Razzismo e lotta di classe: la linea del colore con le lenti di Marx
Le proteste animate dal movimento Black Lives Matter in seguito alla morte di George Floyd evidenziano come il razzismo sia a tutt’oggi un elemento centrale per leggere la società capitalistica contemporanea e i suoi conflitti. Non a caso l’intersezione fra razza, genere e classe è da tempo al centro della riflessione politica, nell’ottica della produzione di un pensiero che sappia sfidare le logiche razziste, contestare il dominio del patriarcato e attaccare ogni sfruttamento.
Ma i toni che sta assumendo il dibattito in Italia, soprattutto in relazione alla legittimità di tenere in piedi la statua di Montanelli, ignorando e persino giustificando la sua visione razzista e sessista, segnalano che la strada da fare è ancora lunga. L’affaire Montanelli è infatti solo il sintomo di un problema più ampio, quello della rimozione costante da parte della società bianca italiana del suo passato coloniale e delle dinamiche legate alla linea del colore, che si esprime in una distorsione o meglio un rifiuto ad affrontare a viso aperto il tema del razzismo.
Persino all’interno dell’arcipelago della sinistra il razzismo viene spesso ridotto a fenomeno culturale, dimenticando le ricadute strutturali dello sfruttamento delle persone razzializzate. Ma come spiega a Andrea Ruben Pomella in Marx nei margini a proposito dalla Black Panther Huey P. Newton:
se non si ha chiaro che la prima condizione di oppressione da cui il marxismo di Newton e del Black Panther Party volevano liberarsi era il razzismo, come dispositivo di gerarchizzazione dei rapporti sociali, come pilastro strutturante il sistema di sfruttamento capitalistico, si rischia di guardare alle loro pratiche teoriche e politiche soltanto come a delle semplici varianti dell’ideologia marxista‑leninista occidentale. Come ha sostenuto lo stesso Newton: “Il Black Panther Party sin dal suo concepimento è stato pensato come partito antirazzista. Anche con la nostra retorica, abbiamo chiarito che stavamo lottando contro il razzismo, che il nostro obiettivo era di cambiare le cose per eliminare il razzismo che ci colpiva”.
Per compiere passi in avanti, come spiega il curatore della raccolta Miguel Mellino, è indispensabile dare spazio alle voci dei diretti e delle dirette interessate, alle loro narrazioni, alle loro pratiche e soprattutto al loro pensiero teorico e politico.
