Multisegnalazioni working class di Alberto Prunetti: “Uccidi Paul Breitner” e “Mutualismo”
A proposito di calcio: anche per non incensare nostalgicamente il “vecchio calcio di un tempo”, che l’età dell’oro non è mai esistita, impossibile non leggere in questi giorni Uccidi Paul Breitner di Luca Pisapia (Roma, Alegre, 2018, pp. 288, euro 16). Tra i libri sul calcio più belli che ho letto citerei Pensare coi piedi di Osvaldo Soriano, Splendori e miserie del gioco del calcio di Eduardo Galeano e Calcio di John Foot. Quello di Pisapia è diverso da ognuno di questi tre libri. Ha qualcosa di ognuno di questi (è un saggio, un atto d’amore e una scrittura narrativa) ma impasta la scrittura in una forma magmatica che incorpora una fiction di mondi calcistici alternativi. La scrittura poi si avvolge in una strana torsione elicoidale, in cui ogni paragrafo rimanda a uno stile o a un autore diverso. Davvero magistrale lo stile di Pisapia, diverso dal suo lavoro giornalistico per il Fatto Quotidiano o il manifesto, più letterario che tecnico, con una potenza rarissima, capace di calchi e di invenzioni notevoli. Le pagine sul calcio inglese sono magistrali. Batterei le mani a Pisapia più che a Cristiano Ronaldo.
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Cannavò cerca di indicare il nord a una sinistra che ha perso la bussola. E il nord magnetico è il mutualismo, la solidarietà tra sfruttati, la divisione tra sfruttati e sfruttatori. Banalità di base che certa sinistra sembra aver dimenticato. L’autore si infila con ottimo orientamento in un sentiero che parte dall’associazionismo operaio del XIX secolo e conduce alle forme contemporanee di solidarietà: le fabbriche occupate, i beni comuni gestiti dalle associazioni, le forme di federalismo autogestito del Chiapas o del Rojava. Il futuro è tutto da inventare: ma senza solidarietà tra sfruttati, non c’è sinistra. Senza inimicizia contro i potenti e gli sfruttatori, non c’è coscienza. Da qui non si scappa. O stai con gli sfruttati o stai con gli sfruttatori. Utile anche per scardinare le mosse di chi vorrebbe essere né di destra né di sinistra, di chi vuol stare con i padroni e i lavoratori, o di chi vorrebbe recintare la classe operaia dentro ai confini nazionali nel nome di un sovranismo che puzza di cadavere stantio.
