Liberazione senza stipendio
«I giornalisti del quotidiano Liberazione, del Partito di Rifondazione Comunista, già in stato di crisi e in regime di solidarietà dal settembre 2009 con un accordo di valore biennale, saranno da domani 1 agosto posti di fronte alla novità annunciata dall’azienda alle organizzazioni sindacali dei giornalisti: la sospensione del pagamento delle retribuzioni mensili». Lo denunciano in una nota la Federazione nazionale della stampa, l’Associazione stampa romana e il comitato di redazione del quotidiano. L’assemblea dei lavoratori del giornale ha proclamato 48 ore di sciopero per il 2 e il 3 agosto. Di seguito il comunicato del Cdr di Liberazione:
Il comunicato del Cdr
Il Comitato di redazione e l’assemblea sindacale delle giornaliste e dei giornalisti di Liberazione proclamano lo sciopero per la giornata di oggi 2 agosto e di domani 3 agosto 2010. E’ la prima iniziativa cui ci obbliga la sconcertante risposta della società editrice MRC SpA, nell’altrettanto e più sconcertante silenzio dell’azionista unico Partito della Rifondazione comunista e del direttore Dino Greco, alla denuncia pubblica del Cdr, della Fnsi e di Stampa Romana sull’illegittimità e l’insostenibilità di quanto annunciato dall’azienda al tavolo del 28 luglio u.s.: e cioè che a partire dal mese corrente di agosto 2010 le lavoratrici e i lavoratori di Liberazione si trovano a dover prestare la loro opera senza più garanzia certa di retribuzione.
Per la MRC SpA, come illustrato al Cdr, la nota congiunta con la quale si è concluso quel tavolo riconvocandosi per settembre contiene per parte dell’azienda tutte le risposte: e cioè che non c’è alternativa possibile, fino ad allora, rispetto a quell’annuncio. E che nemmeno può esserci una definizione di scadenza del “rinvio” del pagamento delle retribuzioni.
La fondamentale garanzia di una congrua retribuzione del lavoro prestato resta dunque, come scritto in quella nota, “sospesa” fino al “buon esito” delle “iniziative straordinarie” e delle operazioni finanziarie. Iniziative avviate per far fronte alla nuova previsione d’un passivo per il bilancio in esercizio conseguente all’ulteriore perdita di copie vendute e che il Prc dichiara di non poter ripianare; ma iniziative limitate alla “promozione” di abbonamenti e diffusioni straordinarie, oltre che di estemporanee raccolte fondi, che abbiamo già giudicato necessarie ma fortemente insufficienti, mentre si nega tuttora un piano di interventi industriali – corredato ovviamente da un piano editoriale – che preveda un ulteriore e ben più incisivo contenimento dei costi relativi. E operazioni finanziarie drammatiche, cui si rinvia la soluzione della “aggrava situazione debitoria” e la “crisi di liquidità”, che nel frattempo si scaricano oggettivamente sulle lavoratrici e i lavoratori.
Lavorare in una condizione di “sospensione” della regolare retribuzione è una proposta irricevibile per qualsiasi lavoratrice e qualsiasi lavoratore, come ha già sottolineato il sindacato.
E’ perché non si pensi di poter aggirare in maniera indolore questo punto inequivocabile che le redattrici e i lavoratori di Liberazione sono in sciopero e sollecitano di nuovo Prc, azienda e direzione ad assumersi pienamente le rispettive responsabilità e a mettersi nelle condizioni di indicare immediatamente i termini di garanzia della retribuzione del lavoro.
La redazione di Liberazione è riconvocata in assemblea sindacale alle 12 di mercoledì 4 agosto.
La risposta del direttore, Dino Greco
NO, COSÌ NON SI AIUTA IL GIORNALE E NON SI DIFENDONO NEPPURE I POSTI DI LAVORO
Che la situazione di Liberazione sia molto, molto difficile credo essere concetto ben chiaro nella testa dei nostri lettori, dei compagni e delle compagne ai quali stiamo chiedendo (e dai quali in parte già ottenendo) uno sforzo straordinario, principalmente attraverso la diffusione del giornale e la sottoscrizione di nuovi abbonamenti per colmare il deficit previsto per il 2010, così da potere continuare le pubblicazioni.
Di questo stato di cose e delle molteplici ragioni che l’hanno originato abbiamo fornito ampie e dettagliate spiegazioni sulle colonne di questo giornale. Come pure abbiamo dato conto del formidabile processo di risanamento finanziario messo in atto negli ultimi diciotto mesi, reso possibile dall’attivazione dei contratti di solidarietà e da una drastica (e non indolore) riduzione di tutte le voci di spesa. Come è noto – ma sembra sia necessario ribadirlo – il debito di esercizio per l’anno in corso è stimato dalla società editrice in circa 300mila euro: un risultato che ha del miracoloso e che invece – leggo – il Cdr interpreta, incomprensibilmente, come “un nuovo pesante passivo” creatosi nell’esercizio corrente(!). Una performance che, tuttavia, non basta a mettere in sicurezza il giornale perché anche una cifra di così modesta entità non è ripianabile dal partito-editore. Di qui la campagna che abbiamo promosso per raggiungere, entro la fine dell’anno, il pareggio di bilancio. Un traguardo tuttaltro che irraggiungibile, se tutta la nostra comunità, se tutte le strutture di partito, se le federazioni e i circoli vi concorreranno con il necessario impegno.
Liquidare questa impresa collettiva – come fa in una propria nota il Cdr – come un agitarsi improvvisato e velleitario «per recuperare improbabili risorse economiche nel periodo estivo» o, peggio, attribuire proprio a queste iniziative, fortemente volute dalla direzione e sostenute dal partito, la responsabilità di mettere «inesorabilmente a rischio il prosieguo delle pubblicazioni» è tesi paradossale e del tutto incomprensibile, che nulla ha a che vedere con la legittima aspettativa dei dipendenti di vedere regolarmente retribuito il proprio lavoro.
Il fatto è che siamo in presenza di un problema assai serio di liquidità, comune a molte altre testate che come noi soffrono per l’incertezza dei finanziamenti pubblici destinati ai giornali di partito e di idee, messi continuamente e vigliaccamente in forse, almeno nella loro entità, dal governo. Tutto ciò genera una tensione con le banche che lesinano finanziamenti su crediti la cui esigibilità non ritengono garantita. Questo sta comportando un contraccolpo sulla regolare corresponsione delle retribuzioni che la MRC ha dichiarato di non potere erogare nelle scadenze temporali previste.
I fronti aperti, come si vede, sono due: uno interno, per guadagnare più lettori e portare a compimento l’obiettivo di un giornale che viva per forza propria e in virtù di una riconosciuta utilità da parte del proprio pubblico. L’altro – esterno – per difendere il pluralismo dell’informazione, cioè, un pezzo irrinunciabile della democrazia che perciò deve essere aiutato con l’impiego di risorse pubbliche, certe nella loro disponibilità ed erogate sulla base di criteri trasparenti e verificabili, come abbiamo sin qui inutilmente rivendicato.
Il sostegno a Liberazione, il riconoscimento della sua unicità nel panorama editoriale, gli attestati di solidarietà che ci pervengono da ogni parte e che quotidianamente pubblichiamo ci sono di incoraggiamento a proseguire con coraggio nella battaglia intrapresa, confortati dalla consapevolezza che cessare di esistere rappresenterebbe un danno serio non soltanto per chi in Liberazione lavora, ma per le idee che il giornale incarna e per le speranze, le lotte, le proposte a cui esso dà voce e visibilità.
In questa situazione servirebbe la massima con vergenza e unità di tutto il corpo redazionale, la disponoibilità – anche – a farsi carico di qualche sacrificio per superare una strettoria complicata, ma non invalicabile. La richiesta avanzata dal Cdr di sospendere le pubblicazioni di Liberazione nel mese di agosto è del tutto contraddittoria con la campagna in atto per rilanciare il giornale, con lo sforzo corale che è richiesto ai lettori e a tutto il partito per generare risorse e fidelizzazione. Nel quadro dato, lo sciopero rischia di retroagire negativamente su questa impresa e comprometterla, contribuendo a segare il ramo sul quale siamo seduti. Mi auguro fortemente che non si superi la soglia oltre la quale il danno sarebbe irreversibile.
Non di meno rinuncio a far giungere ancora più forte l’appello a quanti hanno a cuore Liberazione perché la sostengano con una dedizione e con un impegno quale forse mai si sono verificati nella storia di questo giornale.
Dall’inizio della campagna, alla fine di luglio, nel giro di pochi giorni, sono stati sottoscritti 179 nuovi abbonamenti. Qualcosa dunque, faticosamente, è cominciato a muoversi. Lo stesso vale per la sottoscrizione. Ma occorre spingersi molto oltre e a dare l’esempio sono chiamati in primo luogo quei dirigenti, a ogni livello, che ancora non hanno corrisposto a ciò che è lecito aspettarsi da loro.
Ho scritto ripetutamente che le Feste di Liberazione in corso di svolgimento devono rappresentare l’occasione di un rapporto di massa al quale non sia estraneo il tema del giornale. Portarlo ogni sera su ogni tavolo, proporne l’acquisto, fermarsi a parlare con i compagni e con gli occasionali interlocutori può aiutare moltissimo. Poi, a settembre, la campagna crescerà ancora, sviluppandosi attraverso iniziative editoriali ed eventi culturali e politici. Chiunque decida di promuoverne in proprio altri, tanti altri, compirà opera meritoria e probabilmente decisiva.
Dino Greco
