Le prospettive di un movimento
«Il dialogo prosegue sul web», dice Gianfranco Mascia, blogger, animatore del Bo.bi, poi girotondino e infine tra i promotori del No B Day.
«Popolo della rete», così si percepisce, senz’altri ancoraggi, quello spicchio di opinione pubblica trascinato in piazza sabato scorso, al No B Day. E ha scelto il viola perché crede non appartenga a nessuno (in realtà è lo spettro dell’iride molto amato dal movimento femminista). Basti vedere la mole di pagine facebook con dentro la parola “viola” spuntate come funghi all’indomani della fortunata marcia che deve tutto al più famoso social network. Perlopiù sono tentativi di dare gambe locali al movimento e appelli a scrivere a Feltri o chi per lui per dare conto dell’esistenza di questa spinta di massa che chiede le dimissioni di Berlusconi, o che sia processato, o tutt’e due.
Il No B day, giova ricordarlo, è nato proprio su una pagina di facebook la sera della bocciatura del lodo Alfano, a poche ore dalla grande manifestazione sulla libertà d’informazione che ha riempito Piazza del Popolo con ben altre sponsorizzazioni (all’epoca si disse che fosse il Partito di Repubblica).
Già sul palco di Piazza S.Giovanni era tutto un susseguirsi di impegni a «non disperdere questa rete», a non perdersi di vista. Sì, ma come? «Dobbiamo ancora decidere», dice in tv la romana Anna Mazza, una delle organizzatrici del corteo. Un altro, Massimo Malerba, catanese, asssicura che «Saremo le sentinelle della democrazia». E sferza i partiti: «Ora si muovano sul conflitto di interessi». Al mittente le fiacche accuse di antipolitica: Malerba è sicuro che il mezzo milione di sabato scorso sia «gente che si era allontata dalla politica ma che non sono contro la politica».
Resta il nodo di come proseguire: « Lo decideremo insieme – dice ancora Mascia al megafonoquotidiano.it – cercando le forme più originali possibili, contaminando le città e le manifestazioni con elementi viola (ad esempio quelle del 12 dicembre). Siamo i Luther Blisset della politica. Le modalità sono a disposizione di chiunque». Certo è che il successo di sabato e la debolezza della politica sembrano convincere Mascia che non esista il pericolo di trovarsi cappelli partitici. «Siamo noi che contaminiamo i partiti, non il contrario».
Sul sito di Grillo, in homepage, una lettera scrive «se quella del 5 dicembre non era una piazza di moderati. Qualcuno dica cos’era. Moderati in senso positivo. Proprio quei tanto ambiti moderati che il Pd insegue da decenni». La controprova venerdì prossimo nelle piazze dello sciopero generale del pubblico impiego.
