Mario Cedrini sull’Indice dei libri
I Mondiali di Kempes e Videla
Di Mario Cedrini (da L’indice dei libri del mese Febbraio 2012)
Le colpe della dittatura argentina e delle democrazie occidentali
Pablo Llonto, I mondiali della vergogna. I campionati di Argentina ’78 e la dittatura. 224 pp., € 15, Edizioni Alegre, Roma, 2010 (ed. orig. 2005, trad. dallo spagnolo di Rossella Lauritano). Prefazione di Giuseppe Narducci
Una traduzione meno stentata aiuterebbe certo la diffusione del libro di Pablo Llonto sugli ormai lontani mondiali di calcio argentini del 1978. E sarebbe davvero necessario diffonderlo il più possibile, poiché si tratta di uno splendido studio di come le dittature siano in grado di utilizzare i fenomeni mediaticamente più rilevanti a proprio uso e vantaggio, nonché, soprattutto, di come le cosiddette potenze democratiche, per interesse o semplicemente per desiderio di quieto vivere, siano disposte a chiudere gli occhi anche di fronte alle più barbare espressioni di terrore politico.
Lo ricorda nella durissima introduzione – ricca di particolari sulle false espressioni di dissenso dei vari Carrascosa (capitano dell’Argentina fino ai mondiali incriminati) e Cruijff (la stella che non prese parte ai mondiali, ma per timore di un possibile sequestro di persona), nonché sull’ipocrisia dei calciatori, e tra questi i nostri, che presero parte alla partita celebrativa del ’79 e al Mundialito uruguagio dell’80 – Giuseppe Narducci, il magistrato degli scandali del pallone, uno dei pochi a prendere giustamente sul serio le accuse di Carlo Petrini, l’ex “pallonaro” di Nel fango del dio pallone – Kaos edizioni, 2010 (nuova edizione dell’ormai classica autobiografia di un protagonista del calcioscommesse dell’80 e del calcio dopato dei Settanta). Il libro di Llonto racconta di una gigantesca omissione, un terribile rimosso: i Mondiali del ’78 sono stati “il primo simbolo di approvazione massiccia della dittatura”, e la macchina di morte di Videla è stata (sorprendentemente, verrebbe da dire, leggendo della strana concatenazione di eventi che ha portato il regime militare ad appropriarsi del mondiale) particolarmente efficace nell’opera di sfruttamento della massima competizione calcistica planetaria. Ma quasi tutti preferiscono dimenticare, i protagonisti si smarcano anche meglio di quanto fecero sui campi di calcio di quel buio inverno.
E vengono in mente le fotografie presentate da Gustavo Germano nella mostra “Ausencias” (ospitata anche dal Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e delle Libertà, a Torino, nell’estate del 2008), fotografie che ricalcano a trent’anni di distanza quelle delle famiglie dei desaparecidos, ritraendole negli stessi atteggiamenti ma rimarcando l’assenza di chi ha sperimentato le prigioni o i voli della morte. I mondiali del ’78 furono giocati in mezzo ai massacri, senza però tener conto di quelle assenze, e la dittatura seppe avvalersi, come Llonto dimostra in una serie incalzante di analisi ben documentate e avvincenti, delle ambiguità della Fifa, dei silenzi delle squadre, del doping e dei trucchi, dell’appoggio più o meno esplicito dei poteri forti occidentali, dei tentennamenti di peronisti e oppositori, dell’asservimento della stampa e della radio.
Videla, Passarella e il pallone
Purtroppo, il carrozzone calcistico venne in soccorso del regime, premiando con l’Argentina anche quegli Argentini che, parola (tristemente attuale) della propaganda di Videla, “cercano una causa fondata sull’amore, sulla giustizia e sulla libertà. Una causa che, con la forza invincibile degli ideali più nobili, trionfi sulla violenza, gli estremismi e l’odio”.
Ben venga un libro che ci insegna a provare vergogna.
