Spatuzza, il NoBday e quell’Italia che non ce la fa
Spatuzza dunque ha parlato in pubblico. La sua deposizione di stamattina nell’aula bunker del Tribunale di Torino è stata ascoltata “urbi et orbi” tanta era l’attesa creata sulle sue parole. Che sono state quelle già lette in numerosi articoli di giornale, quelle in cui si indicano nelle persone di Berlusconi e Dell’Utri i nuovi referenti politici della mafia siciliana. Eccole: «Graviano (il boss di Spatuzza, ndr) mi fece il nome di Berlusconi e mi disse che grazie a lui e al compaesano nostro ci eravamo messi il paese tra le mani. Graviano mi disse che avevamo ottenuto tutto quello e questo grazie alla serietà di quelle persone che avevano portato avanti questa storia, che non erano come quei quattro “crasti” socialisti che avevano preso i voti dell’88 e ’89 e poi ci avevano fatto la guerra».
Per quanto note, è chiaro che simili parole costituiscono una bomba per qualunque capo di Stato o di governo del mondo. Il solo fatto di essere tirato in ballo in fatti di mafia è un fattore di “criminalizzazione” che non può essere sottovalutato da nessuno.
E infatti a palazzo Chigi non hanno sottovalutato. La strategia della giornata, messa a punto da Berlusconi insieme ai suoi più fidati collaboratori, scritta dal braccio destro Bonaiuti e letta in tv dalla “mascotte” Capezzone, è una controffensiva: «Ci attaccano perché abbiamo attaccato la mafia più di chiunque altro». Spatuzza parla, dunque, su commissione dei capimafia e dei boss di Palermo per distruggere un governo, quello Berlusconi che, dice sempre il Presidente del Consiglio, è immune da qualsiasi critica o sospetto. In realtà si tratta di acqua fresca, nessuno crede alle parole di Bonaiuti, tanto meno a quelle di Capezzone. Ma è evidente che questo sarà il nuovo mantra della maggioranza il cui unico scopo sarà, d’ora in poi, quello di delegittimare il più possibile Spatuzza (ovviamente) e di esaltare le doti del capo del governo. Già all’ora di pranzo si notava come il Tg1 avesse impiegato quasi un minuto a descrivere tutti i reati di cui è macchiato il nuovo pentito, lo stesso tempo dedicato alla sua esplosiva deposizione.
Il mantra, però, sarà ripetuto semplicemente perché le accuse fanno male. Ancora non sappiamo l’effetto che avranno in giro per il mondo ma possiamo ricordare l’effetto che fece nel 1993 la chiamata in causa di Andreotti da parte del pentito Balduccio Di Maggio. D’ora in poi Berlusconi è un presidente azzoppato, ne è consapevole lui e soprattutto ne sono consapevoli gli alleati tra i quali, vedi Fini, si pensa soprattutto alla successione che alla gestione dell’esistente.
Ovviamente va detto che una condanna per il Presidente del Consiglio in carica non può basarsi sulle parole di un pentito e in assenza di riscontri certi. E’ una questione fondamentale in una giurisprudenza italiana che ha fatto delle parole di ex banditi, o ex terroristi, troppo spesso un elemento di verità assoluta. Ma resta il dato politico e questo sarà reso particolarmente forte dalla manifestazione che si terrà domani, 5 dicembre, a Roma, il NoBerlusconiDay.
La manifestazione “beneficierà” della deposizione di Spatuzza, dell’emotività che quelle parole sono destinate a generare e certamente sarà grande e massiccia. A nostro giudizio si tratta di una manifestazione importante, perché risveglia l’attenzione e la mobilitazione, rimette in circolo delle forze e costringe il più importante partito di opposizione, il Pd, a fare i conti con la piazza mentre invece, sul piano della tattica di palazzo, si spende in un tentativo di puntellamento morbido della maggioranza governativa (Letta che giustifica la difesa dal processo di Berlusconi, Bersani che non si espone, la spaccatura sul NoBDay, etc.).
Però, quella del 5 dicembre, a giudicare dalle forme, dai contenuti, dalla prospettiva rischia di essere una manifestazione senza seguito reale, senza capacità di incidenza se non individua un contenuto politico più essenziale del solo antiberlusconismo radicale.
Ieri, mentre Spatuzza parlava, il Censis pubblicava la sua indagine annuale dalla quale risulta che il 30% degli italiani e delle italiane non ce la fa ad arrivare a fine mese. E’ una questione antica ma aggravata dalla crisi economica dell’ultimo anno e mezzo e alla quale non sembrano finora arrivare risposte convincenti. Nel NoBDay questa tematica, ad oggi, non sembra particolarmente presente ma soprattutto non sembra presente la questione di unificare le lotte, le vertenze – vedi Eutelia, Alcoa, Videocon e mille altre ancora – le proteste diffuse: dagli insegnanti precari agli studenti, dai comitati territoriali ai migranti e così via.
Bene il NoBday, dunque, se servirà a convocare la manifestazione che ancora manca e soprattutto se metterà in agenda un punto qualificante: cacciare Berlusconi è un diritto e un dovere ma lo è ancora di più cacciare le sue politiche. Nell’antiberlusconismo fine a se stesso ci dimeniamo ormai da quindici anni e l’Italia è solo peggiorata. Occorre inventarsi qualcosa di nuovo.
