Tunisian voices. Recensione da “L’indice dei libri del mese”
Tunisian voices…voci decise, memorie condivise
Di Paola Gandolfi
(Da L’indice dei libri del mese n. 4 2012)
Due libri che con parole semplici, dirette, appassionate raccontano della rivoluzione tunisina, procedendo per frammenti. Racconti, memorie, narrazioni che si propongono di ripercorrere alcuni momenti della rivoluzione attraverso chi c’era. Da un lato il punto di vista e il percorso a ritroso delle azioni, della militanza, della ricostruzione delle fonti di notizie e informazioni di una blogger tunisina, Leena Ben Mhenni, diventata poi uno dei simboli di quella assidua opera di controinformazione che ha agito tramite la rete, i blog, i social
network. Dall’altro, due giovani italiani, Francesca Russo e Simone Santi, che da alcuni anni vivono a Cartagine e che raccontano la rivoluzione a partire dal “semplice gesto quotidiano di accendere il computer nella propria casa”. Da un lato, quindi, una vera cyberattivista, che per essere tale “va sul campo”, rischia, fotografa, intervista, documenta e immediatamente dopo si collega a internet tramite una chiave usb o una qualsiasi altra connessione di fortuna e posta sul web tutto quanto ha visto, ascoltato, registrato, filmato perché chiunque sappia, oltre ogni censura, e perché ciò che lei ascolta e vede faccia “il giro del mondo” in
pochissimo tempo. Dall’altro lato, due giovani italiani con due bambini piccoli che lavorano e vivono in Tunisia e che, pur non scendendo fisicamente in piazza e nelle strade, testimoniano giorno per giorno quel che accade, cercano di capire, rimanendo ininterrottamente connessi per avere informazioni, per essere aggiornati e per cercare di trovare il modo di raccontare quanto accade a chi non è in Tunisia, a chi non sa quale sia la storia e la realtà della Tunisia, o a chi, come i loro figli, non ha strumenti per capire il susseguirsi improvviso di situazioni non ordinarie segnate dalle violenze, dalle incertezze, dalle paure. In entrambi
i casi, frammenti che procedono per accumulazione e per sottrazione sullo schermo di un computer, proprio come è successo a chiunque di noi (da ogni lato del mondo) abbia cercato di seguire la rivoluzione con chi viveva lo stesso evento da un altro punto di osservazione, da un’altra postazione (sua mamma e suo fratello che da casa tramite i cellulari descrivevano a Leena e suo padre quel che vedevano in diretta sullo schermo della televisione e quanto davvero l’Avenue Bourghiba straripasse di gente). Il racconto della giovane blogger
procede come nella realtà, quasi a fissare ogni singolo fotogramma: al flusso continuo di immagini e di parole segue all’improvviso un minuto di silenzio in memoria dei martiri della rivoluzione. Immediatamente dopo “la folla era unita, solidale. Non c’erano capi: tutti avevano lo stesso obiettivo”. La narrazione è veloce e incisiva e coincide con la capacità inedita di rompere, all’improvviso, un habitus.
Possono essere affiancati e considerati in qualche modo complementari, questi due piccoli libri. Leena Ben Mhenni ci spinge con impeto sin dentro agli eventi e fa ordine, a posteriori, in quanto ha sistematicamente raccontato nei mesi della rivoluzione.
Francesca Russo e Simone Santi ripercorrono i “trenta giorni” della rivoluzione cercando di metterli in una prospettiva che è quella di chi ha vissuto gli eventi da protagonista e prova a spiegarli nella loro cronologia e nel loro contesto storico.
Il tentativo è di ricomporre i frammenti, rimettere gli eventi e le informazioni in una sequenza che ne faciliti la lettura. Raccontano della “caduta del muro della paura vissuta quotidianamente” durante la dittatura di Ben
Ali, ma anche e “soprattutto della rottura di un modello”. Con prospettive diverse, entrambi i testi narrano come sia potuta avvenire questa inattesa cesura con il passato, come gli eventi attuali siano da comprendere dentro a un quadro più complesso di quello oggi visibile. Hanno dunque il merito di restituire un poco di karama (dignità) non solo ai giovani e agli altri protagonisti più diversi della rivoluzione, ma anche, indirettamente, a quei padri che hanno educato i loro figli al senso di giustizia e a quelle madri che oggi, pur nell’indigenza e nella disperazione indicibile della perdita di un figlio, ne vanno orgogliose.
Frammenti di voci decise, memorie condivise che continuano a circolare velocemente in rete ma che, ora, possono anche essere sfogliate lentamente tra le pagine di un libro ed essere accessibili anche a coloro
che per mille ragioni (età, scelta, passione, strumenti, abitudini) vogliano capire, a distanza di poco tempo e senza necessariamente ricorrere a uno schermo e a una connessione internet, quanto in gran parte si scrive e si documenta in tempo reale nel web e quanto questo modo di esprimersi, comunicare, informare sia stato parte integrante di un processo rivoluzionario.
gandolfipaula@gmail.com
