sanatoria ? Su una condizione sociale ? Sul razzismo istituzionale di leggi nazionali e delibere dell’amministrazione locale? Le risposte sono vaghe se non assenti. Diverso è l’atteggiamento della Diocesi e delle gerarchie cattoliche. La vicinanza “ alle persone che soffrono” si traduce in una reale volontà di ricercare una soluzione del conflitto in cui siano riconosciute alcune ragioni dei migranti senza che paghino un prezzo eccessivo per la loro iniziativa. Ma qual è la contropartita? Riportare alla dimensione individuale una condizione collettiva. La pluralità delle storie individuali non può e non deve trovare un forma di azione comune. Come dire ? Invertire il percorso di soggettivazione politica dei migranti espropriandoli della rappresentanza. Non meritano particolari commenti invece le prese di posizione della Cisl e della Uil. La deriva di queste organizzazioni sindacali si è accentuata di fronte a una lotta promossa da soggetti che mostrano autonomia nei comportamenti. Viene invocato il rispetto dei migranti a una fantomatica legalità, peraltro violata mesi fa da circolari a firma del capo della polizia, e si invitano le istituzioni a non trattare. Spostando l’attenzione e guardando il panorama nel centro-sinistra le cose cambiano nella forma, molto meno nella sostanza. E’ fuori dall’orizzonte politico del Partito democratico, ma anche di una parte della sinistra cosiddetta radicale, la ricerca di pratiche democratiche e di conflitto che producano un cambiamento delle forme di rappresentanza. Tutto viene finalizzato alla polemica spicciola contro il berlusconismo e le dichiarazioni razziste di esponenti della Lega nord. Bisogna prima ricomporre una coesione sociale e uno spirito civile, dicono, e poi eventualmente avanzare richieste che non devono però travalicare le caratteristiche di una vertenza sindacale. Pali, paletti e recinti piantati per contenere tutte le forme di autorganizzazione dei migranti. In questi frangenti l’autorganizzazione dei migranti fa paura perché tende a trasformarsi in soggettività sociale e politica che mette in mora tutte le concezioni amministrative della politica e al tempo stesso politicizza una condizione sociale. C’è di cui riflettere per tutta sinistra che si ritiene anticapitalista. Intanto dovrebbe darsi da fare perché crescano tante gru di migranti in molte città.
L’appello per la manifestazione del 6 novembre
Sabato 30 ottobre la Questura, la Prefettura e soprattutto il Comune di Brescia hanno tentato di imporre con la
forza militare la fine della lotta dei migranti che vogliono liberarsi dalla clandestinità. Prima hanno vietato
una pacificamanifestazione dimigranti e antirazzisti, usando come pretesto la concomitanza con l’adunata degli
alpini che in realtà si svolgeva in tutt’altra zona del centro storico. Poi hanno ordinato a polizia e carabinieri di
manganellare in via San Faustino gli oltre mille manifestanti che si erano radunati nonostante numerosi reparti
delle forze dell’ordine da ore stessero ostacolando o impedendo, soprattutto ai migranti, l’accesso al luogo di
ritrovo per il corteo. La violenza di polizia in via San Faustino è costata forti contusioni a numerosi manifestanti,
uno dei quali è stato addirittura arrestato. Contemporaneamente, approfittando delle cariche di polizia in corso
nel centro storico, il vicesindaco Rolfi ha inviato le ruspe a distruggere le strutture del presidio permanente per i
permessi di soggiorno, in quel momento incustodito, nei pressi della Prefettura in via lupi di Toscana. Il presidio
era in corso da più di un mese senza che fosse ancora stata data una risposta.
E’ in conseguenza di tutto questo – della chiusura totale, dell’arroganza, della violenza e dall’incapacità di dare
risposte vere ad un grave problema sociale da parte del Comune e delle altre autorità – che dal pomeriggio dello stesso sabato 30 ottobre alcuni immigrati resistono in condizioni difficilissime in cima alla gru del cantiere della metropolitana in via San Faustino – p.zza Cesare Battisti. Un’azione forte, estrema e disperata perché sia
finalmente ascoltata la richiesta di uscire dalla clandestinità fatta da tanti immigrati che da anni vivono e
lavorano a Brescia senza aver commesso alcun reato.
Sono i migranti la cui domanda di regolarizzazione presentata con la sanatoria del 2009 è stata respinta per colpa delle truffe fatte ai loro danni da datori di lavoro senza scrupoli e anche, di fatto, dal governo, che prima ha raccolto le domande (che sono costate migliaia di € a ciascun richiedente) e poi ha cambiato le condizioni
necessarie per l’ottenimento del permesso di soggiorno.
E’ questo il problema che Paroli e Rolfi, insieme al prefetto e al questore, hanno tentato di eliminare con la
violenza pur di non affrontarlo. Ora la protesta risulta più grande ed evidente di prima, con i migranti ancora più
numerosi e determinati nel chiedere nient’altro che la regolarizzazione, indispensabile per avere dignità e
giustizia. Ma ancora una volta, nonostante le sollecitazioni della stessa Chiesa bresciana, le autorità politiche
non propongono ne’ accettano soluzioni reali e concrete, che sarebbero a portata di mano e che permetterebbero finalmente ai ragazzi di scendere da quella gru. Preferiscono spacciare per aperture false
concessioni e prese in giro, in modo da poter poi minacciare e giustificare nuova repressione.
Sta diventando del tutto chiaro cosa intendono Paroli, Rolfi e i loro complici quando parlano della “sicurezza”
che avevano promesso a tutta la città. Intendono il lavoro garantito negli uffici comunali per i loro parenti. Il
poter magnare a più non posso a spese della collettività grazie alle carte di credito da assessore. Il poter
svendere beni pubblici ai loro amici, o il realizzare “grandi opere” e grandi speculazioni ad impatto ambientale
devastante come a San Polo. E intendono anche il continuare a garantire le proprie carriere politiche e i
propri privilegi assicurando clandestinità e sfruttamento agli immigrati; odio verso gli immigrati e nient’altro ai
cittadini e lavoratori italiani. Una ricetta perfetta per creare rabbia e tensioni sociali destinate ad esplodere.
Con i lavoratori, gli studenti e i cittadini di Brescia, in particolare nel quartiere del Carmine, ci scusiamo
per i disagi che può arrecare la protesta sulla gru e nei dintorni. Ma vi invitiamo a pensare anche a questo:
– La colpa di questa situazione molto difficile è degli amministratori politici che non sanno e non vogliono
dare risposta ai gravi problemi che già conoscono ma che continuano ad ignorare.
– Sono quindi questi amministratori e il Ministro degli interni, non certo i cittadini bresciani, che devono
pagare gli eventuali costi aggiuntivi causati dal blocco del cantiere dellametropolitana (costi aggiuntivi
che peraltro sarebbero una frazione assolutamente minima del costo stratosferico di questa grande
opera, lievitato negli anni non certo per colpa degli immigrati!)
– La libertà di espressione attraverso un presidio o una manifestazione oggi è messa a rischio per i
migranti, ma se non la difendiamo tutti insieme domani può essere negata anche a chiunque altro.
– Non solo per i migranti i diritti, le condizioni di vita e lavoro sono sotto attacco. E’ così anche per le
donne e gli uomini italiani, con i licenziamenti, gli sfratti, i tagli a servizi e beni comuni come la scuola e
gli ospedali: la precarietà crescente rende migranti anche il reddito e il lavoro degli italiani.
In realtà appesi ad una gru ci sono anche le vite e i diritti della grande maggioranza degli italiani.
Con queste motivazioni chiamiamo tutti e tutte sabato 6 novembre – ore 15 piazza della loggia – alla
MANIFESTAZIONE
per i permessi di soggiorno, contro la clandestinità e lo sfruttamento. Per i diritti e la libertà di tutte e
tutti, italiani e immigrati. Contro la precarietà e la miseria, perché la crisi devono pagarsela i banchieri,
gli speculatori e gli industriali.
Presidio sopra e sotto la gru di via San Faustino – P.zza Cesare Battisti
La cronaca della manifestazione di sabato 30 ottobre
Cariche della polizia e carabinieri contro il corteo dei migranti e degli antirazzisti a Brescia per impedire alla manifestazione indetta sabato 30, per il rinnovo del permesso di soggiorno, di raggiungere il luogo dove 9 migranti sono saliti sulla gru del cantiere della metropolitana. La giunta comunale e la questura avevano vietato la manifestazione utilizzando come pretesto una adunata degli alpini che si svolgeva in un’altra zona del centro storico.
E comunque, oltre un migliaio di persone, nonostante una pesantissima militarizzazione dell’intera zona, si sono concentrate vicino a p.zza della Loggia e si sono dirette verso il cantiere dove i migranti erano saliti sulla gru. Un consistente schieramento di carabinieri e polizia ha bloccato la strada: qui sono avvenuti gli scontri, una decina di antirazzisti e migranti sono rimasti contus, un attivista di Sinistra Critica e collaboratore di Radio onda d’urto, è Sauro, è stato arrestato; un migrante del coordinamento immigrati CGIL ha dovuto ricorrere alle cure del pronto soccorso. A Sauro è stato confermato l’arresto ma è stato rilasciato dopo forti pressioni dei manifestanti: sarà processato per direttissima martedì mattina. I 9 migranti sulla gru, rappresentanti delle comunità egiziana, senegalese, indiana, pachistana e marocchina, hanno dichiarato che non scenderanno se non sarà aperta una trattativa a livello nazionale per la regolarizzazione di tutti coloro che hanno fatto domanda di sanatoria colf e badanti e se non sarà consentito il ripristino del presidio permanente; durante le cariche, infatti, il vicesindaco leghista Rolfi ha inviato le ruspe a distruggere proditoriamente il presidio permanente di via Lupi di Toscana davanti all’ufficio della Prefettura; la baracca, i letti, gli effetti personali dei presidianti sono stati completamente distrutti. Da Brescia viene lanciato un appello a livello nazionale per cominciare o rilanciare immediatamente la mobilitazione per sanatoria.
Immediata anche la presa di posizione di Sinistra Critica, l’organizzazione che si è mossa insieme ai migranti, agli attivisti di Radio Onda d’Urto e della sinistra sociale bresciana perché la manifestazione potesse svolgersi.
«I migranti non devono protestare, rivendicare diritti. Se lo fanno vengono perseguiti, caricati da Polizia e Carabinieri» dice un comunicato dell’organizzazione. «Una manifestazione vietata dalla Giunta comunale e dalla Questura con il pieno appoggio della Prefettura, la stessa che non è intervenuta contro i simboli leghisti sulla scuola di Adro, con una motivazione talmente pretestuosa da risultare liberticida, la concomitanza con un’iniziativa degli alpini che si svolgeva da un’altra parte della città».
«Le violente cariche avvenute a Brescia, che hanno portato all’arresto di un compagno di Sinistra Critica – rilasciato dopo poco per la pressione dei manifestanti – e al ferimento di molti partecipanti, non possono essere considerate una questione locale. Giunta comunale, Questura e Prefettura sono in sintonia nella repressione di ogni diritto e protagonismo dei migranti. Dopo 31 giorni il presidio permanente dei migranti di Brescia è stato distrutto, i migranti sono stati picchiati, gli antirazzisti arrestati».
«Non hanno fatto i conti, continua Sinistra Critica – con la determinazione dei migranti che hanno invaso un cantiere della metropolitana di Brescia e sono saliti su una gru – con l’intenzione di rimanerci – calando uno striscione per la sanatoria di tutti i migranti che hanno presentato domanda. Il vergognoso “reato di clandestinità”, che impedisce di accedere al permesso di soggiorno, altro non è che la gestione feroce di un mercato del lavoro precario. Con la crisi economica ogni alibi è caduto, ogni ipocrisia e svanita: i migranti sono diventati per le istituzioni un problema di ordine pubblico. Lavoratori e lavoratrici da reprimere se non accettano la precarietà infinita delle condizioni di lavoro e l’esclusione dai diritti di cittadinanza».
«A Brescia hanno colpito duramente migranti e antirazzisti. Compresa Sinistra Critica, sempre in prima fila nelle mobilitazioni e lotte antirazziste e dei migranti».
