L’Npa lavora per una “rivolta popolare” sulle pensioni
Al villaggio vacanze di Carrats, i 1200 militanti del Nuovo partito anticapitalista (Npa) riuniti per la loro “università” estiva hanno il sorriso sulle labbra malgrado la batosta alle elezioni regionali (2,5% contro il 6,9% del Front de gauche). «L’anno è stato duro», riconosce infatti Rodolphe, un militante parigino di 27 anni. «Ci sono stati alcuni giorni di sciopero che non si sono però conclusi con un movimento forte contrariamente al 1995 e al 2003, e questo si è fatto sentire». Degli anticapitalisti senza un movimento sociale «sonno come un pesce fuori dall’acqua» sostiene questo professore di un liceo professionale. «In realtà, durante la crisi, le persone vanno avanti a testa bassa e questo non è molto favorevole a grandi mobilitazioni, afferma un altro militante parigino, Patrick, 38 anni.
«Pensavamo che la crisi avrebbe aperto un’autostrada agli anticapitalisti ma le persone hanno soprattutto paura per la propria situazione e si concentrano sulle cose più immediate e possibili» analizza Pierre-François Grond, numero due del Npa. Attraversato da molti dibattiti (questione laicità e femminismo – dopo il caso della candidata con il velo, ndt. – alleanza con il Front de gauche, il ruolo all’interno dei sindacati, quello di Olivier Besancenot che non vuole essere più l’unico rappresentante), dopo un anno e mezzo di esistenza, il partito punta a rimettersi in salute. Grazie innanzitutto alla ripresa sociale «molto ricca e piena di possibilità per un’organizzazione come l’Npa» dice Margarita Alauzet, membro del comitato politico nazionale.
L’obiettivo è di “surfare” sulla mobilitazione contro la riforma delle pensioni del 7 settembre. E se da un lato si chiude la porta a qualsiasi alleanza elettorale che includa da vicino o da lontano un Front de gauche «compromesso» con il PS, allo stesso stesso tempo l’Npa allarga le relazioni sul fronte del movimento sociale.
Venerdì sera, il tradizionale discorso di chiusura di Olivier Besancenot, è stato sostituito da un meeting unitario per il ritiro del progetto di legge sulle pensioni, con la presenza di rappresentanti dei Verdi, del Pg di Jean-Luc Melenchon, del Partito comunista, di diversi sindacati e Attac. Unici assenti: Cgt e Partito socialista.
«L’idea è di ricordare che sarebbe bene che le università estive a sinistra non si occupassero solo del 2012 (anno delle prossime presidenziali, ndt.), spiega Olivier Besancenot. «Le elezioni del 2012 non avranno le stesse caratteristiche se Sarkozy riesce a far passare la sua riforma o se invece il movimento sociale e operaio riesce a fermarla». Durante il meeting, il portavoce Npa ha invitato a «colpire insieme sulle pensioni». «La rivolta popolare è il solo antidoto alla crisi economica» ha aggiunto, valutando che «la crisi sociale si può trasformare in crisi politica e poi in crisi di regime». «La sfida dell’autunno è di battere il governo sulle pensioni, con l’unità d’azione più ampia possibile» aggiunge François Sabado, già membro dell’ufficio politico della Lcr per trent’anni. «Se perde, questo cambierà molte cose perché sarebbe la nostra prima vittoria dopo molto tempo. E noi proveremo a fare di tutto per accelerare la crisi sociale e politica. Avere Woerth come ministro per gestire le pensioni è un vero problema per il governo» (Woerth è il ministro del lavoro accusato di aver ricevuto soldi dalla ricca ereditiera Bettencourt per finanziare la campagna elettorale di Sarkozy, ndt.).
Anche Patrick, sindacalista Cgt nella funzione pubblica del comune di Parigi, ne è convinto: «La priorità è di infliggere una sconfitta sociale a Sarkozy e di restituire morale alla gente perché se siamo solo in attesa delle presidenziali del 2012 ci arriviamo morti».
Malgrado gli insuccessi alle europee e alle regionali, l’effetto Besancenot continua a funzionare per le presidenziali, secondo un sondaggio Tns-Sofres-Logica pubblicato il 26 agosto dal Le Nouvel Obs. Se accantona i suoi dubbi e si presenta per la terza volta, il postino otterebbe il 7% dei voti (con Martine Aubry candidata socialista) o il 9% (se i socialisti candidano Strauss-Kahn). «E’ piuttosto il Pcf che ha un problema con le presidenziali: o si allinea dietro Jeac-Luc Melenchon o dietro Martine Aubry oppure, ancora, presenta il proprio candidato che farà lo stesso risultato di Marie-George Buffet (1,9% alle ultime presidenziali, ndt.)» valuta Sabado in risposta all’attacco del nuovo segretario del Pcf, Pierre Laurent, secondo cui le scelte politiche del Npa «hanno portato quest’ultimo a un’impasse».
Tra i militanti, assorti dalla riflessione sul “socialismo del XXI secolo”, filo rosso delle conferenze, la questione delle elezioni sembra ormai accessoria. «Sono molto più attenta alla diffusione delle nostre idee che ai risultati elettorali» dice Gisèle, 41 anni, che proviene dal mondo altermondialista. «Non è il nostro terreno, avere degli eletti non è un obiettivo in sé», aggiunge Rodolphe.
Le questioni interne (un portavoce collettivo al fianco di Besancenot, i «criteri di rappresentatività dei candidati Npa», cioè la questione del velo, etc.) sono stati rimandati al congresso di novembre. «La direzione che uscirà dal congresso eleggerà al suo interno dei portavoce» scandisce Besancenot che vede in un portavoce collettivo «un modo precisare meglio quello che noi siamo veramente» cioè un partito che lotta contro la personalizzazione del potere.
«C’è una realtà politica e sociale che va largamente al di là di quella che fu la Lcr» dice soddisfatto Sabado analizzando la composizione del Npa. All’interno del comitato politico nazionale, Margareta Alauzet, membro della commissione Quartieri popolari, iscrittasi con la nascita del partito assicura di non riuscire a capire «chi proviene dalla Lcr e chi no».
Sui 9000 aderenti registrati alla fondazione 7-7500 sono ancora presenti. Una cifra che è rimasta tale nell’ultimo anno, secondo Pierre-François Grond. «Tutto quello che è venuto dal movimento altermondialista, o anarchico o altro, ci ha dato una boccata d’ossigeno» si felicita Sandrine, 31 anni, che militava nella Lcr dal 2003. «Ma questo rende la nostra direzione di marcia più difficile» sottolinea Solange, ex maestra di 58 anni, entrata nel Npa alla sua nascita dopo aver “flirtato” con la Lcr.
Molti hanno l’impressione di una precipitazione spesso non gestita. «Occorre riprendere da capo dei dibattiti difficili che non abbiamo avuto il tempo di approfondire perché ci siamo trovati troppo presto infilati in scadenze elettorali che non siamo riusciti a controllare» è il rammarico di Antoine, 30 anni, militante della Lcr dal 1995. Anche con alcuni scontri, come in Vaucluse, a proposito della candidatura alle regionali di una militante Npa che indossa il velo, fatto che ha provocato una separazione dei comitati locali.
«Ma, nonostante questo “caos creativo”, le speranze del Npa, probabilmente contraddittorie, persistono» sottolinea Jacques Fortin, militante di Avignone e già membro della Lcr. «Il nostro progetto, così come lo abbiamo impostato, è difficile ma è ancora in campo».
