Pd e Cgil si accorgono di aver scippato il Tfr. Nel 2006
Prodi lo definì un «accordo che spiana la strada verso la concertazione» mentre il suo ministro dell’Economia, Padoa Schioppa, «un accordo storico». Soddisfatti i tre leader sindacali: «Una buona intesa, un accordo soddisfacente». Anche perché in questo modo «i lavoratori potranno scegliere liberamente». E’ il 19 ottobre del 2006 e si respira grande soddisfazione tra Governo, Confindustria e Sindacati dopo la sigla dell’accordo che sposta il cosiddetto Tfr inoptato, quello cioè che non viene dirottato alla previdenza complementare, sul Fondo Tesoseria dell’Inps. Sì, stiamo parlando della riforma che oggi l’opposizione e la Cgil rimproverano al governo Berlusconi e al ministro Tremonti – giustamente – ma che deve la sua nascita al secondo governo Prodi.
L’ex presidente del Consiglio, infatti, diceva che «quelli del tfr e della previdenza integrativa sono temi centrali per l’impianto della manovra e per le scelte di fondo della politica di governo mentre Padoa Schioppa non vedeva l’ora di poter disporre di un Fondo di alcuni miliardi di euro. L’accordo fu raggiunto dopo alcune tribolazioni. Il governo, infatti, voleva trasferire presso l’Inps tutto “l’inoptato”, circa 6 miliardi di euro, scatenando la protesta delle piccole e medie imprese che si sarebbero viste così sottrarre una enorme quantità finanziaria molto importante per il loro autofinanziamento. Solo dopo un lungo tira e molla, Confindustria, allora diretta da Luca di Montezemolo, ottenne l’esenzione per le imprese con meno di 50 dipendenti.
L’accordo fu siglato nell’ambito del lancio della previdenza complementare, già stabilito dal precedente governo ma che il governo Prodi decise di anticipare di sei mesi, al primo gennaio 2007. Una riforma che prevede l’investimento dei fondi del Tfr in appositi fondi di investimento previdenziali il cui andamento dal 2007 a oggi è stato poco più che disastroso. La burrasca finanziaria che ha colpito il mondo intero si è abbattuta come una mannaia sui risparmi dei lavoratori che oggi sono falcidiati e che dovranno attendere molto tempo ancora prima di poter essere rivalutati. A differenza dei fondi mantenuti nel Tfr, a disposizione delle imprese, che si sono rivalutati in misura del 2-3% annuo.
Oggi Tremonti approfitta di quella norma per incamerare circa 3 miliardi di fondi “inoptati” e utilizzarli per far quadrare i conti – quindi facendo debito, cosa sempre categoricamente esclusa finora. Uno scippo dei soldi dei lavoratori, a cui nessuno ha chiesto il parere, esattamente come accadde tre anni con il governo Prodi. Solo che allora a gestire la misura fu il Pd, sia pure non ancora nato, con il consenso esplicito di Cgil, Cisl e Uil.
