I cambiamenti climatici e l’Italia che sta scomparendo – Elisabetta Favale da “Linkiesta”
da Linkiesta
Moira Dal Sito è un collettivo nato da un laboratorio su cambiamenti climatici e scrittura collettiva, il nome è un omaggio allo scrittore Mario Soldati (è un anagramma), Wu Ming 1 conduce il progetto.
Quando qui sarà tornato il mare inizia proprio con Wu Ming 1 che ci introduce al tema partendo dal territorio che conosce bene, il basso ferrarese.
“Se non si invertirà la rotta al più presto, entro la fine di questo secolo le terre dove sono nato e cresciuto – tra Ferrara e il delta del Po – saranno invase dal mare”.
No, non è una visione catastrofista, è quello che dice la realtà! Nei prossimi ottant’anni si prevede che il Mediterraneo si innalzerà di circa un metro e noi che viviamo in Veneto e applaudiamo ai recenti risultati del Mose che alla buon’ora è riuscito a tenere più o meno asciutta Venezia … dovremo guardare in faccia la realtà ed essere consapevoli che la laguna rischia di diventare uno stagno.
Wu Ming 1, come dicevo, si concentra sull’analisi del territorio ferrarese che è per il quarantaquattro per cento sotto il livello del mare, racconta delle trivellazioni per l’estrazione del metano del 1938 che sono state le prime responsabili dell’abbassamento del suolo.
“Se ne parla troppo poco è un grazioso eufemismo. Al momento non ne parla quasi nessuno, né a Ferrara e dintorni, né altrove. Chi solleva il problema – scienziato o attivista che sia – è vox clamantis in deserto”.
Ma che ruolo ha oggi la letteratura rispetto ai cambiamenti climatici?
Wu Ming 1 cita “La grande cecità” di Amitav Gosh (Neri Pozza 2016) e rende perfettamente l’idea di quale sia la tendenza, in parole povere: gli scrittori e le scrittrici rimangono estremamente reticenti a raccontare storie dove le catastrofi evidenti del cambiamento climatico rischiano di sembrare meno plausibili di qualunque altra fantasia distopica.
Cita, Wu Ming 1, anche il libro di Bruno Arpaia, Qualcosa, là fuori (Guanda 2016) come migliore esempio di “cli-fi” italiano.
Che effetto fa pensare, dati alla mano, che i “mondi sommersi” di certa letteratura potrebbero diventare qualcosa di reale? Spaventa.
Chiudete gli occhi per un momento, visualizzate le pianure intorno a Ferrara, quelle che Guido Piovene definì “ bellezza narcotica di una pianura totale” ed Emilio Sereni “mari di terra”, questo pezzo di Italia meravigliosa è a rischio spopolamento, le case rurali abbandonate sono numerose, punteggiano il territorio come presenze spettrali eppure un tempo vivevano di vita propria, avevano un nome quei poderi: Le Macchie, La Rotta, Macallè, Buco del Gatto…
“Una fantasmagonia di toponimi, personaggi immaginati, frammenti di storie. […] Se dovessi individuare un iconema, un’immagine caratteristica di questo nuovo mondo basso ferrarese, direi certamente la palafitta. […] Il paesaggio, qui, non è mai sullo sfondo, è sempre in primo piano, popolato da voci e presenze. In qualunque punto ci si trovi, si è sempre a un passo dall’onirico, dal sovrannaturale, dal metafisico”.
Ci sono Argenta, le valli di Comacchio, Ostellato:
“All’età di settantacinque anni io, Lorenzo Costa, mi accingo a lasciare per sempre la terra in cui sono nato. Sono proprietario di cinque case nel comune di Ostellato […] l’avanzare delle acque si sta mangiando ogni giorno metri del nostro territorio.”
Diviso in cinque atti: Finalis rerum, La brama del mare aperto, Mal’acqua, Chloe, Il futuro del passato e Ultimo atto. Racconti suggestivi, seri, stimolanti, capaci di smuovere dal torpore in cui finiamo tutti, sempre troppo presi da altre faccende e mai davvero preoccupati del futuro del passato e neppure del futuro del presente.
Quando qui sarà tornato il mare è un libro che ci mostra il nostro paese nella sua fragilità, è un megafono che può far arrivare lontano la voce sempre più flebile dello “spirito della terra”.
Molto bello, toccante.
